Archive for maggio 2007

take-in
maggio 31, 2007

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Questo è il terzo giorno che passo a letto soffiandomi il naso.
Mi nutro di gelato e caramelle balsamiche.
Il termometro fa su e giù, così come il tempo che sbircio dalla finestra.
La mia postazione comprende un mac, una tv, due telefoni, un videoregistratore, un lettore dvd e uno stereo. Inutile che menzioni i libri sparsi sul pavimento, ci sono ma non li leggo.
Ogni tanto ricevo una telefonata alla quale rispondo con fatica trattenendo gli starnuti.
I gatti mi guardano allibiti, mia madre ride, Marco mi dice di prendere qualcosa… ma ho il raffreddore, mica la tubercolosi (oh, a proposito, non scherziamo…)
Domani avrei una cena, ma la vedo difficile.
L’anno scorso per la stessa cena misi degli shorts cortissimi; questa volta ci andrei col cappotto.
Sabato da Benigni. Starò meglio per sabato, no? Magari con l’autoipnosi.

Intanto penso e ripenso a un po’ di cose.
Non tutte gradevolissime per la verità. Non è detto che sia un male però.

I miei programmi per la giornata sono: riposo, pigro monitoraggio della temperatura, mangiucchiare di tanto in tanto roba che non mi ferisca la gola, gironzolare in rete e guardare annozero stasera su rai due.

Pasolini e Totò… La strana coppia
maggio 30, 2007

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La mia compagna di banco del liceo, quella alta, mora, col fisico da pin-up ha scritto un libro.
Com’è che diceva la Griffith in Una Donna in Carriera (Working Girl)? “Ho un cervello per gli affari ed un corpo per il peccato”. Emanuela mi perdonerà; è abituata alla mia ironia su di lei.

Si è laureata in lettere con una tesi che si intitola Totò Nel Cinema di Poesia di Pier Paolo Pasolini e con questa ha vinto il concorso internazionale “Victor Hugo” nella sezione “tesi di laurea”.
Pubblicata da Maremmi Editori ha recentemente presentato la sua opera e adesso io la giro al popolo attraverso la mia modesta cassa di risonanza.

A dire la verità non lo faccio tanto per amicizia, quanto perché il soggetto del libro mi affascina molto. Del resto credo si possa amare Pasolini ed al contempo Totò, compresa quella parte del suo curriculum meno nobile (se così si può dire); quella che emerge nei tanti film di poche pretese che anche oggi passano in tv a ciclo continuo.

Mi affascina il legame tra questi due uomini di carisma smisurato, presumibilmente legati da un lato oscuro che era evidente in Pasolini e solo intuibile nel “principe della risata”. Una amarezza ed una insoddisfazione manifeste o latenti delle quali i due devono aver fatto terra di confine, così come per la malinconia e la dolcezza.

E’ li che ci porta Emanuela, ci porta a comprendere come e perché avvenne l’incontro e poi il sodalizio tra i due; un sodalizio talmente forte che Totò cominciò a chiamare Pasolini con l’abbreviativo o vezzeggiativo “Pierpa”, proprio lui che non chiamava mai un regista per nome…

Per amatori, curiosi, amanti del cinema e della lettura.

Niente è per sempre?
maggio 30, 2007

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Lo preannunciai solennemente: “questa settimana vado a farmi un tatuaggio”.
I miei capirono subito che  non scherzavo.
Del resto la mia non era una frase interrogativa né tanto meno un’ipotetica.
Si trattava di un’affermazione precisa e circostanziata.
Affermazione che sortì un effetto “vulcano” come se ne sono visti raramente a casa mia.
Mamma per poco non ingoiò la lingua e papà fece sbattere tutte le 15 porte di casa nostra… quasi contemporaneamente.

Sei pazza! Vuoi marchiarti a vita! Che significa un tatuaggio? Perché devi fare una cosa che poi rimpiangerai di aver fatto? Queste frasi esatte ed altre 10000 che non ricordo, ma tutte pronunciate con fare stentoreo o minaccioso.

I miei avevano poco in comune, ma tutti e due si distinguevano per una carica drammatica che la metà bastava: la voce si faceva grave, l’occhio brillava, lo sguardo diventava intenso e tu ti sentivi piccolo piccolo, sempre meno presente a te stesso finchè la testa cominciava a girarti e ti risvegliavi nel sacco, come il serpente con l’incantatore.

Eppure io non cedetti. Forse temporeggiai più del previsto, poi però lo feci. Tornai a Roma e lo feci.

Era un pomeriggio di maggio, Avevo su una t-shirt e i pantaloni blu della tuta adidas.
Chiesi a Stella di venire con me. Non l’avevo previsto, ma evidentemente avevo paura… del resto ho sempre odiato gli aghi con tutta me stessa.

Il posto non l’avevo scelto con cura, era stata solo fiducia a prima vista: una porta a vetri con un simbolo sopra, da qualche parte a trastevere. C’erano dei disegni sui muri, delle panchine per sedersi. Ci vedevo entrare – e uscire –  gente che mi piaceva.
Non ricordo neppure più dove né come lo trovai, non ne ricordo il nome né l’ampiezza.
Entrai, entrammo.
Mi sdraiai, Stella mi teneva la mano, ogni tanto sentivo dolore, ma per la maggior parte del tempo si trattava di un pizzicorio leggero, sopportabilissimo.
Lui, credo si chiamasse Nicola, era un tipo alto e fascinoso a modo suo. Parlava poco ma mi ripeteva “respira, respira…”
Con Stella ridemmo per mesi di quelle parole dette così, mentre io ero stesa a pancia in giù.
Aveva un curriculum rispettabile di spalle, caviglie e culi famosi, gli aghi erano a posto quanto tutto il resto dell’attrezzatura e disegnava bene.
C’è gente che ne ha tanti di tatuaggi e quasi se ne scorda; io ne ho uno solo. E’ in fondo alla schiena, eppure lo sento. E’ come se ogni tanto mi ricordasse delle cose di me stessa.
Come se mi riportasse indietro o mi catapultasse in avanti, invogliandomi a desiderare un cambiamento.
Conoscevo mio padre… Non me l’ha mai detto, ma credo che ad un certo punto possa essere stato addirittura fiero di quel mio colpo di testa.
E’ una delle poche cose di cui non mi sono pentita mai, neppure per un attimo.

;)
maggio 29, 2007

sono a Sora così spesso… peccato non averlo incontrato
(AGI) – Frosinone, 29 mag . -Era diventato il terrore delle donne di Sora e Isola del Liri, nel Frusinate. Nudo, coperto solo di un giaccone, a bordo del suo scooter, per settimane ha scorrazzato per le vie e le piazze, inafferrabile e mostrandosi alle ragazze ed alle donne che gli capitavano a tiro come mamma lo ha fatto. Un giovane residente a Sora, R.T., di 28 anni, e’ stato ieri bloccato e denunciato a piede libero dai carabinieri della compagnia cittadina con l’accusa di atti osceni in luogo pubblico. In zona Madonna della Quercia, a Sora, il maniaco si e’ avvicinato ieri a due ragazze di 15 e 16 anni, ed aprendo il giaccone che indossava, si e’ mostrato completamente nudo. Le ragazze, spaventate, non appena e’ ripartito hanno chiamato i carabinieri ma nel frattempo dello scooter si sono perse le tracce. Ma l’esibizionista si e’ rifatto vivo qualche ora dopo. Ad Isola del Liri, verso le 22.30, in localita’ Lungo Fibreno, adocchiate due signore, le ha affiancate e ha ripetuto il suo rituale. Solito spettacolo ma questa volta intervento dei carabinieri che si trovavano nelle vicinanze proprio per lui. I militari hanno avvistato lo scooter ed hanno notato che il conducente non indossava ne’ pantalone ne’ maglietta. Hanno provato ad inseguirlo, ma il giovane ha abbandonato lo scooter ed e’ fuggito a piedi per i campi. E’ stato raggiunto e condotto in caserma. Le sue “vittime” lo hanno riconosciuto. –

lo hanno riconosciuto eh! 😉

Col botto
maggio 29, 2007

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Sveglia, con un mal di testa prepotente.
Con Marco eravamo d’accordo di andare a camminare, ma il tempo non è dei migliori.
Già da ieri si erano fatti vivi la pioggia ed un gelo decisamente fuori stagione ed avevano investito la nostra povera festa di paese.
Io ho visto i fuochi d’artificio dalla finestra della mia stanza.
Sarei anche uscita, ma ero stanca ed un po’ provata.

Durante il pomeriggio avevo assistito aldibattito su uno dei temi più scottanti che riguardino l’attualità del mio comune e, attraverso il rincorrersi di insinuazioni e reticenze, io mi sentivo un fuscello esposto alle intemperie.

Nella sala del palazzo consiliare entrava la musica disco delle giostre. Il bum bum dei bassi si accavallava alle urla dei politici.

La figura di mio padre come assessore è stata tirata per la giacchetta a destra e a manca.

Era inevitabile, perchè si parlava di un’opera pubblica che lui aveva fortemente voluto e che aveva difeso strenuamente.

Qualcuno guardando verso di me ha detto: “tuo padre non avrebbe mai voluto, lui non sapeva”.
Dal canto mio purtroppo non so cosa sapesse mio padre. Quello che so è che lui su certe questioni – che io malauguratamente non approfondii – ci si sentì male. Io ricordo degli episodi, ma ricordo soprattutto che ciò che gli premeva era operare nella più completa legalità. Non solo per senso civico o alta moralità, ma anche perché sapeva che agire in un certo modo significava essere politicamente inattaccabile.

Il dibattito è durato tre ore.
Ho chiesto che il nome di papà non venisse strumentalizzato (o magari usato come capro espiatorio). Ho avuto questo coraggio, pensa un po’.
E un’altra cosa ho chiesto ai politici: l’assoluta trasparenza. Quando si è completamente trasparenti non si è ricattabili; quando si dice la verità così com’è, allora non si ha nulla da temere.
A questa mia affermazione hanno tutti risposto che è quello che vogliono, che è quello che fanno, ma ho visto sorrisi un po’ tirati e mi è sembrato di leggere fra le righe una risposta che suonava come: “magari si potesse, è troppo tardi”.

“Trasparenza”, questa parola la usava spesso papà… chi lo sa? Avranno pensato che sono proprio figlia sua: romantica, idealista, un po’ illusa.

The Bloggest Day
maggio 28, 2007

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Il giorno in cui rischi di uscire coi calzini spaiati o deliberatamente scegli di mettere quelli col buco sull’alluce.

Il giorno in cui vuoi proprio scrivere, ne hai bisogno, ma non sai cosa dire con precisione perché scendere nel dettaglio significherebbe sputtanarsi indecentemente.

Il giorno che ti senti stranamente più intelligente del tuo cane, ma sempre meno del tuo gatto, che sembra proprio averci capito tutto della vita.

Il giorno in cui dici che dovresti leggere di più e guardare film impegnati e invece ti ritrovi a smanettare per ore in giro per la rete, imbattendoti in gente irrimediabilmente più interessante di te.

Il giorno in cui rileggi quello che hai scritto e ti trovi indecentemente mucciniano.

Il giorno che forse pioverà o forse no, che se uno avesse i reumatismi avrebbe almeno qualche certezza nella vita…

i giorni della memoria
maggio 27, 2007

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Ieri ho finito per fare molte cose che non avevo previsto.
Ad esempio non avrei mai voluto correre, eppure ho corso;
non avevo intenzione di fare un addobbo per un matrimonio, eppure mi sono ritrovata in una bellissima cattedrale ad armeggiare con rose ed edera.
Non credevo che avrei fatto la valletta al concorso di poesia intitolato a mio padre eppure…
Ma questa è un’altra storia.
Partiamo da lontano: giugno 2005, mio padre muore ed il tempo sembra fermarsi, non solo per me, ma anche per i suoi amici e – mi è sembrato di capire – persino per il paese in cui abito e la sua amministrazione che si tiene appena a galla in un mare di guai.
Gli si intitolano premi letterari, il torneo di tennis ed io mi ritrovo sempre al centro dell’attenzione; sempre con qualche targa in mano, qualche coppa e poi pergamene, gagliardetti e tutta una serie di gadgets che mi rendono orgogliosa e che riaprono la ferita insieme.
Io ormai non sono più soltanto io: una ragazza riccia e un po’ strana, ma sono anche il ricordo vivente e ambulante di mio padre.
Mi metto lì e quando si parla di lui la gente mi guarda e annuisce.
Il centro culturale “il frantoio” intitola da due anni il suo premio di poesia a Mario Fraioli.
Ieri Renato, amico storico di mio padre, gli ha dedicato un minuto di silenzio.
Qualcuno ha fatto a meno di rispettarlo; sentivo bofonchiare una signora “Ah, ma questo premio è dedicato proprio a lui, a Mario Fraioli, ah si… da quanto tempo è morto?”
Poi le autorità, la giuria, tutti a spendere una parola, un pensiero, un ricordo ed io là, davanti a tutta quella gente a fare una faccia che non so che espressione avesse; avrei dovuto provarla a casa.

L’anno scorso me ne ero stata nel mio cantuccio per tutto il tempo, stavo laterale ed un pochino nascosta; potevo in tutta tranquillità scavare la moquette con il tacco della scarpa. Quest’anno no. Ho consegnato 11 mazzi di fiori e 11 tra targhe e trofei… persino qualche busta di banconote.
In quante foto sarò finita con quell’espressione ebete?
Non l’avevo previsto.

Segui il sentiero dorato!
maggio 25, 2007

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Signore e signori, ecco a voi il mio ultimo acquisto.
Mi sono ispirata alla piccola Dorothy che sulle indimenticabili note di “Over the raimbow” saltella sulla strada di mattoni gialli con un paio di scarpette rosse ai piedi.

A dire la verità, nel libro di Frank Baum, le scarpette di Dorothy erano d’argento, ma io sono fedele alle decisioni di Hollywood che nel 1939 le rese di un rosso scintillante.

Le ho pagate 50 euro queste scarpette e non credo proprio che siano magiche, ma un po’ ci spero. Di sicuro non le ho strappate dai piedi di una perfida strega schiacciata dalla mia casa.
anche se – col clima in queste condizioni – prima o poi un ciclone coi fiocchi non ce lo leva nessuno e chissà dove finiremo volteggiando nel vento.

Giuro che hanno un effetto miracoloso sulle mie gambe, le slanciano in modo portentoso, ma al contempo hanno alleggerito sensibilmente il mio portafogli.

Del resto ormai si sa: The Wizard of Oz non nacque per essere una fantasiosa storia per ragazzi, ma piuttosto per rappresentare una critica un po’ velenosetta alla situazione politica americana che vedeva i contadini dell’ovest sempre più indebitati con le banche dell’est.

Se il sentiero dorato è nient’altro che il “gold standard”, un sistema nel quale la base monetaria è data da una quantità fissata d’oro, Oz sta per oncia, che è l’unità di misura dell’oro.

Io poi non somiglio per niente alla bellissima Judy Garland, per quanto mia madre insista col dire che una nostra zia ottuagenaria da giovane fosse proprio uguale.
Io l’ho conosciuta da vecchia e non riesco a crederci!
Non somiglio alla Garland, ma ho incontrato uomini di latta, leoni codardi e spaventapasseri a sufficienza.
Non mi resta che chiamare “Toto” il mio prossimo cane e stare a vedere che succede.

Being Peter Sellers
maggio 24, 2007

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Scommetto tutto quello che ho che la maggior parte della gente non sa per cosa è nata.
La maggior parte della gente trova una strada piano piano nella vita, ma a guardarla si ha la sensazione che manchino dei pezzi nel puzzle oppure vi si respira intorno aria di ordinaria incompiutezza.
E’ il destino della maggior parte di noi, tanto vale rassegnarsi.

Ma c’è qualcuno che nasce con un segno e per un caso strano arriva a fare esattamente ciò per cui il mondo ha bisogno di lui.

Tutto questo mi viene in mente quando guardo un film e benedico l’attimo in cui quell’attore è diventato proprio un attore.
Ad esempio io non finirò mai di  benedire l’attimo in cui Richard Hanry Sellers  decise di diventare Peter Sellers.

Del resto Sellers non era soltanto un attore (e regista) geniale, ma anche un eccellente musicista ed un ballerino abilissimo, difficile che riuscisse a sfuggire al proprio destino.

E’ stato l’indimenticabile ispettore Clouseau ne “La pantera rosa” ed il celeberrimo “dottor stranamore” di Kubrick.
Kubrick era un perfezionista maniacale, uno che studiava il benché minimo particolare, dalla scenografia all’inflessione linguistica degli attori, le musiche e persino il doppiaggio per i paesi esteri, ma a Sellers concesse di improvvisare così come fece con Jack Nicolson in Shining: le uniche due volte in cui sentì di potersi affidare completamente ai suoi attori.

Ma il ruolo che valse a Sellers il golden globe e la nomination all’oscar nel 1980 è quello di Chance the Gardener in “Oltre il Giardino” (Being There)
Chance non è che un ritardato, un analfabeta che non ha mai visto il mondo, ma che per una serie di equivoci verrà preso per un filosofo contemporaneo di enorme saggezza ed equilibrio.

Quando penso a Chance, penso all’interpretazione pura; alla perfezione senza sbavature o forzature.

Chance, del resto, non è che la proiezione stessa dell’attore: Chance è colui che, essendo se stesso e soltanto se stesso, può diventare chiunque altro di fronte ad un pubblico che ha scelto la sua parte ed il suo canovaccio.

E “Being There” non è che la storia di qualcuno che, avendo perso una strada, ne ritrova suo malgrado un’altra, assurda, improbabile, eppure incredibilmente sua.

Tuttavia sembra che neppure peter Sellers sapesse per cosa fosse nato.

Morì di infarto dopo anni di depressione passati a chiedersi se il pubblico lo amasse veramente…

cercafamiglia
maggio 24, 2007

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Non sono carini?
Non ne vorresti uno?

Io si, ma ne ho già troppi… proprio non posso.

Un cucciolo non è un giocattolo ed un animale domestico non è solo divertimento, ma tanta, tantissima responsabilità.
Se si è sensibili però, viene tutto naturale e amare non costa nulla.

Se vuoi un cagnolino di taglia medio-piccola, se magari abiti nella provincia di Frosinone e dintorni o se pensi di poter venire da queste parti, scrivimi e farò in modo che la padrona dei cuccioli si metta in contatto con te.