Tor di Quinto

Ne avevo parlato quando mi era capitato di raggingere Tor di Quinto per sbaglio, avrei dovuto scendere alla fermata precedente e invece il treno non si era fermato.

Arrivare a Tor di Quinto da uno dei treni della ferrovia Roma Nord è come ritrovarsi su Marte all’improvviso.

La baraccopoli nascosta tra gli alberi, laggiù nei fossi, è come una lunga distesa di astronavi piena di alieni evidentemente clandestini.

Prima di ogni altra cosa pensi stupita o meglio esterrefatta: ma è proprio vero? Oppure le vedo solo io queste vite che brulicano tra i rovi?
La sensazione che danno è quella di essere invisibili agli occhi della gente. Ti dai uno sguardo intorno, scruti le facce che ti stanno vicino li sul treno e le vedi perse nei loro pensieri con espressioni piatte, prive di emozioni e credi: non hanno visto.

Invece hanno visto e, anche se incredibile, si sono tutti abituati.

Per me invece è diverso: monta una sensazione di sgomento, raccapriccio e pena.
Il treno va veloce, e come una freccia trafigge da parte a parte la baraccopoli nascosta.

Chi non conosce Tor di Quinto non può comprendere ciò che è successo a Giovanna Reggiani l’altra sera.

Il concetto di degrado, quello di fatiscenza, emarginazione, povertà, indigenza, il concetto di miseria profonda si materializzano tutti insieme nel ghetto dei fossi di Tor di Quinto.

Un posto così non può che essere catalizzatore di crudeltà e disagio; Ogni tipo di inadeguatezza alla vita trova alimento in quel cumulo di macerie della civiltà.

Può darsi che con la Romania abbiamo un problema, se ne parla in questi giorni, ma di sicuro Roma ha un problema enorme con Tor di Quinto.

I giocatori di pallone, che giocano a calcio per svariati milioni di euro all’anno, sono scesi in campo con il lutto al braccio.

Paradosso ed incongruenza: Giovanna Reggiani non è morta ed il lutto è del tutto fuori luogo. Così come risulta fuori luogo e paradossale pensare ai cachet dei calciatori avendo ancora negli occhi la miseria della baraccopoli di Tor di quinto.

Così, con le due immagini contrapposte nella mente, riusciamo a capire meglio e forse definitivamente cosa significhi disparità.

Ci importa, anche se presi dalla routine delle nostre piccole vite quotidiane; ci importa della Reggiani e ci importa della povera gente che vive nei fossi.

Per la nostra sicurezza anche, ma soprattutto per la sacralità della vita umana che sentiamo con le lacrime agli occhi, che onoriamo ogni  giorno fra nascite e morti.
Ci importa, a noi gente qualunque che nasciamo e moriamo senza che i nostri nomi vengano ricordati dalla storia, se non da storie qualunque proprio come noi.

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8 Risposte

  1. Capisco quello che si puo’ provare nel vedere uno scenario desolante, cmq bellissimo il nuovo header!!!

  2. Insieme alla festa di Halloween, dall´America abbiamo anche importato la facilità a finire nell´emarginazione. Ormai basta pochissimo per finire sul lastrico

  3. Qui però non si tratta di finire sul lastrico..
    Purtroppo la metà di quella gente è Rom, non persone finite sul lastrico per chissà quale disgrazia!
    Io in questi casi sono molto severa…
    Non conosco Tor di Quinto ma a Bologna ci sono realtà molto simili.
    L’errore delle persone è proprio l’indifferenza.
    Se forse non ci fosse tanto menefreghismo, la signora aggredita sarebbe tornata a casa sua.
    Invece c’è stato qualcuno che ha deciso per lei.
    Mi piacerebbe davvero che le persone ricominciassero a decidere.
    Un bacio
    Devil

  4. “Un posto così non può che essere catalizzatore di crudeltà e disagio;”
    😯
    Non sono d’accordo su questo, Brì.

    In India ci sono condizioni igieniche e di povertà di vita ben peggiori, eppure il furto (o l’assassinio di una vacca o di una scimmia – ndr) è biasimato e condannato con ferocia. Certo, è anche vero che in India bruciano le mogli con l’acido in faccia quando diventano troppo brutte e gli uomini hanno bisogno di un’amante più giovane… …Ma questo è un altro discorso. 😦

    La violenza non è MAI giustificabile, anche se la rabbia spesso ci acceca. Non mi sento di avallare il messaggio che chi vive così è un potenziale assassino, perché la storia dice che i serial killer sono persone agiatissime e perfettamente integrate nella società. ❗

    Inoltre, se vai a leggerti un po’ di statistiche dell’Eurispes o della Istat, scoprirai che la Romania è una delle nazioni europee col minor tasso di criminalità. Un tasso molto inferiore a quello dell’Italia, perché lì le pene -una volta comminate- vengono fatte rispettare. E sono dure.
    Per questo i peggiori vengono da noi: perché sanno che possono vivere come gli pare, senza subire la repressione che subirebbero nella loro patria!

    Ora penso che nessuno metta in dubbio l’efferatezza di quanto accaduto, ma dare una qualsiasi forma di attenuante a quella BESTIA che ha massacrato la povera Giovanna significa ammazzarla una seconda volta, secondo me.

    Nelle baraccopoli vivono anche persone oneste e sfortunate, quello che è successo a Tor di Quinto non è causato della disperazione: è solo un gesto di crudele crimialità di un uomo che vede negli altri prede e non esseri umani.

    Un abbraccio triste 🙂

  5. ERRATA CORRIGE

    crudele crimiNalità

  6. Mi unisco alla tristezza, soprattutto perché certi argomenti tornano alla ribalta solo dopo certi eventi.

  7. Alberto: una cosa è vivere in India e una cosa è vivere in italia in una baraccopoli, le due condizioni non sono paragonabili secondo me…

    Ancora secondo me non c’è paragone tra serial killers e chi prova il disagio e la rabbia che può provare un emarginato, uno che si sente e vive come uno scarto della società.

    Però non sognavo nemmeno di dare attenuanti a chi ha ucciso di botte la povera Giovanna che, adesso si, è morta (e non quando le squadre romane erano scese in campo col lutto al braccio).

    Sono la prima a condannare il singolo autore del gesto e non i suoi connazionali che vivono nelle sue stesse condizioni e la prima a credere che le reazioni dei politici fossero del tutto inadeguate e forse un pretesto per prendere la situazione in mano senza buon senso, cavalcando l’onda emotiva della gente.

    E’ innegabile però che se esistono baraccopoli in un paese come l’Italia, un problema esiste.

  8. Pensavo proprio a te l’altro giorno, infatti…

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