Un sabato

Succede che è un sabato d’autunno e che l’odore di ottobre è nell’aria.

La terra bagnata, il mosto nei tini, quelle nuvole che minacciano pioggia lassù e quaggiù – qua dentro – un po’ di freddo c’è già.

Succede che scrivo mentre penso a mio padre e adesso non c’è nessun altro a cui parlare, ho solo il blog.

Oggi là fuori qualcuno sta battezzando un partito che nasce. C’è gente che da qualche parte fa gli onori di casa e parla, probabilmente con entusiasmo, di progetti, di vecchi errori a cui porre rimedio.

Mio padre sarebbe con loro se potesse.

Io invece no.

Non mi hanno invitata ad andare, fatto per cui non biasimo nessuno dal momento che non sono pubblicamente integrata nel tessuto politico del mio paese, benchè mi piacerebbe avere le capacità per cambiarlo o migliorarlo magari.

Ciò che mi rammarica però è che – inutile fare finta che non sia vero – in una comunità, invitare qualcuno o non invitarlo equivale ad un messaggio preciso.

Può significare: “vieni, che sei dei nostri” o “ci piacerebbe tu fossi dei nostri” oppure, nel caso mio e di mia madre “venite perchè che siate dei nostri o no, Mario è stato l’uomo che più di ogni altro si è messo in prima linea per noi e chiunque voi siate, qualunque cosa facciate o non facciate, voi siete la sua famiglia e sarete sempre le prime a cui penseremo”.

Questione di pura coerenza o un minimo di riconoscenza, come volete.

E se è vero che la vita va avanti per tutti, è anche vero che gli amici non si dimenticano in due anni.

Quando mi hanno detto di questo evento, quando si sono stupiti che mia madre ed io non fossimo state invitate, io ho minimizzato… perchè è nel mio carattere.

la verità è però che mi dispiace. E’ come se ad un tratto insieme a mio padre se ne fosse andato anche tutto il resto; gli strascichi della sua vita e parte della sua eredità che mi spetta di diritto, perchè ho il diritto di continuare a vivere ciò che è stato.

E lui è stato molto per tanti, non solo per me.

E di lui ci sono mille piccoli ricordi stupidi che valgono più di tutte le parole spese nei comizi, in quei ricordi ritrovo chi era davvero.

Una volta mi ero chiusa in camera mia, non so cosa mi fosse preso, lui mi chiamava, mi chiedeva di uscire, scherzava; io continuavo ostinata a non aprire.

All’improvviso lui salì sul tetto e me lo ritrovai alla finestra; bussava al mio vetro e faceva le smorfie.

Lui era uno che per vedermi ridere un giorno si arrampicò sul tetto, ecco chi ho perso.

E chi hanno perso anche loro.

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5 Risposte

  1. Riconoscenza? esiste???
    Il dolore è di chi resta, gli altri non ne fanno parte…………

  2. Una delle cose più antipatiche sarà rispondere a chi ti chiede perché non siete state invitate. Non credo tu non abbia una risposta per te stessa, al di là di quanto hai scritto. In politica, tra pari, non credo esista la riconoscenza. Non amareggiarti!

  3. 😥

    Un abbraccio ebasta ❗ 🙂

  4. Non vi meritano.
    Un bacio, tesora. :-*

  5. Stanno facendo allo stesso modo un po’ dappertutto. Che senso ha parlare di partecipazione, di apertura alla società, se poi si fanno le riunioni ad invito?

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