Il lavoro nobilita…

… ma debilita anche.
Un lavoro stressante influisce negativamente sulla salute, sull’umore e sull’amore.
Per ovviare ad alcune di queste funeste possibilità, Marco ha deciso di separare nettamente la vita privata da quella lavorativa.
Il risultato è che non ho ancora capito che lavoro fa.

7 anni di lavoro a tempo pieno (e posso proprio dirlo forte) nel mondo dell’informatica; una società nata col boom della new economy e sopravvissuta con successo al riflusso inesorabile arrivato subito dopo. 7 anni di giornate intere passate davanti allo schermo a digitare linguaggi sconosciuti. Tempo per imparare, disimparare, costruire, distruggere, crescere e viaggiare un po’.
E’ arrivato il mac, è arrivato google, chissà che arriverà domani?

Ma quando mi chiedono: “che lavoro fa il tuo fidanzato?”… ehm… balbetto qualcosa di confuso tipo “w-w-web d-de velo-p-er” sperando che nessuno pretenda ulteriori chiarimenti, sapendo bene di non aver detto nulla che spieghi quei sette giorni su sette con gli occhi rossi davanti al monitor.

Lui evita da sempre di parlarmi dei problemi che incontra, dei contrattempi, delle gatte da pelare, ma anche dei successi e delle soddisfazioni.
Raramente riesco a carpire alcuni particolari ed in quei momenti mi pare di capire, di afferrare praticamente tutto, prima che sopraggiungano i soliti dubbi di chi guarda le cose dal buco della serratura, ma ormai rinuncio persino ad indagare per paura che lui cominci a sbuffare che non ha voglia di pensare al lavoro quei cinque minuti al giorno che può farne a meno.

A Natale poi c’è la cena coi ragazzi del suo team, cena nella quale emerge chiaramente tutto il risentimento che noi fidanzate (categoria che probabilmente inseriscono in una cartellina sul desktop marcata di rosso con su scritto “DANGER” o “PAIN IN THE ASS”) nutriamo nei confronti dei nostri i w-w-webqualchecosa… con la loro tecnologia amica e le giornate piene di tutto quello che “tanto-tu-non-capiresti-mai”
A-D-O-R-O le fidanzate dei ragazzi che lavorano con Marco, mi fanno sentire meno sola.

Parlo di questo perché ieri ho scorso la rubrica telefonica di Marco, piena di nomi che non conosco, che non ho mai neppure sentito nominare. Quei nomi sono persone, pezzettini (grandi o piccoli) della vita del mio fidanzato, vita dalla quale io sono categoricamente, consapevolmente, scientemente esclusa. Tutto questo non mi piace e mi porta alla conclusione che un lavoro stressante alla vita privata fa sempre male, anche se si cerca di chiuderlo fuori dalla porta di casa.

Annunci

31 Risposte

  1. Deja-vù. 😉

    Purtroppo devo riconoscere che la non condivisione della vita lavorativa, per quanto possa essere un meccanismo di autodifesa, può essere deleterio: infatti, come giustamente osservi alla fine, te ne senti esclusa. 😕

    E non è piacevole essere esclusi da un pezzo (quantunque piccolo) della vita del boyfriend. 😦

    Ma tu che lavoro fai? È un po’ che ti seguo e non sono ancora riuscito a capirlo…

  2. nuvolep: io? mah, diciamo che scrivo… 😉

  3. Io credo in una condivisione nata da un desiderio, qualcosa di spontaneo e non semplicemente una confessione su quello che a lavoro si fa o non si fa. Anche perche’ entrare troppo nei dettagli potrebbe anche non essere cosi’ piacevole come argomento da discutere… certo, se c’e’ un rifiuto unilaterale ad affrontare l’argomento, allora il discorso cambia.

  4. Passo per augurarti BUONE VACANZE e tu mi accogli col “pain in the ass”?!?!?!?!? 😯

    Potevi dirmelo che ti portavo una confezione di Preparazione H o similari. 😆

    Comunque, dai, facciamo il GLAD-GAME: pensa se i nomi di quella rubrica fossero nominativi di noti trafficanti di droga internazionale e Marco si servisse di te e del nome della tua famiglia come copertura… 😛 😯 😛

    Insomma, Brì, tutto sommato ti è andata bene! 😉
    Ciaooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo…
    😛

    Un abbraccio browser 🙂

  5. Christian: ecco, appunto… comunque lo so; certe volte si ha il cervello (e il fegato) talmente saturo di qualcosa che non si ha proprio voglia di stare a parlarne.

    Alberto: secondo il tuo glad-game si, sono veramente fortunata! 😎

  6. brigida: si’, ma non solo… e dal modo in cui sembravi un po’ delusa/esclusa sembrava quasi che fosse una strategia ben precisa.

  7. geek to live!

    penso che sia giusto mantenere “separati” gli scompartimenti personali/sentimentali da quelli lavorativi. certo, poter gioire con la propria compagna/o dei propri successi in ambito lavorativo è piacevole, ma non strettamente necessario.

    un grosso ostacolo – anche nello stesso gioire – consiste nel fatto che se uno dei due fa un lavoro poco chiaro aka “web developer” non si riesce a gioire con consapevolezza. no?

    have a nice day

  8. Christian: la strategia di qualcuno che quando stacca dal lavoro vuole proprio staccare senza stare a raccontare niente… 😦

    benessere: si, anche questo…

  9. Un lavoro stressante è meglio lasciarlo fuori dalla porta di casa secondo me…

  10. brigida: e senza spiegazioni di alcun tipo?

  11. Vuole dedicarti il tempo migliore e tenere lontano lo stress di ogni giorno dal vostro rapporto mi sembra che ti possa sentire gratificata 🙂

  12. S.B.: mhmmm… rispetto la decisione, ma a volte si ha la sensazione di essere estranei.

    Christian: la spiegazione è che, appunto, ad un certo punto ha bisogno di staccare e basta.

  13. popale: eh, si… anche tu vittima del glad-game 🙂

  14. Però se del tuo lavoro, cioè della parte più lunga della tua giornata, non ne vuoi proprio parlare, allora forse non ti piace tantissimo

  15. brigida: bisognerebbe sempre staccare prima di quando lo si fa… 😉

  16. Ehm… lo sai che io sono un po’ categorico, ma… qui non è questione del “lavoro stressante”. Qui è questione del lavoro e basta!

    Chiunque si sia inventato ‘sta fesseria che nobilita l’uomo doveva essere un gran dritto che probabilmente lavorava pochissimo.

    E’ l’ozio [mooolto più difficile a coltivarsi correttamente] che nobilita davvero!

  17. Oscar: BINGO!

    Christian: ah, sacrosanto!

    Stormy: Sei il mio filosofo preferito 🙂

  18. però ogni tanto è bello rendere partecipe anche l’altra persona di quello che fa senza annoiarla…!!!

  19. Escludendo categoricamente chi si ama da una fetta così grossa della propria vita si rischia di procedere su un binario parallelo, un’altra vita che potrebbe prendere il sopravvento…No, così non mi va. Se sono la tua ragazza sono anche la tua migliore amica, qualcosa me lo dovresti pur dire, magari qualche volta filtrando, magari qualche volta sfogandoti…però credo che la vita di coppia significhi condivisione e incontro…
    Mah, parlo io che ho appena chiuso una porta e mi trovo davanti ad un portone spalancato….ho tutta una vita da reinventare 🙂

  20. Un riflessione molto personale ed a tratti dolorosa, magari molti punti di vista riusciranno a mettere in comunicazione i vostri DUE punti di vista. In certi casi l’equilibrio è precario. Un abbraccio…

  21. Io sono felice di fare un lavoro diverso da quello del Conte…
    Parlare, condividere e raccontarsi…a volte è noioso, ma a volte è estremamente interessante…apre ad un’altra prospettiva, una porticina su un mondo che non pensavi nemmeno potesse esistere…e dici: “grazie al cielo ho il mio meraviglioso lavoro!!!”Hi hi hi!!!!
    Ti abbraccio!

  22. capisco…lui forse lo fà solo per non farti pesare lo stress che una professione del genere comporta ( professione tra l’altro molto ambita , almeno da me,… .-)
    comprendo la tua sensibilità di donna e fidanzata, ma non vedervi solo il lato negativo…il lavoro non nobilità ( o almeno in parte lo fà ) ma debilità…questo è sicuro..l’ho provato sulla mia pelle…e non vedo l’ora di cambiare questa mi apersonale vita…
    però tocca farlo a meno che non si vinca una bella lotteria….

  23. Blimunda: l’equilibrio è SEMPRE precario!

    devil: ogni tanto ci vorrebbe un bell’aggiornamento, così, tanto per sapere…

    stef: capisco, capisco… ma qualcuno ogni tanto dovrà pure capire me… no? 🙂
    vincere la lotteria è anche il mio “dirty sectret dream”!

  24. titty: APPUNTO!

  25. Comunque parlarne in tranquillita’ e’ sempre possibile, nei tempi e nei modi opportuni. 🙂

  26. Credo che ogni tanto sia giusto condividere anche le problematiche lavorative, meglio però tenerle lontane quando possono influire negativamente.

  27. Credo che condividere sia la cosa più bella in un rapporto, anche se talvolta può ovviamente risultare noioso… Forse parlargliene non è una brutta idea, sono convinta che capirebbe le tue ragioni.

    ti abbraccio forte, Brì.

  28. Brì, hai tutte le ragioni.
    Ma sai, a volte quelli come il tuo fidanzato (e mi includo anche io nella categoria dei geek informatici) tendono a non parlare del lavoro che fanno se non con i loro “simili”.
    Questo non per carboneria o cose del genere, sia chiaro.
    Io mi occupo di database, fogli Excel e tabelle e quando dico a un “esterno” che lavoro faccio, l’espressione che traggo dal mio interlocutore può essere paragonata alla domanda: “Drogarti come tutti gli altri no eh ?”.
    Una, due, tre, quattro volte e poi scatta una sorta di autodifesa che purtroppo spara nel mucchio.
    Ma non è cattiveria, credimi. 🙂

  29. Che vuoi che ti dica Brì, il lavoro di Marco è sicuramente stressante ma da anche molte soddisfazioni. Oggi come oggi non sono molti i ragazzi che alla nostra età riescono a crearsi quello che ha fatto Marco.
    E’ vero che è molto chiuso sul suo lavoro, ma dopo tutto quel tempo passato davanti al monitor immagino che non ha voglia di parlare delle rogne e dei disguidi con i suoi colleghi e i suoi clienti. Anche io non gli faccio molte domande, un pò xché sono ignorante in materia e un pò perché noto che lui cerca di schivare l’argomento. In fondo non è uno che mette i timbri, magari x raccontarti qualcosa deve partire dalla “preistoria” e quindi evita. Cmq un conto è un’amico e un conto è una fidanzata. Secondo me dovrebbe aprirsi di più con te. Inoltre penso che tu qualche domanda in più puoi fargliela, fino a prova contraria state insieme… 😉
    Ok Brì, domani vado a Roma, parto alle 8 e oramai sono le 3!
    Comunque non darci troppo peso, quando Vi vedete pensate a divertirVi, il lavoro è importante, ma ci sono cose ancora più importanti, non so se mi spiego… Notte!!!

  30. Non so quale tra i due mali sia il peggiore…ma ho passato serate intere a sorbirmi le paranoie lavorative del lui in questione e ti assicuro che in quei momenti avrei preferito che la pensasse come il tuo Marco…ma perchè non è data all’uomo (e alla donna, of course!!!) la coscienza che la via migliore sta nel mezzo???

  31. Brí; non li ho letti proprio tutti i commenti quá sopra, peró ti dico: ok la sensazione (non sará gelosia?…), ok tante altre cose, ma, mettendomi nei panni dell’altro, che ti racconto a fare di cose noiose? Magari di una gioia professionale, si,… ok, ogni tanto va anche bene sfogarsi un po’ per arrabbiature e palle varie, peró stare a parlare spesso di lavoro col partner..che palle!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: