Archive for settembre 2007

Un sabato
settembre 29, 2007

Succede che è un sabato d’autunno e che l’odore di ottobre è nell’aria.

La terra bagnata, il mosto nei tini, quelle nuvole che minacciano pioggia lassù e quaggiù – qua dentro – un po’ di freddo c’è già.

Succede che scrivo mentre penso a mio padre e adesso non c’è nessun altro a cui parlare, ho solo il blog.

Oggi là fuori qualcuno sta battezzando un partito che nasce. C’è gente che da qualche parte fa gli onori di casa e parla, probabilmente con entusiasmo, di progetti, di vecchi errori a cui porre rimedio.

Mio padre sarebbe con loro se potesse.

Io invece no.

Non mi hanno invitata ad andare, fatto per cui non biasimo nessuno dal momento che non sono pubblicamente integrata nel tessuto politico del mio paese, benchè mi piacerebbe avere le capacità per cambiarlo o migliorarlo magari.

Ciò che mi rammarica però è che – inutile fare finta che non sia vero – in una comunità, invitare qualcuno o non invitarlo equivale ad un messaggio preciso.

Può significare: “vieni, che sei dei nostri” o “ci piacerebbe tu fossi dei nostri” oppure, nel caso mio e di mia madre “venite perchè che siate dei nostri o no, Mario è stato l’uomo che più di ogni altro si è messo in prima linea per noi e chiunque voi siate, qualunque cosa facciate o non facciate, voi siete la sua famiglia e sarete sempre le prime a cui penseremo”.

Questione di pura coerenza o un minimo di riconoscenza, come volete.

E se è vero che la vita va avanti per tutti, è anche vero che gli amici non si dimenticano in due anni.

Quando mi hanno detto di questo evento, quando si sono stupiti che mia madre ed io non fossimo state invitate, io ho minimizzato… perchè è nel mio carattere.

la verità è però che mi dispiace. E’ come se ad un tratto insieme a mio padre se ne fosse andato anche tutto il resto; gli strascichi della sua vita e parte della sua eredità che mi spetta di diritto, perchè ho il diritto di continuare a vivere ciò che è stato.

E lui è stato molto per tanti, non solo per me.

E di lui ci sono mille piccoli ricordi stupidi che valgono più di tutte le parole spese nei comizi, in quei ricordi ritrovo chi era davvero.

Una volta mi ero chiusa in camera mia, non so cosa mi fosse preso, lui mi chiamava, mi chiedeva di uscire, scherzava; io continuavo ostinata a non aprire.

All’improvviso lui salì sul tetto e me lo ritrovai alla finestra; bussava al mio vetro e faceva le smorfie.

Lui era uno che per vedermi ridere un giorno si arrampicò sul tetto, ecco chi ho perso.

E chi hanno perso anche loro.

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Dopo oggi, Prima di domani
settembre 28, 2007

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Mi sento fortunata a non capire molte cose perché è bella la speranza di capirle un giorno, come quando non hai qualcosa e la puoi sognare.

Cosa sarei io se non sapessi immaginare?
Con il carattere che ho e l’indecisione… Con le turbolenze emotive ed i periodi di indolenza; Cosa farei senza un sogno da cullare?

Cosa farei senza quella punta di presunzione che mi porta a credere che presto troverò una mia risposta utile agli interrogativi del mondo?
E’ come una scintilla che fugge dal fuoco e si fa notare da solista all’improvviso; c’è tutto un fuoco che arde, ma una sola scintilla rapisce l’attenzione.

I miei desideri sono scintille nel fuoco con le loro evoluzioni perenni.
Non scompaiono però e non si spengono.
Sanno resistere al tempo quando bruciano su legno buono.

Non mi guardi nel carrello!
settembre 28, 2007

Che poi mi fa venire in mente il titolo di uno di quei filmoni cul-turali con Alvaro Vitali.

Non mi guardi nel carrello perchè se compro tre vaschette di gelato e due confezioni di biscotti al cioccolato non voglio che lei mi faccia il calcolo approssimativo di quante calorie mi si piazzeranno sulle cosce o di quando, presumibilmente, dovrei avere i primi sintomi del diabete.

Non mi guardi nel carrello perché se compro una mannaia per fare fuori tutto il consiglio comunale non sono affari suoi, che al 90% la giunta comunale sta sulle scatole pure a lei, confessi.

Non mi guardi nel carrello perché io ho appena guardato nel suo, che ha 90 anni si direbbe e si è comprata 7 bottiglie di Lambrusco.

Che poi il carrello non lo prendo mai, io ho il cestino che a portarlo in giro ogni giorno mi si allungano le braccia di 3 centimetri a settimana ma è sempre meglio che scarrozzare un carrello e non ho mai 1 euro in tasca da infilarci dentro.
Il cestino lo rimetto sempre a posto poi, sono una delle poche… che gli altri lo lasciano tutti sotto la cassa, probabilmente sta per farlo anche lei. Ma ho una coscienza io.

Insomma non mi guardi nel carrello o nel cestino così come ha fatto, che mi sembra debba darmelo lei lo scontrino o che magari voglia prepararmi il pranzo.

Che cercava nel mio cestino scusi?
Non c’è adesivo per dentiere o digestivi, non c’è neppure arsenico che non ho mariti da avvelenare, non ci sono prugne, né fresche né secche, non ci sono video porno o preservativi e se la mozzarella fior di latte la incuriosisce così, beh allora ha un problema serio!

Io sono scostante e asociale, ma quella è impicciona.

House, alla fragola con una punta di vaniglia
settembre 27, 2007

Questo detersivo alla fragola e vaniglia non l’ho comprato io, è definitivo. Io compro sempre marsiglia proprio per evitare di dormire come dentro un gelato o una grossa cheescake.

E si, certo, a proposito… adesso la prima cosa che faccio è precipitarmi al supermercato, fare scorta di biscotti digestive e philadephia perchè non puoi sniffare fragola e vaniglia per tutta la notte (che tra l’altro sei a dieta stretta) e poi non mangiare un dolce come si deve.

resistere, resistere, resistere.

anche se tua madre ti boicotta nel sonno e tutto il mondo cospira contro di te inviandoti milioni di messaggi subliminali.

Vorrei chiarire, visto che ormai è chiaro che un blog è qualcosa in più che un diario personale, che il mio regime alimentare non è affamante: comincio con una colazione energetica con yogurt, latte e cereali ed un succo di frutta, a pranzo mangio pasta con verdure o pesce o carne con contorni abbondanti e poi a cena uno yogurt con frutta. L’unica cosa che cerco di evitare sono i dolci e proprio di quelli ho voglia da morire… guarda un po’.

ieri sera non sono uscita, dopo la palestra ho fatto una doccia di un quarto d’ora (con il docciaschiuma ai frutti di bosco) e poi ho acceso la tv.

La notizia è che House non mi piace più.

Il personaggio è diventato ridondante. Prima al centro della storia c’erano casi singolari che tiravano fuori la personalità geniale del dottore e lo rendevano affascinante nel suo cinismo incurabile e nella sua spocchia ironica.

Ora House è protagonista assoluto: c’è sempre la sua droga, il suo processo, la sua battaglia con i vertici: c’è quasi lui soltanto e non mi piace.

La sua storia è più accattivante se appena accennata, raccontata attraverso il suo talento nel risolvere situazioni improbabili.

Ridateci l’House medico e tenetevi l’uomo problematico che invade il campo come una macchia d’olio che si allarga a dismisura.

ieri notte
settembre 26, 2007

Ero furiosa con lui, mi ero accorta che la guardava con troppo interesse. Lei veniva da Parigi, aveva quell’accento smorfioso ma parlava bene sia l’Italiano che l’inglese, poi era esperta di motori ed io stavo lì a fare scena muta.

Bei capelli, begli occhi e nonostante avesse il fidanzato (belga) lì a due passi io sapevo che tra loro stava succedendo qualcosa.

Lui rideva in modo così particolare, aveva una risata all’improvviso simile a quella di lei e la riempiva di domande sul suo lavoro interessante.

Lei cinguettava quell’inglese meravigliosamente parigino e neppure io potevo fare a meno di incantarmi ascoltandola.

Nel frattempo scrutavo i loro sguardi ma non riuscivo a fare niente per cambiare quella situazione.

La festa intorno a noi prendeva corpo: i cavalli, i costumi, le torce, i saltimbanchi e loro sempre più vicini. Io che cercavo di cambiare discorso o almeno di intervenire nei loro.

“Hey, dovremmo andare, devo portare questo a casa… poi torniamo” gli avevo detto timidamente indicando il pacchetto che tenevo in mano da quasi un’ ora.

“Dai, vai tu, io ti aspetto qui”.

Con la morte nel cuore sono andata alla macchina e ho guidato fino a casa. Era successo: lui stava bene lì, a quella festa a cui non voleva andare, a cui si era sempre annoiato… stava bene perchè c’era lei.

Avevo pianto fino a casa, avevo buttato il pacchetto sul divano, ero rimasta a riflettere per un minuto, poi sono corsa alla macchina, ho ingranato la quarta nel giro di tre secondi e ho volato per raggiungerlo.

Non erano più dove li avevo lasciati.

Però le luci dell’appartamento di mio zio erano accese, mio zio abita a Roma ed ero sicura non fosse tornato; ho le chiavi di quell’appartamento, ma le avevo date a lui insieme ad altre chiavi che avevo in macchina.

Aveva sbuffato quando gli avevo chiesto di tenermele e adesso le aveva usate.

Ho fatto una corsa e mi sono precipitata su, ho bussato e lui è venuto ad aprirmi dopo un po’ .

Lei aveva avuto bisogno del bagno, nel frattempo avevano bevuto acqua sul terrazzo.

Ero sempre più a disagio e lui era tanto amabile con lei quanto scostante con me.

La rabbia mi montava dentro insieme allo sconforto e all’orgoglio; non volevo fare una scenata.

Quando però abbiamo deciso di andare via e ho visto che lui le toccava la mano non ce l’ho fatta più. Non credevo ai miei occhi, le aveva accarezzato il braccio e poi le aveva preso la mano per un attimo.

Io l’ho guardato in faccia livida e lui aveva un viso felice, entusiasta. Quando invece aveva incrociato i miei occhi si era spento. Stava per dirmi qualcosa ma io ho cominciato a piangere.

Scendevo le scale asciugandomi le lacrime sperando che lei non se ne accorgesse. Arrivati in strada mi sono dileguata tra la gente, me ne sono andata. Insomma, adesso non so cosa sia successo dopo tra loro.

Mi consola un po’ solo il fatto che si tratta di un sogno.

io comincio così
settembre 25, 2007

Svegliarsi, alzarsi e scrivere qualcosa: è il miglior modo che conosco per cominciare bene e rodare la testa.
Dopo la notte la mente dovrebbe essere sgombra e invece io la ritrovo colma di fumi da laboratorio, bruciacchiata dagli esperimenti andati male.

Ospito uno scienziato pazzo nei miei pensieri, ha l’aspirazione dell’alchimia, ma temo sia un ciarlatano qualunque.
Un merito però gli va riconosciuto: non si stanca mai e non si rassegna.

Svegliarsi, alzarsi e poi – subito – scrivere qualcosa; prima ancora di aprire il frigo e tirare fuori la bottiglia blu del latte, prima ancora di decidere quali scarpe e che calzini.

Scrivere così, non per chi mi legge, ma per me che mi ascolto e ogni tanto mi commuovo persino per ciò che capisco all’improvviso di me stessa.

Guardare fuori, salutare un sole che rimane oltre le nuvole e scrivere, scriverlo allora che oggi finalmente piove, che tutto cambia, che la ruota gira.

diario
settembre 24, 2007

C’era qualche nuvoletta sui tetti di Roma stamattina, un sole un po’ sciapo… caldo però.
E’ andata così, che adesso non mi va di stare sveglia né di dormire.

Sbuffo un po’; il treno era uno strazio, la macchina un forno, la strada un campo di battaglia e in compenso la casa è fresca, luminosa quanto basta e malinconica solo per metà.

Sarà un caso la mia maglia verde? Insomma, sarà invidia o speranza?

E detto tra noi, non mi aspetto che chi passa di qui ci capisca qualcosa 🙂

c’è di buono
settembre 23, 2007

Ciao Blog, che bella mattina questa! Che sole e che aria frizzante!
In certi giorni sembra di poter tenere tutto l’universo tra le mani e sembra di poter vivere per come si è, senza compromessi.

Un respiro profondo e l’odore della campagna permea nel profondo, accarezza i lividi, rigenera le ferite, massaggia le spalle stanche.

Ti guardi intorno mentre il mondo cerca di svegliarsi indolenzito di brina e tu fai il tifo per ogni centimetro di terra arsa dal sole dell’estate, ogni pianta che ha aspettato in vano l’acqua, ogni foglia che resta attaccata al ramo aspettando il proprio autunno e speri e pensi che ogni cosa andrà al suo posto e in qualche modo, a proprio modo, ce la farà… esattamente come te.

Autunnamente
settembre 21, 2007

E’ ora di ricominciare con la palestra? Forse si, ho già fatto due mezze lezioni, così, tanto per stare con le amiche… forse stasera mi segno.

Poi comincia a fare davvero fresco di sera, ho ripreso i piumoni in lavanderia e la scorsa notte mi sono serviti.

La sera davanti alla tv, un paio di settimane e sarà bello accendere il caminetto mentre il dottor House cura i suoi malati, mentre Meredith non sa con quale ragazzo avere una storia, mentre i famosi patiscono la fame e Cecchipaone e mentre fuori farà sempre più freddo e più nero.

Mi vedo bene di domenica in qualche sagra di paese a mangiare caldarroste o a Marino, che c’è quella del vino e l’anno scorso mi sono divertita.

C’è tanta vita anche adesso, che sembra che tutto ricominci per come lo conosciamo, tra grigi e marroni intensi, profumi caldi e saporiti.
C’è tanta vita nell’ultimo sole e nell’odore dolce del freddo che arriva.

Speriamo bene e di sorridere per quanto di nuovo verrà

il miglio verde
settembre 21, 2007

L’altro giorno ho incontrato un tizio, lì per lì non avevo neppure capito chi fosse; aveva cominciato chiedendomi il numero di Marco ed io ero rimasta un po’ interdetta. Poi ho fatto mente locale, ho dato un nome alla faccia, gli ho dato anche una storia perchè in una frazione di secondo ho pensato di sapere chi fosse, senza avergli mai parlato prima.

Potere dei piccoli paesi, dove tutti conoscono tutti, magari senza averci mai scambiato due parole.

Il fatto è che quest’uomo, tra una cosa e l’altra, mi ha dato una notizia che non so ancora come prendere: mi asfalteranno il viale di casa.

Il viale che porta a casa mia è una delle stradine più suggestive che io abbia mai visto: è un tunnel ombroso, profumato di verde, nelle stagioni giuste è tempio di violette, narcisi e ciclamini.
Di notte, quando si riempie di buio impenetrabile, scroscia di vita di piccoli animali. E’ allora che arriva l’istrice e il riccio, il tasso, la volpe e gli uccelli notturni volano da un ramo all’altro perdendo piume e il sonno del giorno.

Da anni però il fondo stradale è in rovina: le reiterate perdite d’acqua (evidentemente riparate con poca perizia dall’ente preposto) hanno sottoposto il suolo a continui smottamenti, rendendolo quasi impraticabile.

Si è cercato di rattoppare qua e la e di tanto in tanto è parso che il rattoppo funzionasse, ma ora che il mio vicino di casa ha preso la singolare iniziativa di ricreare in piccola scala il deserto del Sahara su un fianco della strada per crearsi un ingresso, ecco, ora ci vuole il 4×4 per entrare a casa mia.

La strada è comunale, quindi la manutenzione non è mai stata di nostra competenza e tra l’ altro mio padre, assessore ai lavori pubblici per anni, si sarebbe tagliato un dito piuttosto che ordinare un lavoro che di fatto avrebbe portato vantaggi solo a lui (addirittura aveva avuto remore a far passare il metano nella nostra contrada per paura che si dicesse che aveva approfittato della carica pubblica).

In oltre l’asfalto non gli era mai piaciuto e neppure a me. Quella strada ha un fascino rustico e selvaggio e coprire le pietre aguzze ed aspre con un manto nero e liscio sarebbe snaturarla, toglierle l’anima.

Ma l’uomo viene prima di tutto, giusto?
Le gomme della macchina, la carrozzeria, i piedi infangati, il disagio… e allora la poesia si piega alla risoluzione pratica… si prendono i ricordi, gli si fa una foto e si va verso il futuro… camminando comodi.