dalla finestra

Di tutte le stanze della mia casa ce n’è una che mi conosce come nessun’altra.
Non è la camera da letto nella quale ho passato quasi 15 anni, ma il bagno. Il bagno dell’ultimo piano.

E’ li che mi guardo sconsolata allo specchio e poi ogni tanto mi trucco.
Mi ci chiudo quando non ho voglia di parlare, perché almeno li nessuno viene a disturbarmi.

I pavimenti sono scuri, le pareti chiare con una punta di viola ed oro ed i mobili bianchi.
La luce del sole si trova a suo agio in quella stanza.

Ci sono due finestre.
Da una delle due si vede il boschetto di alloro, il contatore dell’acqua, la stradina che arriva fino in piazza e l’orto del vicino.
Dall’altra non si vede quasi nulla: giù c’è la siepe ed oltre la siepe c’è il torrente e poi la strada. Solo d’inverno si intravedono le macchine che passano; di notte le luci dei fari.

E’ da quella finestra che per anni ho guardato fuori, contando i minuti, aspettando paziente il rosso dello stop ed il giallo intermittente della freccia destra.
Da quella finestra ho gestito ritardi abissali e qualche buca colossale.

Ma dopo i fari ed il clacson, aprivo la porta e scendevo di corsa scale e ancora scale per tre piani e andavo via.
Quando mi voltavo e guardavo alla strada appena lasciata, vedevo la mia grossa casa immersa nell’oscurità e c’era immancabilmente una luce che risplendeva all’ultimo piano: quella del bagno.

La dimentico ancora accesa, persino di giorno.

Però c’era una volta qualcun altro che faceva lo stesso con quella luce.

Una luce che ora è perennemente accesa su mille ricordi: capelli neri nel lavandino, foto fatte davanti allo specchio, l’asciugamano che mancava sempre, l’acqua troppo fredda, nuvole di profumo Armani la mattina.

Quale stop, quale freccia a destra, quali abbaglianti e quale clacson hanno portato via lui per sempre?

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7 Risposte

  1. Incredibile la vita e le sue stranezze… il bagno è così anche per me, stessa finestra affacciata sul mondo dalla quale la sera mi metto ad osservare le luci della città lontana e i fari delle macchine che passano nelle strade vicine… unaa volta mi sono persino seduta sul davanzale di quella finestra al secondo piano… guardavo giù e chissà che pensavo.
    Ti abbraccio senza aggiungere altro, troppe parole non servono.

  2. Mi sono trasferito a Roma da un anno. Abito al centro storico, mi affaccio alla finestre e vedo un muro. Rimpiango tutto il verde che vedevo prima.

    Il mio blog sul cinema e viaggi: sei invitato!

  3. …è bello avere una stanza dove tutto sembra diverso!!!
    un mondo quasi parallelo… una piccola parte della vita dentro la vita!!!

    ciao
    buona notte

  4. Dalle finestredi casa mia, in tre lati su quattro, ormai vedo quasi solo quello che ho costruito o piantato io, cose che mi sono costate tempo, fatica, sudore e bestemmie. E anche parecchie martellate sulle dita. Di ciò che ha fatto mio padre senza di me, ormai rimane poco, e quel poco sta morendo anche lui. Sono dieci anni, ma mi sembrano molti di più

  5. io sono andato via da casa per non vedere più i miei genitori litigare.
    le finestre di questa casa a padova hanno sempre dato la vista su di un traffico senza liti in sottofondo

  6. un traffico senza liti?!No,impossibile….forse senza liti di persone che conosci…tutti litigano con tutti quando sono in mezzo al traffico!!!

  7. Sono sensazioni che sento anche io, soprattutto in questi giorni… 😥

    Stacco un po’.

    Un abbraccio tantotorno 🙂

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