Archive for ottobre 2007

Non tutti i mostri vengono per nuocere
ottobre 31, 2007

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Halloween!

Fa niente che non ci appartiene, per me dovremmo prenderci tutte le feste del mondo ed elargire le nostre a chi le vuole.

Questa foto l’ho scattata a Los Angeles, eravamo alla Universal City quel giorno e anche li, come nel resto della California, le vetrine straripavano di riferimenti ad Halloween.

Dolci di ogni tipo, pupazzi orribili, sangue finto, cappelli da stregoni e gatti neri ovunque.
Con la memoria torno a Petaluma e a quel campo che si vedeva dalla strada dove di domenica le famiglie andavano a scegliere le proprie zucche.

Le mele stregate le ho mangiate anche io, ma risparmio al mondo la visione di me che azzanno il frutto candito e coperto di croccante cioccolato.

Non festeggio stasera e non andrò in giro a chiedere caramelle ai vicini di casa, ma sento che è Halloween, lo so, vedo il mondo color arancione zucca e mi piace!

Roma domani… o oggi ormai
ottobre 31, 2007

00.30 spegnere la luce prego, domani ci si sveglia presto.

Se esistesse il teletrasporto sarebbe meglio anche se il treno non mi dispiace.
E’ che certe volte non avere tanto tempo per pensare può essere positivo e ammazzare le pause e fare tutto come se da una stanza si potesse passare all’altra senza corridoi sarebbe utile.
Bum!
Apri la porta e sei già lì, fai quello che devi fare e dici quello che devi dire ed è tutto finito.
Invece ciò che c’è di bello nell’amore, come nelle vacanze o nella musica, ovvero il preludio, può essere terribilmente tedioso in altri ambiti.

Se ci pensi non ha senso spendere 4 ore di viaggio per una incombenza che richiede venti minuti in tutto, ma non è questa né la prima né l’ultima cosa a non avere senso nella vita di ognuno di noi.

Provo a tirarmi su pensando che un’idea arrivata all’ultimo secondo, proprio sul traguardo, può essere determinate e non aver tempo, quel tempo, potrebbe essere fatale.

E quando in questo ragionamento entrano in gioco concetti ai quali mi rifiuto di pensare come il destino, la predestinazione, l’idea che quanto accade ogni giorno sia il compiersi di una storia già scritta, allora mi rassegno all’idea della necessità del sacrificio.

Se tutto ciò che riguarda un destino già scritto valesse, allora non avrebbe senso combattere per le proprie idee che tanto la vittoria o la sconfitta non dipenderebbero dalla giustezza delle stesse e dalla passione nel difenderle, ma solo e soltanto da un fato favorevole che, in ogni caso, avrebbe portato il vento dalla parte giusta.

Mi spaventa l’idea di non poter far niente per cambiare una storia, magari proprio la mia. Mi spaventa molto più che perdere tempo in treno e dover camminare sotto la pioggia per le strade di Roma.

Quindi Roma domani, anche senza teletraspoto, ma comunque col diario di bordo… dottor Spock.

acqua con ghiaccio
ottobre 30, 2007

Stamattina sa di acqua con ghiaccio, la stessa che ci portavano sempre in America, servita in bicchieri tre volte più grandi di quelli italiani.
Stamattina penso alla voglia che avevo di vedere tutto e afferrare ogni cosa con gli occhi e che fosse per sempre o più a lungo possibile.
Mi manca la foresta e quell’albero che sembrava grattato da un orso, mi manca il viaggio veloce delle nuvole che si attorcigliavano su in alto.
Mi mancano i siparietti di Marco, Kevin e Jorgen e la loro sorprendente immediata affinità.
Acqua e ghiaccio scendono dall’alto, scolorano il verde dell’erba, mi arrivano fino alle ossa, permeano nei tessuti sensibili che regolano l’umore e le fasce nervose si tendono per proteggermi un po’.

Marco dice che spesso il mio blog è triste; dice che il mio tono deve cambiare. Dovrebbe, lo correggo io… Non vorrai mica ordinarmi di essere felice?

Acqua e ghiaccio nella tazza del latte, dagli occhi dei gatti, tra le foglie delle piante in cucina, sulla presa della corrente tra scintille blu e piccoli tremori.

Sbadata e imprecisa, ecco quello che sono.
In giro lascio i fogli, i piatti, le gomme da masticare e le cose a metà. Persino i pensieri lascio così, come se non fossero preziosi perché miei e solo miei.

Acqua con ghiaccio sui tergicristalli mentre le spazzole ghignano di stanchezza. Sul blu della macchina, sulla polvere antica che scivola via e sull’asfalto impreciso.
Su tutte le cose che ho lasciato e che avrei fatto bene a portare con me, da qualche parte.

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Ieri ho fatto tardi davanti alla tv. Mi è difficile addormentarmi di notte, impossibile quando finalmente ho la possibilità di guardare qualcosa che mi piace davvero.
“Quei Bravi Ragazzi” è un film che bisogna vedere anche se non si gradiscono i gangster movie e tutto il filone cinematografico che riconduce al tema della mafia italo-irlandese in America.
Uscito nel 1990, realizzato da un Martin Scorsese in evidente stato di grazia, palese fonte di ispirazione per i produttori di una delle serie televisive più di successo degli ultimi anni “i Sopranos” (il film raccoglie la metà del cast dello sceneggiato televisivo), è la storia di piccoli mafiosi di Brooklin, la storia della loro vita, delle loro violenze e di come si fa per sopravvivere ai pesci grossi.
Joe Pesci vinse un oscar come attore non protagonista; il suo personaggio è impeccabile nelle proprie nevrosi, negli scatti d’ira e nel carattere indomabile.

Quei bravi ragazzi non tocca il sublime lirismo poetico di “C’era una volta in America”, che si avvale anche di una delle colonne sonore più belle che un film possa vantare, ma è trascinante, ardito e appassionato.

Mentre ieri il film andava (sulla povera rete 4, alla quale almeno il merito di trasmettere qualche bel film in seconda o terza serata va riconosciuto) mi ricordavo della prima volta in cui lo vidi. Me lo prestò Marco; era diviso in due dvd, io non me ne accorsi e vidi solo il secondo… praticamente, quindi, soltanto l’ultima metà eppure mi piacque, che scema!
In questo modo, quando finalmente vidi la prima metà, questa fu una meravigliosa sorpresa.
In seguito ebbi modo di vedere film così come si doveva, dall’inizio alla fine come Scorsese comanda, ma ho la sensazione che il mio errore, fortuito quanto grossolano, mi abbia insegnato che certe opere possono essere magnifiche benché manchino di qualcosa, si tratti della fine o – come nel mio caso – dell’inizio.

Arce: sperimentale e teatro
ottobre 29, 2007

Oggi faceva caldo lassù tra le scale dismesse e le vecchie case del centro storico, che di storico hanno anni, ciottoli e qualche scorcio sopravvissuto all’incuria o alla follia di chi l’ha abitati senza amore.

Si stava proprio bene mentre gli artisti di residuiteatro accendevano la luce surreale del loro teatro sperimentale facendo splendere, angolo dopo angolo, quelle strade in salita.

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Era come se questa ventina di ragazzi, venuti da Roma e dal resto del mondo ci avessero presi per mano e sottovoce ci avessero detto: “adesso venite e guardate il vostro paese, venite con noi e ve lo mostreremo come non l’avete mai visto perchè è così che lo vediamo noi“.

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Allora eravamo lassù e salivamo e scendevamo tra scalini scivolosi e profumo di menta, coi cani ed i gatti alle calcagna ed un fiume di gente alle spalle che cresceva e sorrideva di stupore.

Venite con noi e ci vedrete nei vostri posti, ve li faremo sentire con il rumore dei piedi che corrono o scalciano, sentirete le vostre frasi, guarderete i vostri gesti e scoprirete voi stessi.

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Quando chiedi a loro chi sono e perchè hanno scelto Arce – ecco – rispondono tutti “E’ una lunga storia”.

Io la riassumo così: il gruppo di residuiteatro, con i finanziamenti della comunità europea, si è unito con laboratori teatrali di ogni parte del mondo, fondendosi insieme per realizzare qualcosa di bello e speciale.

Come prima location hanno scelto Arce perchè uno di loro ha un amico che è uno di noi, si una lunga storia, ma bella per una volta.

In dieci giorni hanno osservato, scoperto, annusato e creato; hanno montato uno spettacolo che affascina, diverte e fa riflettere. Fa riflettere. Fa riflettere.

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La nostra gente era entusiasta, anche se intimidita da quelle cose un po’ complicate che non solleticavano la pancia con risate facili e che non provocavano stupore con effetti speciali.

Sentivo qualcuno che si lamentava di non capirci niente.

“Ecco” – mi dicevo io – “che strana la smania che ha la gente di capire sempre tutto, considerando il fatto che la vita stessa è il più grande mistero che esista.”

Allora non resta che guardare e sentire e aspettare che qualcosa ci arrivi nel profondo e che poi diventi un brividino sulla pelle, così, tranqullamente, senza fretta e senza ansia.

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Si stava bene lassù, con loro, estranei o ospiti, piccoli e flessuosi intrusi venuti a dirci che la vita arriva ovunque e non importa che si nasconda tra i panni stesi o i vetri rotti; la vita arriva ovunque se tu ce la porti.

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Il mio tempo
ottobre 28, 2007

Freddino stasera eh? Non c’è una stella qua fuori, solo una luna che sembra un vassoio di quelli di rame e mi ricorda le feste di Natale quando lucidi le stoviglie per sistemarci sopra le portate.

Ha un alone intorno che qualche volta presagisce pioggia, ma qualche volta no.

Ho cenato coi cereali ai frutti blu, nel microonde ho scongelato una fetta di torta alla carota e mentre scrivo mi mangio le lettere.

Mi trovo nel bel mezzo, proprio adesso, del trasloco temporale dal legale al solare e provo il solito fastidio ogni sacrosanto anno. Resisto come Leonida con i persiani e soccombo mal ridotta come lui, ma con la sua stessa gloria…
So di fare parte di un esercito stasera, un esercito di spartani che combatte l’orologio. Molti sono a sbattersi in discoteca, altri a smanettare al Pc e altri, tra i quali io, sono già a letto a raccogliere le idee.

Sto pensando che c’è una linea troppo sottile a dividere il piacere dal dolore, è una linea che come una vena affiora o scolora a seconda delle circostanze e oggi va così, che se mi chiamano dal piano di sotto faccio finta di non sentire.

E tra un pensiero cupo e l’altro, progetto un Halloween party a casa mia.
Qualche spuntino e un po’ di pizza, poi magari un classico dell’orrore, che ne so, Nightmare, anche se Elisa forse non ce la fa.
L’avrei portata nella casa degli orrori agli studios, io un po’ ho avuto paura lì.

Tra tutte le cose a cui dovrei applicarmi questa è proprio l’ultima… ma io ho il vizio di cominciare dalla fine.

da adesso a…
ottobre 26, 2007

Adesso aspetto che mi venga sonno dopo aver vagato tutto il giorno con la testa vuota in un territorio in trincea tra ricordi che non voglio lasciare e  centimetri quadrati da riconquistare.

In poco più di dieci giorni avevo perso il senso di casa mia e rivedere il marmo bianco del piano di sopra, l’autunno precipitato all’improvviso su di me, il profumo di legna ardente e la luce rossastra della mia stanza mi ha fatto uno strano chiasso dentro.

In America mi ci sono buttata eppure l’avevo affrontata con una certa resistenza. Ero pronta a smontare questo mito dell’oro che la California si porta dietro e invece mi sono ritrovata a pensare di poter lasciare tutto per restare là, addirittura si, e senza paura.

E so bene cos’è che mi ha preso tanto, è stato il dialogo costante che quella terra sembra intrattenere con chi la abita

Sembra una conca che ti abbraccia e ti tiene prima che arrivi l’oceano e sembra che ti guardi e ti sorrida ovunque tu sia come gli occhi della Gioconda.

C’è una bella luce che rende le fronde degli alberi fatte più d’ombre che di foglie e le nuvole volano veloci.

Ho amato questo viaggio e lo spirito con cui l’ho affrontato, ora però sono tornata e voglio ritrovare il tempo, la temperatura e le unità di misura che avevo lasciato. Nel frattempo so che io non sarò mai più la stessa e – per una volta – ne sono felice.

Mi hanno riconsegnato la valigia alle sei del pomeriggio quando avevo il telefono in mano già pronto per chiamare la british di nuovo dopo averlo già fatto stamattina appena sveglia.

Eppure credo che volerò ancora con British, mi sono trovata bene e la cosa che mi ha conquistata davvero è il monitor che ognuno ha davanti al proprio sedile, sul quale si possono scegliere più di venti film tra nuove uscite e classici e poi serie tv, sport, news, radio e podcast.

Per me avere un intrattenimento di alto livello e’ stato importante perchè mi ha aiutata a rilassarmi. Poi il cibo è buono, gli aerei spaziosi e gli orari affidabili.

In definitiva sono molto soddisfatta… ma per me atterrare sana e salva è già qualcosa di incredibile.

volerò ancora con British perchè nonostante tutto, ma proprio tutto, mi è rimasta addosso una grande voglia di viaggiare e devo capire se si tratta di spirito d’avventura o voglia di scappare.

viaggiare leggeri
ottobre 26, 2007

Fuori piove ed è buio pesto, il caminetto va e il gatto è qua che fa le fusa. Tutto perfetto: autunnale, taliano, notturno, familiare.

La nota stonata è che mi hanno perso il bagaglio… ‘tacci loro…

Nella denuncia hanno scritto che la mia valigia è verde, ma in realtà è verde acqua e ci tengo che si sappia.

Abbiamo avuto poco tempo nello scalo da San Francisco a Londra e mentre la valigia di Marco è passata, la mia è rimasta a Heathrow… bella fregatura.

sono stanca morta, ho anche fame e non so se ho voglia di pranzare, di cenare o di fare colazione. Negli ultimi due giorni ho preso tre pasti in crociera, un paio tra aereoporto e stazione e masticato gomme trident. Ho resistito al mal di pancia e alla paura di volare, le gambe mi reggevano a malapena e ho avuto i nervi a fior di pelle quando ho realizzato di non avere il mio bagaglio.

Cerco di riabituarmi alla tastiera italiana, al fuso orario, al letto, ai brutti pensieri e realizzo – adesso – che è meglio mettermi in modalità sleep.

Update del 26/10/07

Roma, 26 ottobre 2007 – Naomi Campbell si è presentata 11 minuti prima del decollo all’aeroporto londinese di Heathrow pretendendo di salire sull’aereo che la doveva portare a New York. Niente da fare per i funzionari della British Airways. La “dea nera della passerella”, conosciuta per il suo acceso temperamento, allora ha perso le staffe. Pestando i piedi – secondo alcuni testimoni – ha gridato: “Mi dovete far salire, ‘come on'”. I capi della compagnia di bandiera britannica le hanno offerto di salire senza bagaglio e di farle avere le valigie con un volo successivo.

“State scherzando – ha risposto Naomi – Perdete valigie in continuazione e non vi affido le mie per nulla al mondo”. La top model 37enne, una delle migliori clienti della British Airways, non ha mollato: “Non posso credere che non mi fate salire a bordo. Cos’è? Con chi devo parlare?”. La notte scorsa, un portavoce di Naomi, ha affermato: “E’ in volo al momento, sta andando a New York per lavoro. Non sappiamo di alcun incidente”.

… ecco, la capisco.

Ciao America
ottobre 24, 2007

E’ l’ultima sera in questo hotel e domani lascero’ l’America.

L’unico rimedio alla nostalgia per la fine dell’avventura e’ sentire fino in fondo la soddisfazione per quanto visto e fatto.

Sapevo che avrei provato sensazioni grandi come la terra che avrei visitato e come le distanze che ho coperto tra cielo e terra ma non potevo immaginre che avrei conosciuto tutta quella gente e che avrei parlato in iglese cosi’ tanto. E’ stata una sfida per me che spesso mi sento inadeguata alle situazioni in cui mi trovo e che provo un senso di disorientamento di fronte a gente che non conosco.

Invece oggi so che mi mancheranno Kevin da Boston, Endy dalle isole vergini, Martin dal Kenya e persino Jorghen da Denver… anche se non ho mai conosciuto un quarantenne cosi’ quindicenne.

Anche stavolta ho camminato da sola. La prima volta fu a Boston, ora a San Francisco.

Ogni volta che mi misuro con una citta’ sconosciuta e seguo una mappa e piano piano scopro strade e angoli e capisco di averli fatti miei per sempre nella memoria, allora mi sento felice e fiera.

Non so, forse domani faremo ancora un giro per la citta’, cmpreremo del vino mgari e pranzeremo da qualche parte al sole.

Ieri mia madre mi chiedeva degli incendi, ho saputo da lei che la california sta bruciando: oggi ho visto il tg ed ho sentito di centiania di persone evacuate tra Los Angeles e San Diego. Mi spiace, io e Marco abbiamo percorso quella strada non piu’ di una settimana fa’, fino a Tijuana e ritorno.

E cosi’ ho piegato i vestiti di Marco, ho pressato nella mia valigia le cose che avevo portato dall’Italia e le nuove, comprate qui…

Ho rimediato biscotti e una mela per Halloween stasera e anche tanti abbracci sinceri.

Domani e’ un altro giorno e bisogna ripeterselo ogni notte.

“Sand Francisco”
ottobre 23, 2007

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Ho camminato per sei ore di fila.

Sono sfinita.

Eppure la giornata di oggi e’ valsa tutta la vacanza, o quasi.

Il titolo e’ rubato da un cartello letto sulla spiaggia di Marina.

Ho diviso il pranzo con gli uccelli della baia gab.jpg … quasi tuttoice-cream.jpg e poi ho camminato lungo il mare per chilometri fino ai leoni marini del pier 39 leoni.jpg e oltre. Su, fino a north beach north.jpg, passando per chinatown e union street .

Una doccia di odori legati al mare, la brezza dell’oceano e un sole caldissimo. capelli-rossi.jpg

E poi tornare indietro fino a Marina boulevard (dove ci sono case da sogno) e ancora oltre, la dove osano le aquile e dove si arriva – finalmente – al golden gate. golden-gate.jpg

Si, sono esausta e non so se dormiro’ bene, ma lo rifarei anche domani.

A proposito di domani invece, sara’ una giornata tranquilla ancora qui, nella regione del vino e delle mele, il penultimo in California, in America, in viaggio… e lo sapevo che mi sarebbe dispiaciuto.

Go!
ottobre 22, 2007

Mentre continuavo a passeggiare per posti incantati nei quali ti aspetti di incontrare cappuccetto rosso da un momento all’altro, oppure magari… un orso bruno,

bosco.jpg ho ricevuto la bella notizia: e’ nato il bimbo di Emanuela. Oggi a San Francisco la mia missione sara’ comprare un regalino per lui.

Qui le cose vanno bene, non mi stupisce piu’ – se non di quello stupore un po’ fanciullesco – ritrovarmi di fronte un daino o un cervo che ci attraversa la strada davanti.

Qui la natura e’ selvaggia, ma la gente e’ amichevole.

Mi trovo bene e sebbene non abbia una conversazione fluente mi faccio capire e capisco. Sopravvivo insomma e questo senso di precariet’ cotinua e di sfida sottile con se stessi e’ un pungolo piacevole.