Le Capre di Chagall

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Giulia da Imola: una fashion victim con la erre gutturale, l’accento e la simpatia dirompente tipica degli emiliani; Antonia da Genova: una “Calimero” un po’ cinica, intuitiva, una battutista di razza che spazia dal ligure più marcato all’inflessione partenopea che le appartiene per via materna.

Con questa squadra di “personaggi” mi sono ritrovata – in una calda serata di giugno – al Vittoriano per la mostra di Chagall.

Tutto è cominciato quando Giulia ed Atonia mi hanno proposto di andare insieme a loro. Con un gran coraggio ci siamo tuffate nella città e ce la siamo attraversata a piedi nonostante le scarpe per niente comode ed i sanpietrini notoriamente bastardi.

Da Piazza del popolo a Piazza Venezia… passando per Via del Corso, dove – tanto vale ammetterlo – ci si è lasciate andare a qualche acquisto. (Per le romane che leggono: visitare il negozio DADADA in via del Corso, partendo da Piazza del Popolo sulla destra; è un negozio non molto grande, ma ha delle cose davvero belle).

Chagall mi sta simpatico, perché non appartiene davvero a nessuna corrente: è chiaramente influenzato dal cubismo e dal fauvismo, ma non è cubista e neppure realmente fauvista.

Lui dice che la sua pittura è nient’altro che i suoi ricordi e questo lo si intuisce immediatamente.
Credo che la mostra del Vittoriano sia stata impostata molto bene, in modo da rendere comprensibile da subito ai visitatori il “come” ed il “perché” della poesia pittorica ed onirica di Chagall.

In realtà è Chagall stesso che spiega.

Sui pannelli bianchi che ospitano le opere del pittore, c’è segnato in inchiostro blu anche il suo pensiero tra virgolette, così come se lui fosse lì con il visitatore a spiegargli di persona la propria anima d’artista, proprio come fece da bambino con la madre mentre lei impastava il pane da mettere al forno: “farò il pittore” – le disse – e “farò il pittore”, promise a se stesso, anche nel caso in cui nessuno gli avesse riconosciuto talento.

Chagall somiglia all’attore Michael Caine, almeno così mi sembra.
I suo quadri sono pieni di colori che hanno tutti un significato immediatamente comprensibile: più vanno verso il rosso, più rappresentano calore e positività.

I ricordi di qualsiasi uomo sono legati all’amore: è per questo che Chagall dipinge di continuo sua moglie Bella, ma i ricordi più profondi non possono che appartenere alla famiglia e Chagall, ebreo bielorusso, dedica ogni suo quadro alla sua casa attraverso un simbolo estremamente ricorrente: la capra.

A noi (Chagalliane dell’ultima ora) è parsa un’ossessione vera e propria… perché le capre sono ovunque e sono gialle, verdi, rosse, blu, piccole, medie, grandi, grandissime.

Un tributo dunque al focolare domestico ed un sistema candidamente infantile per tenere vicine e sempre presenti, le cose più care.
Questi sono privilegi d’artista.

Il nostro viaggio – quella calda sera di giugno – è continuato fino a largo di Torre Argentina, dove abbiamo aspettato Vanna (un folletto rasta con un solo paio di scarpe) e poi è proseguito fino a Largo dei Chiavari dove ci siamo fatte un’insalatona per cena e si è esaurito a Campo De’ Fiori… proprio sotto la statua di Giordano Bruno.

Chagall ci accompagnava e probabilmente d’ora in poi accompagnerà per sempre ognuna di noi e legherà ognuna al ricordo dell’altra chissà per quanto.

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25 Risposte

  1. Urca… mi sono trasferito a Roma da un anno per lavoro. Prima venivo spesso qui per mostre ed altro. Da quando vivo qui, avendo il complesso del Vittoriano ad un paio di km da casa… sei sempre lì a dire… beh… poi ci vado… mancano meno di 2 settimane al termine della mostra.
    DEVO ANDARCI! Grazie di avermelo ricordato con il tuo post!!!
    Il mio blog sul cinema e viaggi: sei invitato!

    • Io sopno appena stato a Nizza al museo Chagall ( miro’ , fondation maeght etc) ma Chagall non devi perderlo, è magico. Non lasciartelo scappare

  2. riguardo l’autoproduzione… ti ho risposto da me!

    Alex

  3. Oddio io vedo pecore ovunque…;)
    Un bacione!!!

  4. amosgitai: abiti ad un paio di km dal Vittoriano??? Sai che ti invidio?

    Alex: certo…

    Maria: hai precedenti illustri 😉

  5. un po´ come il nostrano Jacovitti che piazzava ovunque i salami

  6. anche a me piace molto chagall….ho visto anni fa una mostra a milano..!!!buon lunedi..!!

  7. adoro questo pittore e mi piace molto la sua voglia di dipingere sempre sua moglie..un grande!!! Salut

  8. Nostalgia canaglia….
    un abbraccio

  9. oltre alle capre sono molto belli i cavalli!

    saluti clorurati

  10. Oscar, esatto… 🙂

    Ganassa: allora organizzati per un giro a Roma e precipitati al Vittoriano!

    Pat: Albano e Romina? Vuoi rovinarmi la giornata???

    Cloruro: e il pendolo, e il gufo e il violino…

  11. titty: io non vado pazza per Chagall, ma vale la pena conoscerlo

  12. quando si è in compagnia … tutto assume un aspetto particolare !!?.. sarà un ricordo che rimarrà per sempre

  13. pecore e pecorelle…pecoroni e percorine…

    MoF

  14. Andrea: Ciao! Sarà un ricordo che rimarrà per sempre? Spero di si.

    MoF: inconfondibile, incorregibile….

  15. @brigida…dai…correggimi…

    :->

    MoF

  16. Ciao Bri!
    sono calimero!!!!!! Niente ho cercato e ricercato ma la capra è semplicemente uno dei tanti simboli dell’iconografia ebraica che Chagall mutua per le sue opere..niente di tutto quello che pensavo..e va beh!!!!!!!
    bacioni!

    • ciao, lavoro come guida alla mostra su Chagall a Palazzo Blu di Pisa ed ebbene la capra è legata al suo essere ebreo.La capra è uno di quegli animali permessi nella cucina ebraica e che hanno sempre accompagnato il popolo ebraico già dalla fuga dall’Egitto: cibo, pelli, ecc…
      Considerato un simbolo di ricchezza e di benessere anche materiale…

  17. Antonia!!! 😀
    Ho cercato anche io…
    Nulla di particolare quindi, strano però…
    Bacioni anche a te! e let’s keep in tuch!!!

  18. […] storie “ebree” una dopo l’altra. Poco fa, come per incanto è arrivato un messaggio di risposta ad un mio articolo di 2 anni fa su Chagall. Insomma, proprio  mentre mi pensavo di […]

  19. It is because if suddenly an oven is not an advocate of
    the 1990s the hip crowd. They are in a solid state, melting the
    oil is essential to remove the curls. Without proper maintenance, they will look
    their best when this name reflects you, your style or not?
    Throughout history, many fashion icons have built
    their houses on rocky ground.

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