C’era una volta

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Sono affascinata dai ricordi, da tutte quelle sensazioni che rimangono ed assomigliano ad un retrogusto intenso, più che ad un sapore.
Si perdono le immagini, ma resta un riflesso, un miraggio sottile.

Ogni tanto vedo il miraggio di mia nonna, che si chiamava come me.
La vedo seduta alla sua sedia, sempre la stessa; la vedo mangiare al suo posto a tavola, sempre lo stesso; la vedo alzarsi lenta dal letto e rimettersi a posto i capelli dietro la nuca, con la sua pettinatura, sempre la stessa.
Non usciva mai di casa; diceva di stare male, troppo male.
Si preoccupava moltissimo di qualunque cosa, soprattutto che mancasse da mangiare, si preoccupava che il pranzo o la cena  fossero pronti per tempo, che nessuno saltasse un pasto.

Era un donnone alto più di un metro e settanta.
Nata nel mille e novecento, oggi avrebbe 107 anni, ma si fermò a 92 ed in quella occasione non soffrì che per un secondo o due.

Non andavo d’accordo con lei perché mi opprimeva. Lei lo sapeva, ma non poteva farci niente. Del resto neppure io potevo.
Soprattutto allora, non riuscivo a capire il suo dramma, la sua sofferenza profondissima.
Era stata ricoverata infinite volte per “esaurimento nervoso”.
Oggi la chiamerebbero depressione forse.
La sottoposero persino ad elettroshock. Penso a lei quando leggo Janet Frame, quando vedo “un angelo alla mia tavola”.
Poi le prescrissero la narcoterapia o cura del sonno ed in seguito sembrò stare meglio.
Di sicuro andò meglio dopo il matrimonio di mio padre.
Arrivò mamma e la gestione della casa passò nelle sue mani giovanissime.
Mia nonna si affrancò la preoccupazione di preparare il pranzo delle 13.00 fin dalle 7.00 del mattino, non si disperò più perché non mancasse il pane o la frutta; lei assunse il ruolo di supervisore.
Venne al mare con noi per qualche anno d’estate, ma poi ci rinunciammo tutti.
Mio nonno la amava moltissimo nonostante tutto ed io impazzivo per loro due insieme.
Erano una strana coppia.
Lui piccolino e un po’ curvo, lei alta ed imponente; lei cattolicissima, lui comunista ed ateo, lei persa nei suoi pensieri e nelle sue preoccupazioni, lui pragmatico, pratico, con una precisione impressionante.
Le portava fiori profumati il giorno della festa della donna e la seguiva con lo sguardo, ma senza farsi notare.
Prima di mio padre ci furono tre aborti.
Mia nonna, con tutta probabilità, soffrì le pene dell’inferno. Oggi però, ne sono certa, lei è da qualche parte in Paradiso.
Non credo sarebbe felice di questa pagina che le ho dedicato, lei che era piena di riserbo e che a stento si affacciava alla finestra.
Ma io ho un debole per le persone sopraffatte dalle proprie fragilità ed oggi la ammiro molto più di quanto potessi un tempo.
Oggi vedo in lei una grande forza artistica, una spinta interiore contraria all’arretratezza dei suoi tempi, un temperamento romantico intrappolato in un contesto di povertà e di sofferenza diffusa, tra le fratture lasciate dalla guerra e quelle intime, procurate dalle sconfitte personali. E oggi penso a quell’abisso dal quale lei vedeva affiorare il suo dolore, penso a quell’abisso come ad un pozzo pieno di meraviglie che non era in grado di riconoscere.

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15 Risposte

  1. Crescendo, perdi tanti ricordi della tua infanzia, eppure, alcuni restano indelebili. Sono quelli che, nel bene o nel male, segneranno la tua vita. Ti spingeranno a credere in qualcosa, ti faranno inseguire un sogno. Per quanto la vita potrà farti sentire solo un povero illuso, loro continueranno a seguirti …
    I tuoi ricordi … i tuoi sogni.

  2. Io di alcuni ricordi sono troppo gelosa…
    Li custodisco…li rinfresco….sempre vivi…
    insieme a me

  3. Ero indeciso per il post da scrivere stasera. Aderire alle catene o pubblicare il testo di una delle mie canzoni più controverse?
    Come sempre, nelle decisioni mi affido spesso alla sorte, ed è venuta la canzone, una canzone che affronta il tuo stesso tema, in una maniera che può risultare parecchio indigesta. E forse è proprio per quello che le sono particolarmente affezionato

  4. Bellissimo post…grazie per aver condiviso con noi questi momenti…a volte capiamo cose o vediamo cose nel nostro passato che non potevamo comprendere prima…

    Sono certa che lei e’ molto fiera di te:)

    Un bacione…

  5. Miky: certi ricordi, come certi sogni, non dovrebbero perdersi mai

    Devil: fai bene, ci vuole arte per tenere vivi i ricordi…

    Oscar: vengo a leggerti!

    Maria: grazie a te per aver letto 🙂

  6. Bel ritratto, bella introspezione postuma! 😉

    Io oggi non ne sarei capace, ma ho dei cassetti che odorano della tua stessa naftalina; forse un giorno andremo a vedere cosa c’è rimasto dentro… 😛

    Un abbraccio ninnanonna 🙂

  7. Favoloso questo articolo, quanto ti capisco…anche io perso la mia adorata nonna all’età di 92 anni. Quanto l’amavo e allo stesso tempo quanto mi ha faceva arrabbiare, era una donna favolosa.
    Molti suoi gesti me li ha erditati, come ad esempio il modo mangiare la minestra, o il non avere paura di scottarsi la lingua con il cibo bollente, io come lei ho la bocca di amianto!
    Ciao e stammi bene!

  8. Che dolcezza che traspare dale tue parole. tutte. persino “opprimeva” suona agrodolce perchè sa di stretta d’affetto nonostante tutto. E le nonne hanno il loro modo un po’ speciale di dimostrare quanto ci amano, sembra quasi che siano convinte che rimpilzarci di cibo e strapazzarci mentre ci abbracciano sia il solo modo per farci capire che ci adorano! 😉 Ma in fondo è bello così!
    Bacino.

  9. Albè: perchè dici che non ne saresti capace? Mi colpisce una cosa: questo post è davvero nato grazie all’odore di naftalina… come facevi a saperlo?!?
    era da tanto che non sentivo quell’odore, poi ho comprato una maglietta di emergency che non riesce a parderlo neppure dopo il secondo lavaggio…
    un abbraccio albertoilmago! 🙂

    Amnesiak: grazie! Quanto all’ereditarietà è inevitabile.
    Io vedo in me stessa molte più caratteristiche dei miei 4 nonni che quelle dei miei genitori…

    Des: si, con certi ricordi si finisce per essere dolci anche se si vorrebbe, come nel mio caso, scrivere in modo distaccato… ma come si fa? 🙂

  10. (in foto sei bellissima)

  11. Sembrava stessi descrivendo la mia bisnonna, mi hai fatto ricordare qualcosa che avevo quasi dimenticato, anche la mia non si affacciava alla finestra e cominciava a cucinare dalle sette di mattina e guai a dimenticarsi il pane..
    Baci, bellissimo post.

  12. sw4n: ciao blogstar! in foto molto meglio che dal vivo… 😦

    Chiara: A volte sembra anche a me di aver dimenticato invece, per fortuna, non è così 🙂

  13. Ma va va Bri’…. nu sta’ a fa’ la modesta!!! Mi aggrego a Sw4n…

    Un bascio tutto romano!! 🙂

  14. che bel post….e che bella età ha raggiunto tua nonna sarebbe bello arrivare a quell’età però lucidi…io i nonni li ho persi tutti giovani….!!!!

  15. Bidi: Da quanto tempo 😛 comunque grazie… anche se ho ragione io…

    Titty: si, sarebbe bello arrivarci lucidi e arzilli e poi andarsene in un soffio… magari!

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