Archive for agosto 2007

Love Boat
agosto 27, 2007

 valigia.jpg

Fatto.
Valigia pronta, io con un piede fuori dalla porta e un altro… beh, l’altro è già in mare, tra il blu ed il bianco.
Sono entusiasta, certo, ma non è più come una volta. Ora mi accompagno alla partenza con la malinconia, un po’ d’ansia per chi resta ed il sollievo che presto tornerò per chi mi aspetta.
Non saluteremo nessuno al momento di salpare, ma se papà fosse stato ancora vivo avremmo salutato lui.
E’ lui che mi ha sempre accompagnata, ha visto quasi ogni arrivo e quasi ogni partenza, rendendosi così il mio punto fermo ideale.
La mia speranza o l’illusione è che anche stavolta possa guardarmi andare e che magari mi accompagni nei momenti belli, laggiù, tra il blu ed il bianco.

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Victoria!
agosto 26, 2007

Nel senso che abbiamo la nostra vacanza e Victoria che è il nome della nostra barchetta.
Ce ne andiamo in turchia e sulle isole greche.

Lo so, qualcuno crede che la crociera sia una vacanza da vecchi, una mia amica mi ha detto che la conserva per quando sarà più in là con gli anni.
Io però ho imparato due cose dalla vita che ho vissuto: la prima è che ciò che si rimanda generalmente non si fa più e la seconda è che non si sa per quanto tempo rimarremo in questo mondo, quindi meglio una gallina oggi che un uovo domani (o era il contrario? … mah!)
Avrei imparato anche un’altra cosetta e cioè che l’aria condizionata fa male, ma ho deciso di dimenticarlo per un po’.

Ancora non so che effetto mi farà stare per giorni su un carrozzone di lamiera (per quanto munito di ogni comfort) che se ne va a zonzo tra le cicladi. Potrei avere voglia di buttarmi forse.
Ma anche no!!!

Piccola nota sul matrimonio di ieri, così, tanto per ricordarmelo un giorno… semmai blog e autrice vivranno tanto da dimenticare un particolare così eclatante: i miei sandali gioiello hanno resistito ai balli di gruppo (bomba compresa) pur essendo tenute su dalla colla UHU.
MIRACOLO

ehm… dunque
agosto 24, 2007

Oh, grazie a tutti quelli che hanno lasciato consigli nel post qua sotto, lo apprezzo molto.
Ora però devo fare un lungo discorso.
Il succo del discorso è che non mi siete stati utili.

Ecco, il succo è più chiaro del discorso che vi risparmio.

🙂 grazie ancora eh!…..

No dai, scherzavo!

La verità è che non ho ancora la più pallida idea di cosa faremo e in teoria dovremmo partire domenica, al massimo lunedì.
I vostri suggerimenti sono tutti strepitosi e leggendoli avevo l’acquolina in bocca, ma alcune mete le avevamo già toccate e certi viaggi non si pianificano in due giorni … o meglio, due imbranati come me e Marco non ciriescono.

Perché non facciamo come fa chiunque altro e non ci rivolgiamo ad una agenzia di viaggi?
Boh.
Forse perché fin’ora abbiamo fatto sempre tutto da soli (gran parte del lavoro ogni volta tocca a me però) e la premiata ditta non ha mai fatto fiasco.

Il punto è che Marco non riesce a pianificare le sue ferie con un anticipo abbastanza ampio e le nostre vacanze finiscono tra il mucchio di cose e situazioni precarie che ci distinguono dalla notte dei tempi.

Cosa partoriranno le nostre menti malate tra stanotte e domani?

Lo scoprirete alla prossima puntata.

E adesso potete pure mandarmi a quel paese… ci andrei volentieri pur di partire!

Uso privato del mezzo pubblico
agosto 23, 2007

Quando hai un blog tutto tuo scrivi quello che vuoi o pubblichi le immagini che vuoi e sei l’unico a decidere se e chi può dirti che hai ragione o torto.

Un blog è una buona occasione per sfogare la propria vena dittatoriale, ma anche per manifestare il lato più creativo e poetico e romantico (oh si!) della personalità.

Un sensazionale occhio di bue sui  lati oscuri, un modo  per gridare i propri sogni al mondo, per piangersi addosso, per condividere le passioni, le gioie, le batoste della stramaledetta vita.

Un blog è un quotidiano, un settimanale, un mensile… del proprio blog ci si dimentica, poi ci si ritorna, sempre che si ricordi la password.

Un blog può essere una buona ragione per alzarsi presto la mattina, un incidente diplomatico se sparli di qualcuno che all’improvviso ti ritrova in rete, un esercizio di scrittura, di trasparenza, di puntualità, una terapia, una  valvola di sfogo ed una grandiosa vetrina per autocelabrarsi.

L’ho fatta un po’ lunga, mi sono lasciata prendere la mano… in realtà volevo solo dire che quando hai un blog puoi anche chiedere a chi ti legge di suggerirti una meta per le vacanze quando tu non hai la più pallida idea di cosa fare.

Partire si ma dove?

E quindi – se tutto andrà come deve andare – la prossima settimana si consumerà la mia prima vacanza da blogger.
Se la tecnologia mi assisterà non mancherò di aggiornare queste pagine.

Se starò bene me lo sarò meritato visto l’ultimo periodo.

Se partirò posterò persino delle foto.

Però… non so dove andare.

So solo che la prima parola d’ordine è “mare”
e la seconda “relax” (perché della vita mondana non importa proprio niente)

Siamo in 2, abbiamo 7 giorni, meglio 6…

partiamo dal centro Italia e non vogliamo guidare per un giorno intero e neppure prendere aerei.

Come al solito il lavoro di ricerca tocca a me… posso contare su un “aiutino” quest’anno?

Come on a my house
agosto 23, 2007

Adesso che il collo fa meno male mi va bene tutto! Che piova pure, che grandini o che arrivi l’uragano, posso anche ingrassare di un paio di chili, io prendo tutto.

Non so se si è capito, ma ho sofferto parecchio, ho sofferto di un dolore intenso e persistente e nonostante fossi certa che sarebbe passata prima o poi, quando stai così male ti chiedi perché, cosa c’è che non va all’improvviso nel tuo corpo.

Ancora non ho riacquistato il 100% della mobilità, ma almeno respiro, cavolo!
Stasera spero che potrò fare a meno di prendere l’antinfiammatorio ma nel frattempo anche oggi sarà meglio tenere il collo al caldo e non sforzarmi.

COME ON A MY HOUSE

Il tormentone dei miei giorni di malattia e reclusione è stata questa canzoncina simpatica che è la sigla di un reality simpatico.

Non stiamo a fare i moralisti eh! E poi sto ancora troppo male per addentrarmi in un discorso serio sulla mercificazione del corpo femminile (o in qualsiasi altro discorso serio).

“Le ragazze di playboy” potrebbe essere ribattezzato “le brave ragazze di playboy”, tanto sono simpatiche è buone e devote al loro mentore.

Certo, ogni tanto si scoprono una tetta e si mostrano disinibite, ma loro non sono che un contorno alla vera protagonista dello show: la casa.

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La casa di Playboy deve averne viste tante. Oggi Hugh Hefner (Hef per gli amici) ha 80 anni, ma una volta deve essersela spassata…
“Le ragazze di Playboy” è un docu-reality sullo stile di vita di Hef ed è più facile sapere che Hef mangia banane e cereali a colazione che quale tipo di biancheria indossano le sue bionde.

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E poi c’è tutta una serie di “connessioni” interessanti con lo show-biz, l’editoria e un enorme sfoggio di lusso.
Lo show ha avuto un successo straordinario in america proprio perché le ragazze sono un mix micidiale di gioventù, innocenza e una certa spensieratezza maliziosa…
Hef fa la parte di un nonno arzillo e tutto intorno c’è quanto di meglio soldi, fama e successo possano garantirti.
La cosa migliore però rimane la sigla… la ascolterei per ore… e la ballerei pure se non avessi gli spilloni nel collo 😦

E buona pioggia a tutti
agosto 22, 2007

spero sia carina la bambolina wodoo che qualcuno deve aver fatto con le mie sembianze e con cui si gingilla da giorni conficcandole spilloni alla base della testa.

Parlo così perché il mal di collo persiste e perché una volta, tanti anni fa, conobbi un tizio che leggeva la mano, profetizzava catastrofi e guardandoti ti vedeva chiodi nella testa, frutto di malocchi e macube varie.

Posso dire con assoluta certezza che quel tizio non mi piaceva neppure un po’ e che nonostante fossi una ragazzina, non approvavo neppure chi lo stava a sentire.

Se i miei genitori avessero saputo chi avevo conosciuto e che fui quasi costretta a farmi leggere la mano, credo avrebbero ucciso chi mi ci aveva portata. Io tacqui, non volevo morti sulla coscienza e neppure chiodi nella testa… che non si sa mai.

L’unica cosa che so è che tra ciarlatani e Wanne Marchi, qualcosa di autentico e portentoso esiste, ma la dobbiamo smettere di dargli il tormento.

Il titolo del post accenna al tempaccio che imperversa sulle nostre povere teste (e sulle teste delle bamboline wodoo che ci somigliano) in queste ore.

Tutta umidità che non mi fa troppo bene… in compenso apprezzo la luce soffusa ed il fatto che con un clima così non ti dispiace restare chiuso in casa col tuo piccolo (o grande) dolore, ovunque tu lo senta.

Mambo N.5
agosto 21, 2007

Meno 4 al matrimonio e noi abbiamo provveduto all’addio al nubilato di Silvia.

Avremmo potuto gettarla tra le braccia di un nerboruto spogliarellista perizomato o farle fare un corso accelerato di lap dance, avremmo potuto farla ubriacare o organizzarle una seratina da scambista in una losca villa alla periferia di Roma.

Invece abbiamo preferito farle fare Fiesta

(Ci siamo proprio divertite, ma dobbiamo tornarci quando c’è più movida.)

Bocciata invece la mia proposta di allestire una retrospettiva cinematografica sulla vita coniugale con la proiezione di “Scene da un matrimonio” e “Chi ha paura di Virginia Woolf”… ancora non capisco perché, mah…

25 anni per sempre
agosto 20, 2007

Questo post lo scrivo per farmi compatire.
Ormai lo so che qualche centinaio di persone passerà di qui, anche se non capisco come mai e so che leggerà che ho il collo bloccato.
La parte sinistra della base del mio collo fa male, fa male fino alla spalla – Maledetto collo!
Ci avevo dormito su l’altra notte ed era passato, poi è ricomparso ieri con la prima doccia e come se non bastasse ci ho fatto anche un bagnetto, non proprio caldo, in piscina.

Oggi in pratica non mi muovo e dovrò ricorrere ad un antinfiammatorio o a qualcosa di simile.

Come se non bastasse cos’è che ha detto il mio medico? “eh, cominci ad avere ‘25’ anni anche tu!”
Che giornataccia!

Una canzone per te
agosto 19, 2007

Non so come funziona nel resto d’Italia, ma qui è tornato di moda fare la serenata alla futura sposa qualche giorno prima del matrimonio.

Silvia e Gianluca si sposano sabato prossimo e così ieri ci siamo riuniti tutti di soppiatto a casa di Elena per andare a piedi – coro e fisarmonica compresi – sotto il balcone di Silvia a farle la sorpresa.

Silvia è la mia insegnante di aerobica da sei anni e posso dire con convinzione di averla vista crescere.
Era uno scricciolo con i capelli a caschetto ed il sorriso grande grande.
Mi raccontano che il proprietario della palestra fu costretto a comprare un microfono perché la sua voce timida non arrivava oltre la musica quando faceva lezione; dopo poco però il microfono fu riposto in un cassetto, perché lei aveva imparato a farsi sentire.

Il suo 5-6-7-8 è il mio incubo ricorrente, la sequenza verbale a cui le mie orecchie hanno dovuto abituarsi e a cui il mio corpo ha imparato (non senza difficoltà) ad obbedire.

Silvia si fa in quattro con le ragazzine della ginnastica artistica, diventa persino sarta quando c’è un saggio in vista e dimagrisce ancora di più quando è sotto stress.

E’ ancora uno scricciolo come il primo giorno che l’ho vista, anche se le sono cresciuti i capelli e sta per sposarsi col ragazzo con cui sta da una vita, ma ieri l’ho vista diversa.

In tutti questi anni ho sempre pensato che dietro quel sorriso enorme che le parte dagli occhi ci fosse un mondo tutto suo fatto di cose limpide, immacolate come lenzuola fresche di bucato e vederla in festa, vederla ballare con suo padre mi ha confermato ogni cosa.

Mi sono commossa (tra una pizzetta e un confetto), mi sono commossa perché mi commuove ogni cambiamento a cui la gente si sottopone per crescere.
La commozione non è che lo stato mentale di chi è felice e triste in parti esattamente uguali.

Le canzoni sconce, la tarantella, i nomadi, i panini con la porchetta, i confetti alla frutta, il cane Nero, i nonni, sua madre che cantava e noi li a guardare lo spettacolo della sua vita che si compiva.
Gianluca è felice, ha fatto tutto per bene in questi anni e ieri si è arrampicato su quel balcone con una rosa in mano.

Lunedì un’altra piccola sorpresa messa a punto da noi ragazze e poi appuntamento a sabato prossimo per l’ultimo atto…

la mala educaciòn
agosto 18, 2007

Ovvero: come fare in modo che tuo figlio a 11 anni diventi un serial killer.

Non ho la minima idea di come si allevi un figlio e di come lo si educhi.
Ho tirato su 5 gatti e credo che fino allo svezzamento non ci sia molta differenza con la procedura che si applica all’uomo.
Ai mici si da una poppata ogni due ore, poi una ogni tre con l’aggiunta di un po’ di omogeneizzato, in fine si fa assaggiare loro del cibo vero e quelli capiscono immediatamente cosa fare.
Il fatto che per l’uomo lo svezzamento sia più complicato, lascia intuire che apparteniamo ad una specie imperfetta, magari incompiuta.

Secondo me non esiste un metodo educativo universalmente valido per i bambini; mentre per gli animali il “carattere” è una impronta flebile, nell’uomo è un tratto innato e da subito presente, dal quale non si può prescindere.

Però, per semplificare la vita ai genitori, io dividerei di netto tra due categorie: gli estroversi e gli introversi.
Già nella culla è possibile identificare il carattere di un bambino… ci sono quelli peperini, irrequieti, i terremoti e quelli invece quieti e paciosi.

Ecco, i primi si prestano a diventare volitivi, magari estremamente brillanti, ma anche viziati, iperattivi e quindi insopportabili.
I secondi tendono a chiedere meno, più tardi potranno diventare bambini complessati, malinconici, tristi.

Se ai primi va assolutamente applicato il pugno di ferro: ovvero il perseguimento della disciplina e l’inculcamento del senso del dovere, con i secondi va adottato un metodo morbido e di stimolo.

Ai primi non si deve dare troppo spago perché tendono a prenderselo tutto, spesso dimenticano che non sono gli unici ad avere esigenze e non si curano dei bisogni degli altri.
I secondi invece vanno stimolati, pungolati e spesso assecondati.

I genitori si lasciano intenerire dal bel faccino dei figli; giustamente vedono i propri bambini come dei capolavori degni del cerchio perfetto di Giotto (del resto meglio genitori così che quelli che infilano la prole in lavatrice), ma i figli, come dice Jibran, non appartengono ai genitori.
E’ un po’ crudo da dire così, ma i figli sono prodotti che metti su piazza e che passeranno (con un po’ di fortuna) più della metà della loro vita ad interagire con persone estranee… è con quelle che dovranno cavarsela, non con mamma e papà.

Se ogni genitore, quando ha davanti il proprio figlio, pensasse al suo avvenire come essere sociale e non soltanto come individuo, credo che le cose andrebbero meglio.