Se non è il Brancaccio che sia Vicolo del Moro

E’ capitato che l’altra sera, di corsa e di sorpresa finissi a Roma a vedere “di nuovo buonasera” di Gigi Proietti.

Non eravamo al Brancaccio, ce ne siamo accorti tutti.
Il Gran Teatro è un teatro grande e forse un giorno diventerà un grande teatro.

Per ora è un tendone in mezzo alla strada su uno spiazzo di Viale di Tor di quinto.
Al parcheggio trovi i vigili da una parte e le prostitute che si riscaldano davanti a qualche fuoco acceso dall’altra.

Però lo spettacolo ci ha immediatamente catapultati in un luogo diverso, che appartiene all’arte soltanto.
E se avessi dovuto pensare ad un posto di Roma nel quale immaginarmi avrei scelto Trastevere.

trastevere.jpg

Che Proietti sia un istrione, un grande attore, uno straordinario uomo di spettacolo lo sapevo; Ero anche preparata all’omaggio che avrebbe fatto con maestria alle glorie del teatro di una volta.

A cominciare con la prosa di Eduardo che è sempre attuale nell’ironia e nell’intensità. “Pericolosamente”, l’atto unico con cui Proietti ha aperto lo spettacolo è una chicca del teatro di Eduardo ed una bella prova per un attore che romano di nascita e di mestiere, si ritrova a calarsi in un personaggio partenopeo con risultati davvero ottimi.

Certo, gran bel pezzo quello ma il momento che mi ha emozionata davvero è stato quello dedicato a “Er fattaccio di vicolo del Moro”.
Si tratta di un monologo di Bambi, scritto da Amerigo Giuliani che Proietti ha fatto suo da tempo. Ho trovato questo video in rete e lo propongo qui perchè è eccezionale.

Tra l’altro er fattaccio successe davvero, là a vicolo del Moro.

Quelle stradine di Trastevere le ho consumate, quelle tra Santa Maria in Trastevere e Campo de’ Fiori.
A Vicolo del moro c’è la pasticceria Valzani, quella che a Pasqua mette in vetrina certi pezzi di uova di cioccolato grosse così e ora a Natale fa quel torrone particolare che io ne mangerei un quintale.
Trastevere è così, dolce e amara insieme, come la gente che c’ha vissuto divisa tra i buoni sentimenti e l’arte di arrangiarsi, all’ombra del cupolone, ma fuori dalle mura ed è per questo che non si può fare a meno di amarla tanto.

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5 Risposte

  1. stessa cosa si potrebbe dire per Napoli, dolce e amara insieme, o x Palermo, dove alla caciara della vucciria si contrappone l’aria intrisa d’arte del centro storico. le città piene di vissuto, piene di storia, piene di vita, sono così. chissà se le città estere sono in questo modo, con un grande cuore che batte…

  2. A Bolzano no, non batte un grande cuore. In compenso battono molto le dita sui registratori di cassa. A me non è mai piaciuto Proietti, e in qualsiasi altro blog avrei tirato dritto. Ma il monologo del fattaccio è davvero bello, solo in parte brutalizzato dal contesto televisivo

  3. Artemisia: Palermo non la conosco e conosco poco Napoli. Roma invece mi è stata amica per tanto tempo. Lo dicevo poco fà con Marco, io sento un’affinità elettiva con quella città ed il suo dualismo lacerante.

    Oscar: fratello bolzanino! 🙂 E’ vero, quella scenografia anni ottanta è raccapricciante, ma il monologo lascia a bocca aperta.

  4. Roma è una città magica, allegra e misteriosa; in una parola “affascinante”, molto affascinante. 😛
    E detto da un milanese… 🙄

    Un abbraccio rugantino 🙂

  5. pe capi’ er fattaccio der vicolo der moro bisogna esse romani,e Proietti la fatto suo,e lànima de ROMA uno de fori nun po capillo.

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