Storia di M.

Quando l’ho incontrato, qualche settimana fa, G. mi ha detto che suo fratello M. non se la passa troppo bene: sua moglie lo ha lasciato e da 7 mesi non gli fa più vedere i bambini.

Io ci penso, ci ho pensato tanto in questi giorni.

M. lo conobbi 9 anni fa. Io tornavo in treno da Roma, ricordo ancora che avevo un ciondolo che era un timbro con la “B”, lo portavo sempre in quel periodo e adesso, che tristezza, non so nemmeno più dov’è. Eravamo in un mese abbastanza caldo, poteva essere maggio perché pensavo ossessivamente ad un esame che avrei dato nella sessione estiva.

Lui sbucò da non so dove, mi si sedette di fronte e mi chiese se non fossi di Arce. Mi aveva riconosciuta, io invece lui non l’avevo mai visto e se ne stupì… diceva di essere famoso.

Era un fiume in piena M.
Non si risparmiò e mi raccontò tutta la sua vita dalle partite di calcio con gli amici al primo spinello e poi l’eroina. Mi raccontò senza remore delle rapine, delle notti sotto i ponti, quelle passate alla stazione termini, i concerti a Berlino, gli arresti, le astinenze e quella volta che si conficcò un ferro del letto a castello nell’occhio e nemmeno se ne accorse da quanto stava male.

Ora faceva la spola tra una comunità e l’altra e poi mi mostrava il braccio e mi diceva: “guarda, non mi buco più” e poi aggiungeva che però con l’alcol aveva ancora dei problemi.
Mentre deglutivo un po’ nervosamente pensavo a cosa dire che non suonasse banale e pietistico, ma che avesse un senso… se non altro per me.

Allora glielo dissi che non avevo mai conosciuto nessuno, prima di lui, che facesse uso di eroina e parlammo di qualcuno del nostro paese che frequentavo da ragazzina e che era sparito, di qualcun altro che c’era rimasto secco e di qualcuno che andando via ne era uscito.

M. diceva di essere fortunato perché nonostante tutto era sano come un pesce e ogni tanto si ripeteva che se le cose fossero andate in modo diverso lui avrebbe fatto qualcosa nella vita.

Io annuivo.
M. è sveglio, ha un carattere da leader, è simpatico, pare avesse anche del talento sportivo e sicuramente se non si fosse bruciato, se avesse scelto una strada diversa, avrebbe ottenuto delle soddisfazioni dalla vita. Ma avrebbe davvero potuto scegliere un destino diverso?

Mentre lui cominciava a farsi le canne alle scuole medie, io ero ancora alle elementari e quando si infilava il primo ago nel braccio io avevo ancora voglia di giocare con le bambole, eppure abbiamo solo 4 anni di differenza.

Io c’ero, anche se a margine di quel contesto; Io c’ero e sentivo che aria si respirava in quegli anni. M. e tanti altri erano ragazzi che volevano di più dalla vita e lo volevano subito.
Non erano fatti per un mondo che andasse a sessanta battiti al minuto, loro volevano gioia e brividi e negli anni ottanta era persino lecito credere di trovare tutto questo nella droga.
Oggi no.

Oggi gli eroinomani degli anni ottanta scontano il loro passato se hanno ancora la fortuna di essere vivi.
M. si arrangia.
Era tornato pulito, aveva incontrato una ragazza e l’aveva sposata.
Un giorno, mentre la moglie aspettava il loro primo figlio, mi aveva detto che aveva paura che per colpa sua qualcosa potesse andare storto nella salute del bambino e che questo lo spingeva a rigare dritto.

Era una paura ingenua, ma io la trovai salutare e bellissima, così lasciai che se ne tenesse un po’.

Poi non so cosa andò storto, G. dice che furono i genitori di lei con le loro vessazioni continue…
Si chiede perché suo fratello debba passare l’inferno in terra. La cosa su cui rifletto è che ciò che per chiunque è una tragedia, cioè la separazione ed il non poter vedere i propri figli, per qualcun altro è molto di più; per M. può essere una spinta nel baratro, lui che sull’orlo ci cammina da sempre.

Mi spiace e ci penso.

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14 Risposte

  1. Brì, mi sento un po’ come te il giorno che l’hai incontrato.
    Non so cosa dire che non risulti scemo.
    Quindi sto zitta.
    Ma mi sa che ci penserò anche io.

    Baci

  2. Che dire… ho un amico, o meglio… avevo un amico.
    Aveva questo piccolo vizio, durato oltre 10 anni, era stato in “Tibet” come diceva lui (S. Patrignano) per quattro anni, ne era uscito sano.
    Però aveva sostituito una cosa con un’altra, fiero del fatto che l’alcool è un problema “secondario” e quindi del tutto trascurabile… il problema vero lo aveva risolto ormai!
    Era il cantante del mio gruppo, una sera abbiamo suonato per una festa, incontra una ragazza dopo il concerto. Me la presenta contentissimo come avesse trovato un tesoro. E così è stato. Mesi dopo sono andati a vivere insieme e si sono sposati.
    Si era trasferito con lei vicino ad Asti, per stare lontano da certe “deviazioni della città”.
    Ma era una banale scusa. In fondo le “deviazioni” sono in città esattamente come lo sono ovunque. Infinite bottiglie di alcool in salotto, una coppia sempre più in crisi.
    Ha ripreso con il suo piccolo vizio. Due anni fa ha provato l’ultimo suo gioco (come lo chiamava lui).
    Ok, era una persona complicata ma mi manca da matti quel suo modo di essere… era una persona tormentata ma “completa” in un modo profondo.
    Se devo dire in retrospettiva se il mio rapporto da “normale” con lui era facile o no… beh… ovviamente dico di NO. Perché in fondo ognuno sceglie per sé e quando una persona è convinta di prendere una strada non lo fa mai per caso. La cosa triste è che io ci vedevo diverse alternative, lui no.
    Rob

  3. Complicato.
    Discorso complicato.

    A me la droga ha portato via un amico di famiglia: un avvocato, qualche anno più grande di me, un ragazzo con un grande talento…

    Quello che scatta dentro lo sa solo chi comincia a farsi, ma non succede mai per gioco: c’è un’angoscia e un dolore alla base di certe scelte, forse anche un po’ di vigliaccheria e di idealismo.

    Me l’hanno offerta spesso, quando ero adolescente. Frequentavo un Liceo in cui le libertà di comportamento andavano di pari passo con le possibilità di farsi, ma all’epoca ero molto forte e cosciente di quello che è giusto. Adesso, forse, vacillerei anche io… …per fortuna che sono fuori target! 😉

    Insomma, un giovane che si fa di droga può apparire anche “bello selvaggio e ribelle” (definizione di Vasco “anni d’oro”… – ndr), ma uno che provasse a quarantanni sarebbe solo un “povero sfigato”.
    No, nooo… Temo che questa sarà una delle poche cose che mancherà al mio carnet di vita, nonostante mi piaccia il detto francese “tutto, almeno una volta”. 😛

    Ricordo con affetto quel mio amico, mi ha voluto bene e insegnato anche alcune cose: talvolta non siamo noi a scegliere consapevolmente di andare incontro a una vita di m.

    Un abbraccio complicato 🙂

  4. è sempre molto triste quando coppie di amici si separano….l’altro giorno una moglie abbandonata mi ha ripetuto una frase di suo marito ….così stupida che presto ci farò un post

  5. ognugno è artefice del suo destino

  6. tremendamente complicato. E purtroppo sono pochi i casi in cui si è capaci davvero a risollevarsi e rifarsi una vita. Ci vuole tantissima forza di volontà e avere vicino persone e strutture capaci di darti un aiuto vero. Altrimenti è un vortice senza fine, e ogni giorno che passa è peggiore di quello appena trascorso.

  7. Pat: raro che tu dica qualcosa di scemo comunque 😉

    Robalfieri: andare via dal posto in cui hai cominciato a farti e dal giro che frequenti credo sia utilissimo, se non indispensabile in certi casi. Mi spiace per il tuo amico che non ce l’ha fatta.

    Alberto: tutto almeno una volta? uhm… sa di promesse inevitabilmente non mantenute 🙂

    newyorker: hai ragione, le separazioni sono come pietre lanciate nell’acqua: i cerchi arrivano anche agli amici e i sassi affondano 😦

    benessere: e chi è causa del suo mal pianga se stesso… non fa una piega, però qualcosa non torna e penso alla predestinazione e al fatto che la contingenza è fondamentale, ma con alcuni tratti distintivi ci nasciamo e non ci possiamo fare proprio niente.

  8. Enrico: si, ci vuole forza e, come in tutte le cose, anche fortuna.

  9. però che storia…come rovinarsi la vita…!!!

  10. Brigida vorrei precisare… io in quel “giro” non ci sono MAI entrato. Questo non indica il fatto che non mi sia mai stata offerta la possibilità.
    Ma sono scelte di vita, e scelte di morte in fondo.
    Io ho fatto la mia scelta. Ho 37 anni e mi sento felice di aver preso la “strada sana”.
    R

  11. brutta faccenda…

  12. Titty: Eh già…

    Rob: e infatti io parlavo di lui che in quel giro ci era entrato e dal quale giustamente cercava di allontanarsi… Non frequentare quelle persone e quei posti poteva aiutarlo ad essere più forte; so di molti che si sono salvati così, andandosene lontano.

    Fede: si…

  13. una storia triste senza dubbio…
    non riesco a scrivere altro.

    Baci.

  14. Conosco una storia simile che per fortuna è andata a finir bene, per adesso

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