Archive for marzo 2008

Ma è legale?
marzo 30, 2008

Pare di si e non ci voleva proprio.

Per 3 mesi, come al solito  sentirò la gente dire che sono le sette, ma in realtà sarebbero le sei.

Adesso sono le otto meno cinque, purtroppo.

OGGI E’ SUCCESSO
marzo 28, 2008

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Ho incontrato Marco Travaglio.

Marco Travaglio mi ha parlato.

Marco Travaglio ha – parlato – a – me…

E mi ha anche stretto la mano.

A casa con la mamma
marzo 27, 2008

Praticamente non ci vediamo mai, ammettiamolo. Ci diamo appuntamento la mattina alle 6 e un quarto, poi ci si rivede dopo le 20 e trenta… se tutto va bene.

C’è una unica legge che forse è fisica per quanto è implacabile e riguarda me e il telefono: ogni volta che sono al telefono, lei mi chiama ovunque si trovi: fuori in giardino, per le scale, sul terrazzo, in camera sua, in cucina e persino in bagno; grida il mio nome e lo grida e mi esige tanto più fortemente quanto più è importante o riservata la telefonata che sto facendo.

Love Sushi
marzo 26, 2008

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Ho appena mangiato un filetto di platessa e l’ho fatto in completa solitudine: io, il piatto, la sedia ed il tavolo col la tv, spenta. A pranzo invece ho preso il miglior sushi di sempre.
Stava in una vaschetta da otto euro (per me 7 e 20) comprata al drugstore del Leonardo Da Vinci.
Pensa che io non impazzisco per il sushi e invece questo qui mi ha riempito di gioia ad ogni boccone. Poi la salsa di soia, che stava in una bottiglina piccola piccola a forma di pesce, l’ho versata goccia a goccia per non esagerare, ma ogni morso è stato un trionfo
Il segreto sarà stato, te lo dico io, nella modica quantità contrapposta all’esosità del prezzo… che se non mi fosse piaciuto quello che ho comprato, ci sarei rimasta parecchio male…oltre che affamata.

sveglia con blog
marzo 26, 2008

E’ l’alba di un nuovo giorno, il senso è letterale: sono appena le sei. Mi sono svegliata con mille preoccupazioni, la prima delle quali è non aver scritto nulla ieri. La seconda, ma non in ordine di importanza, è un fastidiosissimo dolore al polso destro; devo averci dormito sopra tutta la notte.

E’ superfluo sperare che non piova quando si sa che in ogni caso si passerà tutto il giorno al chiuso? Forse si, uno sulle speranze dovrebbe risparmiare… c’è così tanto da desiderare al mondo!

Ieri poi, sul treno, tutta la carrozza ha partecipato al fallimento sentimentale di un miserabile qualsiasi. Uno di noi.
Lui non lo vedevo in faccia perché stava seduto alle mie spalle, però purtroppo l’ho sentito bene perché parlava al telefono così forte e così insistentemente che a chiunque risultava impossibile concentrarsi su qualunque altra cosa.

Telefonava alla sua ex ribadendo di non volerla importunare. Il povero zerbino recriminava sulla fine inspiegabile della relazione, sulla superficialità di lei… che dev’essere una signora dell’est.

Non si è capito molto di questa relazione, non si sa quanto sia durata né se fosse, come dire, “legittima”, fatto sta che è finita decisamente per volontà della donna e che lui non ne è stato per niente felice. Ciò che invece si è capito bene è l’imbarazzo generale nell’affrontare forzosamente il privato altrui.

Sbuffavamo tutti; il mio vicino ripeteva, cercando di leggere il giornale, “ma che ce frega a noi”, la mia dirimpettaia, che cercava di leggere il giornale anche lei, mi lanciava occhiate divertite.

Io avevo lasciato il libro sulle ginocchia e mi ero rassegnata ad ascoltare.

Ciò che disgusta è la mancanza di contegno forse, o l’assenza di pudore oppure l’inconscia consapevolezza che quelle stesse parole e quegli stessi sentimenti, seppure taciuti o pronunciati in solitudine, possono di fatto appartenere o sono appartenuti a chiunque di noi e la sofferenza, si sa, è qualcosa da allontanare sempre, in qualsiasi forma si manifesti, tranne che in quella raccontata dalla TV.

posta prioritaria
marzo 24, 2008

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Stanotte ho ricevuto una cartolina dal Paradiso, o almeno così ho creduto mentre dormivo. Era una foto: lui era vestito bene, in tessuti estivi, alle sue spalle il mare ed un piccolo promontorio sul quale stava arroccato un paesino. Sorrideva.

Uno dei sogni più realistici mai fatti fin’ora e, per quanto sia assurdo, ancora mi ostino a credere che sia davvero successo qualcosa.

Ma se non fosse successo niente, infondo so come potrebbe essere andata: Dogma, il film di Kevin Smith, l’ho visto ieri sera prima di dormire e… devo esserci rimasta dentro, tutto qui.

In ogni caso, grazie per la cartolina… a chiunque me l’abbia recapitata.

Pasqua 2008
marzo 23, 2008

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Ora non piove, ma pioverà di sicuro anche oggi. Io stamattina sono qua, sono qua con la tazza del latte tra le mani e qualche biscotto. Guardo “Sindrome Cinese”, ricevo messaggini di auguri ma ho il credito esaurito, così non rispondo… capita.

Il tempo di scrivere queste quattro righe e piove già.

Mi godo questo filmone del 1979. Tutti gli operatori dell’informazione dovrebbero conoscere Sindrome Cinese a memoria, invece ho l’impressione che dal 1979 ad oggi le cose non siano cambiate molto.
Ecco, auguro una buona Pasqua a tutti quelli che mi hanno mandato sms ai quali non ho risposto, auguro buona Pasqua a chi passa di qui, buona Pasqua anche ai giornalisti che si ispirano a Sindrome cinese e alle giornaliste dai capelli rossi, buona Pasqua a chi ieri ha visto Quo Vadis per la duecentesima volta e si è emozionato ancora, buona Pasqua a quelli che conosco, ma anche no.

Buona Pasqua… anche se sembra un po’ Natale, no?

BLA BLA BLA
marzo 21, 2008

La campagna elettorale, votare o non votare, Grillo, Veltrusconi, Bondi, Maroni.
Il lavoro, le vacanze, le uova, il cioccolato, la palestra, le camminate, i cani innamorati, la TV, le celebrità, mille storie, chi si prende l’alitalia, Maria De Filippi, Chi spia Obama, chi ha paura del Dalai Lama, dov’è Bin Laden, La villa di Play Boy, come farà Lele Mora senza l’Hollywood, la luna di Saturno, il ghiaccio di Goteborg, un nuovo stadio per la Juve, Capitan Findus è morto… i bastoncini no, Caos calmo piglia tutto, mi manca Los Angeles, Dan Fante e James Ellroy sul Corriere, non ho un conto a Vaduz, ho più paura delle razze che degli squali, che fine ha fatto Lindsey Loan? Ah certo, è sempre nei guai, le stimmate di Fra’ Elia, la mia smania di orecchini, i ragazzi di Amici, milka louflè, Debora, niente pranzo di Pasqua, le pulizie si.

RESISTERE RESISTERE RESISTERE
marzo 18, 2008

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così lunedì
marzo 17, 2008

La giornata è calda, il sole brucia quando le nuvole lo lasciano stare; c’è traffico ma non più del solito e, seduta ad un tavolo della Feltrinelli, comincio ad immaginare che le macchine ferme al semaforo inizino a fluttuare via verso l’alto, come tanti piccoli palloncini colorati, tutti da bucare o da dimenticare per sempre.
L’autista del 40 scuote la testa, altri due o tre centimetri e avrebbe preso quell’imbecille sullo scooter.
Lo scooter è il male: tu pensi che ti porti lontano e veloce ed invece ti fa rischiare la vita ad ogni metro, soprattutto se sei un imbecille che sorpassa un autobus in piena curva.

Qui a Roma ci sono un sacco di curve, di autobus, di imbecilli.

Chissà se quello accanto a me è uno scrittore… a me sembra di no, uno scrittore non può essere così brutto, eppure scrive. Io potrei essere una scrittrice? Io che mi sono appena fatta soffiare sei euro e novanta da un senegalese senza incisivi.

Ho comprato le favole e i racconti dell’africa nera: “Babau e altre storie”. L’ho preso quasi esclusivamente per i disegni coloratissimi che ci sono dentro: donne con grandi sederi, bambini, leoni e galli, uomini, pesci, insetti. Quella è l’Africa che mi piacerebbe vivere, quella delle favole.

Mai, mai, mai sentirsi male alla stazione Termini, mai essere sole e straniere alla stazione Termini.
Aveva una grossa pancia, come chi è abituato a bere parecchio, la borsa tintinnava di bottiglie, l’alito sapeva di alcol. Lei si era sdraiata sul divanetto del bar, noi le abbiamo tenuto le gambe, pesanti come macigni, sollevate per venti minuti.

Finalmente arrivano i medici, le fanno domande che lei non capisce, poi la sbatacchiano su un lettino e se la portano via.
Che bello dev’essere stato per lei avere Elena vicino, sentire qualcuno che ti chiama signora… non solo perché non conosce il tuo nome.

Abbiamo pagato 70 centesimi per lavarci le mani al bagno della stazione e abbiamo deciso che la giornata poteva finire così.

Poteva… avrebbe potuto.