Archive for novembre 2006

Contro la pena di morte
novembre 30, 2006

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a quattro zampe
novembre 30, 2006

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Proprio mentre meditavo di scrivere dei miei gatti, mi sono imbattuta fortuitamente in un articolo che parla di Gorge, una cagnetta newyrkese che appartiene allo scrittore Jonathan Safran Foer.
E’ già, è abbastanza strano pensare ad un cane che vive a New York, una delle metropoli ad alto tasso “umano”, dove gli umani però hanno via via lavorato e fatto opera di cesello su se stessi per lavarsi di dosso quel poco di animale che c’era in loro e diventare cittadini, professionisti, play boy o artisti: tutto, tranne che animali.vaso1.jpg

Molto più semplice è pensare a qualche gatto ben nutrito che scorazza per le campagne del centro italia; snobbando i topi, impazzendo per il cibo in scatola, anelando a qualche coccola, possibilmente acciambellato sul letto, sul divano oppure in qualche posto che non ti aspetteresti o vorresti mai.nivi1.jpg

Così sono i miei gatti.
Ne ho tanti ma quelli che ho tirato su personalmente, allattandoli con una siringa, quando avevano ancora gli occhi chiusi, sono Nivea e Grifù.
Non hanno il pelo lungo, non sono particolari, i loro occhi non sono azzurri e non fanno nessun tipo di acrobazia ma vederle crescere, vedere quelle loro zampette, rinforzarsi giorno dopo giorno, mi ha fatto sentire migliore… perché se erano vive e probabilmente felici, era anche merito mio.

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novembre 29, 2006

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La cena di ieri sera mi ha insegnato che:

A) per la stagione 2006-2007 ho chiuso con le cene della palestra.

B) se vorrò mangiare con qualcuno, provvederò ad invitarlo personalmente a casa mia oppure in un ristorante che non sia “ da Claudio”.

C) sto diventando intollerante a molti generi di persona che prima invece sopportavo con neppure troppo sacrificio.

Sarà l’età, sarà che sono nel pieno di una dieta che cominciava a dare i suoi frutti, sarà che andare nello stesso ristorante per la 30esima volta romperebbe le scatole a chiunque, ma ieri è stata davvero una serataccia.
Oggi poi, mi sento tutta gonfia, un pallone aerostatico, una cicciona.
E lo so benissimo che non basta una cena, per quanto lauta, a far ingrassare qualcuno di colpo, tanto più che mi ero fatta, nel pomeriggio 25 minuti di step facendo fuori 332 calorie, altri 25 minuti di tapis roulant, volatilizzando 220 calorie, per un dispendio totale di 552 calorie, più una mezz’oretta di pesi e addominali.
Ma non c’entra nulla, mi è capitato di lasciarmi andare a bagordi incredibili, senza provare il minimo rimorso, magari svegliandomi la mattina dopo leggera, riposata, ancora divertita.
Quindi diciamocelo, il piatto più pesante da digerire è stata la compagnia.
Ora, devo essere sincera e ammettere che non sono andata a cena con stupratori e assassini e neppure con gente stupida (non eccessivamente almeno, in alcuni casi affatto).
Il problema forse sono io.
Mi va sempre più di stare sola. Preferisco la compagnia di pochissime persone, ambienti intimi, poco rumore, chiacchiere serene, ritmi poco concitati.
Non perché io sia chissà che personcina raffinata ma forse perché non sono in grado di gestire situazioni che esulino da questi contesti.
Una volta mi entusiasmava di più mettermi alla prova, adesso non mi va.
Ogni tanto mi sembra di essere tornata ai tempi delle scuole medie, quando sentivo su di me il paralizzante peso del giudizio altrui. Oggi ho maturato strumenti efficaci per difendermi ma la mia natura mi impone di chiedermi: “perché mai dovrei difendermi? Perché la mia vita dovrebbe trasformarsi in una lotta, tanto da assuefarmi, come succede a tutti, e perdere di vista ciò che succede giorno dopo giorno?”
E così comincio a chiudermi nel mio guscio, evito di espormi per non dover mentire al mondo e, per difesa, essere diversa da quella che sono.
Adesso pongo fine a questa cervellotica e drammatica dissertazione su di una serata banalmente noiosa e vado a fare quello che devo fare (lo spiego qua).
Nel frattempo me lo dico da sola: smettila di prenderti così sul serio!

Intervista
novembre 28, 2006

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Come stai?
Come sto? Così così, con la voglia di fare mille cose e quella di starmene buona in un angolino, allo stesso tempo.
Si ma, tutto quello che succede, che effetto ha su di te?
Non lo so, dormo meno, sento piccoli dolori, provo paura.
Paura di cosa?
Di morire, di stare male e dover andare in ospedale, restare sola, far preoccupare tutti e leggere la preoccupazione nei loro occhi.
Perché hai questa paura?
Non lo so, forse perché vedo che capita a tutti prima o poi o forse a causa di quello che è successo a papà
Ci pensi ancora spesso?
Ogni giorno
Ti fa piangere ancora?
Ogni giorno.
Quali sono invece le cose che ti rendono felice adesso?
Mah, al momento l’idea di andare a Venezia per capodanno; mi renderebbe “felice” o quasi, andare a fare un po’ di shopping. Persino scrivere su questo blog, mi sembra una cosa buona.
Qual è il momento della giornata che ti piace di più?
Forse la mattina a colazione: mangio dolci
E quello che ti piace di meno?
Di notte, quando mi sveglio ed ho paura.
Che sogni hai?
Mi piacerebbe riuscire a sfruttare i miei talenti e dare il massimo di quello che posso dare.
Quali pensi siano i tuoi talenti?
La sensibilità, l’intelligenza nel percepire il carattere degli altri, il modo in cui pensano, il modo in cui agiscono, il perché dei loro pensieri e delle loro azioni.
Qual’è il tuo ricordo più bello?
Aspetta, ci devo pensare un po’… Ho bellissimi ricordi del periodo in cui ho conosciuto Marco; la mia prima vacanza a Parigi con Debora; le giornate passate al foro italico, ad assistere agli internazionali di tennis con la famiglia e gli amici.
Le persone a cui tieni di più?
Mia madre e Marco
Il tuo primo pensiero stamattina?
Quello che mi ha fatto dormire male tutta la notte: “come starà mio zio?”
Il tuo rimpianto più grande?
Boh, mi sembra di averne mille di rimpianti, forse quello di non aver dimostrato a mio padre di essere una persona in gamba.
E il tuo più grande successo?

Credo di non averne ancora ottenuto nessuno di fondamentale.
Ci sarà qualcosa che ti rende fiera di te stessa
Uhm… così mi metti in difficoltà, non sono fiera di me stessa.
Chi credi ti voglia davvero bene al mondo?
A me? Sicuramente il mio cane Marian, se non l’avessi portata dal veterinario sarebbe morta e poi sono andata a trovarla ogni giorno dopo l’intervento che ha subito…
Poi credo proprio mia madre. Per quanto riguarda Marco, non lo so ancora. Ogni tanto ci credo di più, ogni tanto di meno.
Il tuo miglior amico?
Il tapis roulant della palestra. No scherzo. E’ sempre stata Debora, le sono affezionata da una vita, con lei ho cominciato a vedere beautiful e ancora è uno dei nostri argomenti di conversazione preferiti.
Cosa ti piace?
Il sole, pensare, scrivere, i miei gatti e i cani, mangiare, camminare, andare in palestra, dipingere, comprare cose e vestiti, leggere, vedere film, andare in giro, vedere belle città, scoprire nuove cose e mi piace Marco, quando non è nervoso e non comincia a dare a me la colpa di tutti i mali del mondo.
In cosa credi?
Nel tempo
In cosa non credi?
In tante cose, ultimamente sono scettica su questo
Cosa significa?
Significa che se si crede nei propri obbiettivi, e se i propri obbiettivi sono abbastanza concreti, con tenacia e dedizione, si riesce a realizzarli.
Pensi che non sia vero?
Sono scettica ma mi piacerebbe crederci.
Come la finiamo questa intervista?
Mah, finiamola e basta, che devo preparare il pranzo!


novembre 27, 2006

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Splendido lunedì mattina.
Sento la forza di tutto il mondo che mi “frizza” sulla punta delle dita.
Una di quelle giornate che prendi con un bel sorriso e ti senti più bionda e più riccia del solito.
Ho già letto tutto il libro che mi hanno dato al corso, perché mi sono svegliata molto presto.
Ma il pensiero positivo era già maturato nella notte, quando girandomi da un lato, avevo detto a me stessa: “però, sto dormendo proprio bene” Non so cosa ho sognato, qualcosa di tranquillo comunque. Non un sogno bellissimo, di quelli che ti fanno pentire di esserti svegliata, né brutto, che finisci per portarti dietro fino alla notte successiva.
E poi che bello mettersi seduti piano piano, fermarsi un attimo, con la testa china da una parte, poi mettere le braccia in su e stiracchiarsi fino al soffitto e ancora più su, fino ad un punto infinito che indica la distanza tra te e tutti i tuoi desideri e sentire infine, di averne

toccato qualcuno .

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novembre 26, 2006

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Sto facendo un rapido excursus visivo sulle pagine dei giornali: Il Canada apre l’ockey ai gay, Boldi e De Sica si scontrano ai botteghini a Natale, nuove rivelazioni sul caso Mitrokhin, Deaglio e i brogli e a “la Repubblica” continua lo sciopero delle firme (descrivo qui la mia visita al quotidiano “la repubblica”).

Io torno da una due giorni piuttosto dura.
La serata di ieri sarebbe dovuta essere nient’altro che una bella passeggiata ed una gustosa cena nel cuore di Roma ed invece si è trasformata in una estenuante caccia al parcheggio e chi ha cenato con me non ha nascosto di non aver gradito più di tanto il ristorante che avevo scelto, né la zona in cui era… un vero insuccesso quindi.
Invece a me Roma piace ogni volta e ogni volta di più. Ora poi siamo nel periodo natalizio e le lucine degli addobbi finiscono per rendere la città ancora più magica.
Mi piace poi, la vita che brulica nelle sue strade piccole e difficili da camminare, fatte più per i cavalli e le carrozze che non per le scarpe di una signora.
Le chiese e le cupole, i ponti, lo scintillio placido del tevere, l’aria mite. Cos’è questo se non amore?


novembre 22, 2006

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Ho capito che giorno per giorno dobbiamo vivere per prepararci a lasciare tutto.
Lasceremo tutto a qualcuno che raccoglierà le nostre carte, che metterà in ordine i nostri pensieri, che ritroverà i nostri calzini in un cassetto e che un giorno guarderà le nostre foto e magari piangerà un po’.
Dobbiamo vivere per lasciare un’eredità, che non sarà di cose grandi, o almeno non solo, ma sarà di monetine finite in una tasca, di borse lise, di jeans abbandonati nell’armadio e di scarpe consumate.
Figuriamoci, sono stata capace di lasciare per mesi e mesi un mucchiettino di terra rossa in bagno, vicino alle scarpe di mio padre, eppure arrivavo ogni volta con la scopa perché credevo fosse ora di buttare tutto via e invece poi mi mettevo a guardarla, mi avvicinavo e ne raccoglievo un granellino con la punta del dito e mi dicevo “no, oggi no”, prendevo la scopa e me ne andavo.
Oggi quelle scarpe non sono più lì, sono altrove ma lì ci sono state per talmente tanto tempo che ce le vedo ancora.
Qualcuno vedrà le mie cose in giro anche quando non ci sarò più, magari penserà a me ogni volta che vedrà un capello biondo volare qua e là o una ragazza con una felpa simile alle mie.
Forse non è opportuno e “felice” pensare così tanto alla morte e all’abbandono ma in alcune circostanze si assume familiarità con certi pensieri, una familiarità che la maggior parte delle persone, per fortuna, non può comprendere.
I so soltanto che da un certo giorno in poi, l’estate è cambiata ed è cambiato l’inverno e l’autunno con le primavere ed ogni ricordo che mi riporti indietro, oggi lo vedo con occhi diversi, come attraverso lenti truccate.
Non è una malattia dalla quale si guarisce, la tristezza non ti ammala, ti prende con se e ti abbraccia.
Lei non avrebbe voluto farti del male, ha dovuto e deve ancora ma nel suo piccolo, riesce persino a farti compagnia, ti accudisce e per quel che può, ti salva da qualcos’altro che neppure tu sai.
In ogni caso, l’insegnamento è prezioso: lasciare qualcosa di buono, che faccia scorrere lacrime di orgoglio, come è capitato a me.
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novembre 22, 2006

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Ho avuto il telefono isolato per tutta la mattina, perché qui non solo non c’è l’ADSL ma quando piove mi va pure giù la linea.
Ho fatto decine di reclami alla telecom, ogni volta poi mi mandano il messaggino sul cellulare “abbiamo provveduto a ristabilire…bla bla bla” e io me la bevo sempre, perché in effetti il telefono funziona, io riprendo a navigare e a telefonare e poi non ci penso più, almeno fino al temporale successivo.
In compenso e nonostante tutto, sono rilassata.
Oggi deve essere una giornata “si”. Eppure i contrattempi ci sono stati, le preoccupazioni non sono mancate e piuttosto che uscire ed andare in palestra adesso, preferirei fami azzannare da Brando.
Dai, vieni Brando, su, dai, dammi il muso.
Brando è un cane riconoscibilissimo, una specie di alano arlecchino ma un pochino più basso di un vero alano e sicuramente più grasso.
Un giorno ha avuto un attacco epilettico causato da un’indigestione di cioccolata. L’ho scoperto solo dopo che la cioccolata è come arsenico per i cani.
E’ comparso una mattina di tre anni fa. Stava seduto davanti al cancello e aspettava qualcosa.
Ci siamo guardati e studiati a lungo, io allora non avevo ancora paura dei cani, così decisi di avvicinarmi.
Lo ammetto, fu amore subito. Non era solo bello, era anche dolcissimo, affamato di coccole almeno quanto di pappa.
Superò il cancello, poi la porta, insomma, ora dorme sul divano e guai a chi prova a cacciarlo.
Non credo si ricordi di essere stato accolto, mi sembra che al contrario, creda di avere ogni diritto sulla casa e su di noi… ma va bene così.

 


novembre 21, 2006

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Questo cielo non mi è amico
è denso
pesante, troppo.
Sembra che voglia precipitarmi addosso
con le nuvole, le stelle, i desideri del mondo.
E con te

che ti nascondi nei tramonti dorati
tra quelle nuvole rosse che guardavi un tempo.
Ti vedo ancora, con le braccia conserte ed il sole in faccia.
Poi ti voltavi
e con un sorriso dicevi tutto.
Dicevi grazie, a questo mondo crudele
che tra fango e pioggia
c’è anche
a volte
un po’ di luce da bere con gli occhi.


novembre 20, 2006

 

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Mentre continuo la mia lotta contro un raffreddore incipiente, che assolutamente non deve arrivare e col quale sto cercando di stipulare un patto per cui, va bene, che mi venga pure ma da domenica prossima in poi, visto che venerdì e sabato sono impegnata al corso.

Anzi, ho saputo che venerdì mattina faremo un giro nella sede de “la Repubblica”, per cui io devo stare bene.
Nel frattempo, siccome si avvicina l’ora di pranzo e casa mia è affollata come una portaerei, mi lascio andare all’immaginazione, ispirata non so neppure io da cosa.
Sogno una cucina tutta mia, dove sminuzzare verdurine al suono de “la primavera” di Vivaldi. I gatti accoccolati sul divano, un caminetto che arde contro il freddo ed in testa pensieri buoni, come gli odori che ho tra le mani.