Archive for giugno 2007

il potere della suggestione
giugno 22, 2007

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Io non lo dovevo vedere…
L’esorcismo di Emily Rose mi perseguita.

Il film è ispirato a fatti realmente accaduti; racconta del processo ai danni di un parroco che cercò di praticare un esorcismo su una diciannovenne convinta di essere posseduta da sei demoni. La ragazza morì ed i medici sostennero che avrebbe potuto essere salvata attraverso cure canoniche.

Secondo gli sceneggiaotri la possessione della ragazza cominciò una notte, alle 3.00 in punto, quando Emily venne attaccata dalle entità demoniache nella sua stanza.
Le 3.00 rappresenterebbero l’ora del maligno.

Da quando ho visto il film, lo confesso, spero di essere nel pieno del sonno alle 3.00.

Ieri notte però ero sveglia ed invece di pensare ad i fatti miei, mi veniva in mente quella sfigata di Emily Rose insieme a tutti e sei i suoi demoni. Ho sognato cose strane e poi persino di dormire insieme a mia madre e mio padre nel loro letto. Io non ho mai dormito nel letto con i miei.
La vera Emily Rose viveva in Baviera e si chiamava Anneliese Michel. Morì il primo luglio del 1976. Soffriva di convulsioni dal 1968 e probabilmente con le medicine giuste si sarebbe salvata davvero.

Mah… accidenti ad Emily Rose
E che Anneliese riposi in pace.

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Solo Sophia
giugno 21, 2007

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Audry Hepburn si adora per la sua fine eleganza.
Grace Kelly per la sua algida raffinatezza
Marilyn Monroe si venera come il vero ed unico sogno americano.
Sophia Loren… Sophia Loren non l’avevo mai amata né particolarmente apprezzata. Sbagliavo ed il mio era un errore grossolano.

Credevo che una vera Diva dovesse apparire irraggiungibile e Sophia Loren con la sua strabordante carnalità e quell’eccesso di occhi, di bocca, di naso, seni e fianchi mi sembrava fin troppo materiale.
In oltre la sua vita era stata così semplice: era nata bella, aveva sposato un produttore potentissimo, aveva fatto figli e cucinato e mangiato per tutto il tempo senza drammi; non sembrava meritare la considerazione che si concede ad un’anima tormentata. L’ombra del matrimonio conveniente con Carlo Ponti, me la faceva apparire come una arrampicatrice divorata dall’ambizione, capace di passare la vita con un vecchio pur di diventare qualcuno.

Invece lei più di tutte è stata moglie e madre ed è stata donna.
Lo è ancora e lo sarà per sempre: una donna vera e non un fotogramma a colori.

Sophia è Diva ed è l’Italia tutta intera. Bella, intensa, saportita, dalla risata piena e austera, lo sguardo furbo ed un bel po’ di fortuna: Sophia è il bel paese.
Nessuna come lei, nessuna più.

Non so quando e come ho cominciato ad amarla, forse in “questi fantasmi” o in “una giornata particolare”, ancora più probabilmente in “Cassandra Crossing”, un film che mi colpì molto da bambina.

Quel film ebbe un ascendente inspiegabile su di me e quando lo rividi più in la, mi accorsi di una Loren sofisticata, intensa, dolcissima, internazionale.

E insomma, mi rammarico che qualcuno di tanto in tanto attribuisca a quella o a all’altra il titolo di “nuova Sophia Loren”.
Di Sophia Loren ce n’è una ed una sola ce ne sarà per sempre.
Anni fa qualcuno azzardò un paragone tra la Cucinotta e la Loren… ma come si fa?

Piccole Libellule
giugno 20, 2007

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Qualche giorno fa il mio treno delle ferrovie Roma nord saltava di nuovo la fermata campi sportivi, nonostante l’avessimo prenotata in venti.

Siamo quindi scesi a Tor di Quinto insieme ad un gruppetto abbastanza nutrito di mussulmani incazzati diretti alla Moschea.

Poi c’era una ragazzina di 14 anni che doveva raggiungere la palestra del CONI per allenarsi con la sua la squadra. Lo capii subito che faceva ginnastica artistica: spalle larghe, bacino stretto, muscolatura lunga e definita. Si chiamava Giorgia, era alta 145 cm circa ed era tutta orgogliosa di essere finita persino ad Atene.

Dal canto mio, ero entusiasta di conoscerla: i campioni dello sport – piccoli o grandi – mi emozionano tanto.
6 ore di allenamento al giorno più la scuola, tornando a casa non si ha la forza che per dormire e magari sognare di vincere.

A Giorgia auguro tutto il bene del mondo… che anche se non vincerà ciò che vorrà, avrà almeno avuto il diritto a crederci.

Nel mio piccolo venerdì presenterò le esibizioni di ginnastica artistica delle piccole campionesse del circolo sportivo erreffe…
Non sono felice di parlare in pubblico e stare con un microfono in mano per tutto il tempo… ma di dare una mano, quello si.

E che lo spirito di Milly Carlucci si impossessi di me!

Lei c’è
giugno 20, 2007

La morte è una compagna fedele. Lei fa su e giù con il sangue e ribolle per tutto il corpo.
E’ nella paura, nei sogni, nell’immaginazione e nei ricordi.

Lei è minaccia o consolazione; lei c’è.

Nell’ultima settimana la nostra cittadina ha subito due lutti: un ragazzo di 33 anni (padre di un bimbo di pochi mesi) che ha perso la vita in un incidente stradale ed un uomo di sessanta anni che si è suicidato buttandosi in un lago.

Due morti sconvolgenti per motivi diversi. La morte è tanto più sconvolgente quanto più è violenta.

Frusì
giugno 20, 2007

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107 calorie.

Non è per niente male…

🙂

cartoline virtuali
giugno 19, 2007

Qua c’è un brutto mondo e, come diceva blimunda a commento di un mio post di ieri, neppure Second Life è un mondo perfetto… del resto un mondo perfetto non potremmo neppure immaginarcelo noi creaturine caduche.

E a questo proposito devo ammetterlo: mi era passato per la mente di gestire un bordello su SL 🙂

Intanto Brigi Cioc mi manda una cartolina da Parioli

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Mare Mare
giugno 19, 2007

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Proprio ieri pensavo “ma che strano, non ho voglia di mare, non mi importa di partire o di restare e non ho quell’esigenza – talvolta fisica – del contatto con l’acqua e la calma del suo rifluire ipnotico.”

Invece stamattina mi sveglio con una smania di sabbia, di schiuma e sale, scalpito per quella brezza dall’odore salmastro.

Un ombrellone, un lettino comodo, vociare di gente, palloni colorati, un gelato con panna e cioccolato, una distesa blu infinita oltre lo sguardo. Non vorrei essere altrove… e invece.

My First Second Life
giugno 18, 2007

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La prima volta che ho messo piede in Second Life è stato il 20 gennaio del 2007. Tardi, lo so.
Il fatto è che ho curiosità di moltissime cose, ma finché la mia connessione sarà portata in groppa da una squadra di lumache non potrò fare niente di ciò che vorrei, almeno non come e quanto vorrei.

Era il 20 gennaio del 2007 quando, scaricato il programma, ho visto quello che di lì in avanti sarebbe stato il mio povero avatar.

Ho scelto di essere donna e di chiamarmi Brigi Cioc… ancora mi chiedo perché.

Via i lunghi capelli castani in favore di un caschetto biondo, riccio il più possibile.
Ho cominciato a plasmare i lineamenti perché volevo che, in qualche modo, Brigi Cioc somigliasse a me.

Le ho messo i Jeans a vita bassa e le ho lasciato l’insulsa maglietta bianca di default con la quale mi si era presentata.
Io non uso il mouse e far muovere Brigi non è stato proprio immediato.

Second Life è l’unico “posto” al mondo dove si può imparare a volare senza saper camminare; così è successo a me.

Ho incontrato della gente, poi ho saltellato un po’ ed in fine sono approdata nel quartiere “Parioli”.
6 milioni di iscritti, ma io faccio parte di quelli che sono entrati, hanno curiosato in giro e poi hanno dato forfet.

Invece, se solo avessi potuto e se potessi oggi, mi piacerebbe partecipare agli incontri, prendere parte agli eventi, entrare in qualche comunità e magari io stessa proporre delle iniziative.

Però niente… per fare l’update della nuova versione di SL sto affrontando un download che è un travaglio iniziato ormai due ore fa.

A proposito di travaglio… ho pensato di postare dei trafiletti interessanti presi direttamente dalla guida ufficiale di SL che riguardano l’essere donna in questo mondo virtuale.

Essere donna in Second life:

“Sl è un mondo dove le donne godono di pari diritti in maniera molto più ampia che nella vita reale. Il vantaggio più evidente che gli uomini hanno su di noi nella vita reale, e che influisce su molte cose, è la forza fisica. Qui sono forte quanto un uomo,non ho bisogno di lui per spostare o sollevare qualcosa. Posso veramente fare tutto ciò che possono fare gli uomini, e questo mi da la possibilità di sperimentare tutto ciò che mi aggrada.”
Jennifer McLuhan

“E si, apprezzo SL perché mi piace poter essere bella quanto mi pare, poter cambiare il mio look in un attimo, poter apparire diversa da come sono in realtà”
Llianexsi Sojourner

“Alla gente che incontravo raccontavo di essere uno scripter e nessuno mi si filava, ma quando ero un avatar donna mi facevano un sacco di domande, inclusa la solita: “sei un maschio nella vita reale?”
Damien ferris

Le Capre di Chagall
giugno 17, 2007

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Giulia da Imola: una fashion victim con la erre gutturale, l’accento e la simpatia dirompente tipica degli emiliani; Antonia da Genova: una “Calimero” un po’ cinica, intuitiva, una battutista di razza che spazia dal ligure più marcato all’inflessione partenopea che le appartiene per via materna.

Con questa squadra di “personaggi” mi sono ritrovata – in una calda serata di giugno – al Vittoriano per la mostra di Chagall.

Tutto è cominciato quando Giulia ed Atonia mi hanno proposto di andare insieme a loro. Con un gran coraggio ci siamo tuffate nella città e ce la siamo attraversata a piedi nonostante le scarpe per niente comode ed i sanpietrini notoriamente bastardi.

Da Piazza del popolo a Piazza Venezia… passando per Via del Corso, dove – tanto vale ammetterlo – ci si è lasciate andare a qualche acquisto. (Per le romane che leggono: visitare il negozio DADADA in via del Corso, partendo da Piazza del Popolo sulla destra; è un negozio non molto grande, ma ha delle cose davvero belle).

Chagall mi sta simpatico, perché non appartiene davvero a nessuna corrente: è chiaramente influenzato dal cubismo e dal fauvismo, ma non è cubista e neppure realmente fauvista.

Lui dice che la sua pittura è nient’altro che i suoi ricordi e questo lo si intuisce immediatamente.
Credo che la mostra del Vittoriano sia stata impostata molto bene, in modo da rendere comprensibile da subito ai visitatori il “come” ed il “perché” della poesia pittorica ed onirica di Chagall.

In realtà è Chagall stesso che spiega.

Sui pannelli bianchi che ospitano le opere del pittore, c’è segnato in inchiostro blu anche il suo pensiero tra virgolette, così come se lui fosse lì con il visitatore a spiegargli di persona la propria anima d’artista, proprio come fece da bambino con la madre mentre lei impastava il pane da mettere al forno: “farò il pittore” – le disse – e “farò il pittore”, promise a se stesso, anche nel caso in cui nessuno gli avesse riconosciuto talento.

Chagall somiglia all’attore Michael Caine, almeno così mi sembra.
I suo quadri sono pieni di colori che hanno tutti un significato immediatamente comprensibile: più vanno verso il rosso, più rappresentano calore e positività.

I ricordi di qualsiasi uomo sono legati all’amore: è per questo che Chagall dipinge di continuo sua moglie Bella, ma i ricordi più profondi non possono che appartenere alla famiglia e Chagall, ebreo bielorusso, dedica ogni suo quadro alla sua casa attraverso un simbolo estremamente ricorrente: la capra.

A noi (Chagalliane dell’ultima ora) è parsa un’ossessione vera e propria… perché le capre sono ovunque e sono gialle, verdi, rosse, blu, piccole, medie, grandi, grandissime.

Un tributo dunque al focolare domestico ed un sistema candidamente infantile per tenere vicine e sempre presenti, le cose più care.
Questi sono privilegi d’artista.

Il nostro viaggio – quella calda sera di giugno – è continuato fino a largo di Torre Argentina, dove abbiamo aspettato Vanna (un folletto rasta con un solo paio di scarpe) e poi è proseguito fino a Largo dei Chiavari dove ci siamo fatte un’insalatona per cena e si è esaurito a Campo De’ Fiori… proprio sotto la statua di Giordano Bruno.

Chagall ci accompagnava e probabilmente d’ora in poi accompagnerà per sempre ognuna di noi e legherà ognuna al ricordo dell’altra chissà per quanto.

TUTTOSTORTO
giugno 14, 2007

Ciao, stamattina, alle 8.45 circa eravate a Termini? Nella metro che da Termini andava in direzione Battistini?
Ma ciao ancora!
Ero io quella riccia e trafelata che si infilava nel treno quasi in corsa e finiva dritta dritta sopra il piede di una povera donna.
Ero sempre io quella che si pigliava insulti dalla malcapitata in questione e da una sua fiancheggiatrice dalla grossa mole.

Mi hanno detto che quello che avevo fatto era pericoloso e che avevo messo a rischio anche gli altri. Io ho garbatamente risposto che avevo soltanto acciaccato un piede per meno di un secondo, non è che avevo sparso benzina e poi acceso un fiammifero.

Sta tiritera è durata da Termini a Flaminio… 4 interminabili fermate.

Però alla fine ho preferito starmene zitta… che c’è sempre qualcuno che può ficcarti la punta di un ombrello nell’occhio, che – a quanto pare – è sempre meno grave dello schiacciare involontariamente un piede altrui.

Ancora saluti dalla questa incallita sovversiva ciociara.

Ah, dura la vita da nevrotici!