Archive for gennaio 2008

“Prossime Aperture” ha già riaperto
gennaio 31, 2008

andrearivera215.jpg

Chi parla con lui generalmente lo fa attraverso un citofono, spesse volte inconsapevolmente e comunque poi lo vede su rai tre.
Lo si riconosce dai suoi maglioni di lana e anche dal cespuglio di ricci sulla testa.

Andrea Rivera è un ragazzo sagace e salace, uno che sarebbe piaciuto a Pasolini per la genuinità delle idee e anche per la capacità di vivere la strada ed il quartiere.

Io non l’ho mai visto a Trastevere, ma il suo palcoscenico era vicolo del cinque, dove la gente che andava e veniva gli serviva da spunto per gli stornelli.

Oggi e fino al 10 febbraio è al piccolo Eliseo Patroni Griffi insieme a Lisa Lelli e Matteo D’Incà.

Io cercherò di organizzarmi per andare ad ascoltare questo moderno Pasquino, giovane che ha avuto una menzione speciale al premio Gaber nel 2004 e che nel 2007 ha vinto il premio satira televisiva.

PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI
Via Nazionale, 183 − 00184 Roma
tel. botteghino: 06 4882114 | 06 48872222
info@teatroeliseo.it

orario spettacoli:
da martedì a sabato ore 20,45
domenica ore 17
lunedì riposo

costo del biglietto: 16 Euro
ridotto (studenti , under 26 etc) 13 euro

Andrea Rivera dal palco del primo maggio

Non vale
gennaio 30, 2008

Stamattina c’è fumo: in casa c’è quello del camino, fuori c’è il fumo della mattina che non si vuole svegliare, quella foschia svogliata che stropiccia il sole e lo allontana dagli occhi.
Ieri abbiamo camminato sui sanpietrini bagnati di Campo de’ fiori, abbiamo preso un gelato troppo piccolo e, come al solito, riso della gente che passava.

La panna, quella panna era sublime…
—————————————————————-
Si è parlato del carnevale, ma niente.
Niente travestimenti e trucchi.
Quest’anno non ho voglia e neppure il tempo di procurarmi un costume.

Per quanto riguarda Marco, lui è stato sempre refrattario agli entusiasmi carnascialeschi a cui io invece ogni tanto mi lascio andare.

L’anno scorso ad esempio partecipai da sola alla festa di Francesco e stavolta temo che il mio fidanzato a tempo indeterminato mi darebbe di nuovo un bidone.

Maria Teresa dice di volersi vestire da elfo, Rita da pin-up, non ho capito bene dov’è che vorrebbero andare e mi vorrebbero portare, ma non credo proprio che mi sarà possibile.
—————————————————————-
Ringrazio Sw4n che ospita gli Z-blog Awards e ringrazio chi mi ha nominata nella categoria miglior z-blog femminile.
So che non vincerò, ma non mi aspettavo neppure di partecipare quindi posso considerarmi più che soddisfatta 🙂

mai più
gennaio 28, 2008

Non penso al fratello che non ho.

Magari mi capita, ma di sfuggita; probabilmente tra una fantasia e l’altra di quella che non è mai stata la mia vita e mai sarà.

Maschio, oggi avrebbe sui venticinque anni.

Tiferebbe per la juve? Voterebbe a sinistra? Scriverebbe su un blog? La sua fidanzata mi piacerebbe?
Soprattutto mi chiedo quanto sarei diversa io e credo che lo sarei tanto, forse troppo da non riuscire neppure ad immaginarlo.

Allontano l’idea ogni volta.
Pensarci mi ferisce, come mi ferisce mettermi a considerare a posteriori tutte le scelte che ci avrebbero reso più felici ma a cui non abbiamo avuto il coraggio di andare incontro.
Intendo me e tutta la mia famiglia, che siamo stati a volte miopi, a volte pavidi, a volte solo sfortunati.

Quindi ecco, non penso al fratello che non ho…
O forse lo faccio di continuo.

Non avevo niente da scrivere
gennaio 28, 2008

muro.jpg muro2.jpg muro0.jpg

Certe giornate sono molto lunghe. Semplicemente per il fatto che cominciano presto e finiscono tardi.
In più c’è che in mezzo succedono tante cose e si vedono così tante facce che ogni tanto gira la testa e sembra di sentire il moto del mondo sotto i piedi, come se l’universo fosse una autostrada e tu un povero pedone – fesso – proprio in mezzo alla carreggiata.

C’era una volpe bellissima ieri mattina per la strada, era morta ma sembrava addormentata da quanto era composta, acciambellata come un cucciolo mansueto.

Poi un paio di gatti che avevano fatto la stessa fine.

Era sabato l’altro ieri sera, qualcuno deve essere andato un po’ troppo veloce.

La morte rende docili e la notte rende stupidi, ma non è una regola.

E ogni tanto di regola vorrei trovarne una, inciamparci fortuitamente, anche farmici male contro, ma così, giusto per avere una certezza, una sola nella vita.

EmoAmiche
gennaio 26, 2008

1885613643_7da236df08.jpg

Sembrano saltate fuori da un manga giapponese, solo che hanno gli occhi occidentali e l’apparecchio ai denti.

Come cambiano le cose al mondo: una volta quella macchinetta metallica piazzata sfrontatamente sul sorriso era uno “No” dritto in faccia; adesso è una sottolineatura simpatica alle espressioni di felicità, una dichiarazione di adolescenza senza se e senza ma.

Sembrano saltate fuori da un manga i cui personaggi strizzano l’occhio all’America punk e agli anni ottanta.

La fermata è Colli Albani, io scendo a Termini ed ho tempo per osservarle ancora un po’.

Hanno i capelli sugli occhi e trucco pesante, i jeans sono stretti, le felpe grigie, le t-shirt a righe orizzontali e lo smalto sulle unghie è scuro, forse nero.

Parlano a voce alta, parlano bene, fin troppo per i loro tredici o quattordici anni. Non capisco chi tra le due sia la leader, forse sono entrambe forti abbastanza da non cercare capi né subordinati. Cantano una canzone dal testo piuttosto banale che forse si chiama “My boyfriend” e la cantano solo per il gusto di farlo insieme, non si esibiscono, non pensano a chi le ascolta.

Sono libere, carine, intelligenti, emo.
Chissà perché, chissà per come.

Vedono due posti vicini e corrono a sedersi l’una accanto all’altra.
Ridono, cantano ancora, si guardano riflesse nel vetro del vagone, si spettinano il frangettone, ammiccano.

Nel frattempo io scendo, loro restano e sarà per un’altra volta, anche se io emo non lo sarò mai… non ho l’età e neppure i capelli adatti.

Maledetti loro
gennaio 24, 2008

La patetica situazione della politica italiana e la sua deprimente nomenclatura, in oltre la disastrata cronaca dei fatti insieme alle sbrodolate di intercettazioni trascritte, lette, recitate mi spingono inesorabilmente alla ricerca di un biglietto di sola andata per un posto che sia solo e semplicemente altrove, ovunque, ma via.

Eppure forse tornerei. Maledetta me.

equilibrismi temporali
gennaio 23, 2008

Ieri
Allora, siamo pazze.
Abbiamo camminato sotto la pioggia, nonostante piovesse già quando abbiamo cominciato; non ci è capitato per sbaglio, l’abbiamo scelto perché siamo pazze.

Le ho detto : Oh, dobbiamo sentirci veramente giovani per fare questo!
Anche molto sane ho pensato e poi felici.

Felici quando maciniamo la strada, quando spazziamo l’asfalto con la tuta fradicia sotto i piedi, l’ombrello pesante ed il freddo che passo dopo passo diventa caldo, finchè non sudiamo.

Bello quando ti rendi conto che chi passa ti guarda e non sa se ammirarti per quello che fai o riderti alle spalle… ma io sospetto che la gente abbia troppo bisogno di ridere per lasciarsi sfuggire l’occasione.

Ben venga: far ridere gli altri è una bella missione da scegliere per la propria vita. Magari avessi forza e coraggio abbastanza.

Oggi
Un sole che feriva il sonno oppure ogni migliore proposito di concentrarsi, di essere seri.
Un inferno di colori, di azzurri aperti, di piccioni, di gente. I coriandoli a terra.
Tutto intorno, intorno tutto.

Indietro tutta.

Mi nascondevo tra i rami degli alberi e inventavo storie tanto tempo fa.

Quella sera morivo di paura prima di entrare in scena.

Recitavo in “Arlecchino servo di due padroni”, ero Colombina e avevo dieci anni.
Fino all’anno prima niente e nessuno mi aveva mai spaventata, ora all’improvviso conoscevo la paura del giudizio altrui.
Fu un successo, se non altro perché quella serata finì.

Ieri
Non sono più andata al corso di teatro, Carlo non me lo perdonerà.
La verità è che l’ho dimenticato perché era il mio giorno libero e l’ho passato praticamente tutto stesa sul divano.
Magari martedì prossimo.

a martedì mancano sei giorni… probabilmente lo dimenticherò di nuovo.

tutta storta
gennaio 22, 2008

 3118503324.jpg

Cammina cammina ed ecco un’altra storta, da ferma.

Con questi piedi malfermi ed in testa una montagna di zucchero a velo sono sicura di non essere donna e nemmeno bambina; forse un ciuffo di panna montata sfuggito a chissà quale torta.

Dopotutto
gennaio 20, 2008

Non ho mai trovato niente di particolarmente prezioso nell’alba, tranne forse la magia di un momento consumato in solitudine ed in silenzio per lo più, un gesto timido del sole mentre il mondo ancora giace intorpidito al caldo dei propri sogni.

Ultimamente ne sono spesso una testimone distratta; l’alba arriva di soppiatto tra una pagina e l’altra di un bel libro, tra una collina e l’altra di un paesaggio sempre in movimento.

Lo ammetto, a volte ripongo il libro sulle ginocchia e mi metto a guardare la luce che cresce piano piano.
Sorpresa di stupore quando il verde dei prati incontra l’azzurro del cielo, e non importa di che tonalità sia il verde o l’azzurro, importa solo che questi occhi, atrofizzati e stanchi di luci artificiali, si distendano un momento e trovino riposo in un po’ di bello, in un po’ di pace.

Non trovo nulla di particolarmente prezioso nell’alba ma tanto vale ringraziarla, perché dopotutto non è poi così scontato che il sole sorga anche domani.

sveglia senza sveglia
gennaio 20, 2008

Non c’è niente da fare, mi sveglio sempre troppo presto, fatto questo che mi impedisce di essere abbastanza sveglia quando serve.

Mi sveglio presto anche di domenica; prima dei miei cani persino… ma dopo il gatto che dorme con me e, grazie a Dio, dopo mia madre.

Certe cose per fortuna puoi farle solo la mattina, per esempio la colazione (che però ultimamente salto).

Poi la lezione di ginnastica di Giovanna Lecis su Leonardo.

Poi non so… aspettare il pomeriggio magari.