Archive for luglio 2008

Bueno
luglio 26, 2008

va tutto bene: i piedi, le gambe, il fiato e la sangria.

Oggi, dopo il cammino, la doccia e la lavanderia, sono andata a fare una passeggiata qui a Puente la Reina e mi e`capitato di accompagnare Romy, pellegrino canadese, fino a dopo il ponte: lui ha deciso di continuare per altri sei chilometri.

Poi ho incontrato Catrina, Pedro, Dani, i due italiani e altri di cui non ricordo il nome e mi hanno invitata a mangiare con loro un boccadillo con una tartilla e sangria e quindi sono andata.

Probabilmente a cena non mangero`.

La tappa di oggi non e`stata dura, siamo arrivate presto io e Yuri, alle dodici circa, Cat era gia´qui… come al solito lei e`la prima.

Ora un po’ di stretching, un po’ di ombra in giardino, il materassino e un libro… domani si ricomincia.

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SORPRESA!
luglio 23, 2008

Oggi è andata la prima tappa, 26 chilometri tutti in salita… é durissima ma ce l’ho fatta e ce la faro’ a scrivere con questa tastiera priva di accenti e completamente sconclusionata. Bello trovare un internet point in un rifugio, bello sentirsi ancora in forma dopo una giornata passata sui pirenei.

Ora ho fatto la doccia, ho steso i panni ad asciugare e ho lavato pure i capelli, non vedo l’ora di dormire (non prima di aver mangiato il menu´del dia che ho gia´pagato nove euro).

Leggo i tre moschettieri nei ritagli di tempo, in tanto chiacchiero con gente che viene da ogni parte del mondo, per fortuna mi capiscono e mi faccio capire.

Ho gia´perso qualcuno per strada e ho capito di avere qualche chance di arrivare a Santiago in un mese o anche meno… ma non si puo´mai dire.

Ora vado.

Alla prossima blog!

si parte
luglio 20, 2008

Ecco, uno zaino da 30 litri che pesa otto-nove chili, sarà la mia casa per tutto il prossimo mese.
Dentro ci sono tre paia di cambi di biancheria intima e tre cambi tra pantaloncini e magliette, tre paia di calzini, un maglioncino leggero e una felpa, un pezzo di sapone di Marsiglia, un deodorante, un taglia unghie, una forbicina, un ago, del filo, degli elastici, una limetta, i cerotti, il moment act, delle mollette per i panni, un paio di scarpe da ginnastica, un paio di ciabatte, un costume, un asciugamani piccolo e uno un po’ più grande, un libro, un vocabolario di spagnolo, uno di francese, i carica batteria, il sacco a pelo, il materassino e spuma per capelli.

Nel marsupio invece porterò la macchina fotografica, l’ipod, un taccuino e una penna, i biglietti del treno, la credencial, i documenti, un fermaglio, il telefonino…

Ma chi me lo fa fare?

Sola per un mese, in mezzo a gente sconosciuta, chissà se mi reggeranno le gambe e tutto il resto e quanti soldi spenderò e cosa accadrà.

Cosa accadrà?

Sarò di nuovo qui, un giorno, a raccontarlo.

il primo giorno di ferie
luglio 19, 2008

Erano le otto stamattina e io schioccavo la lingua al palato come quando si succhia una caramella: assaporavo la dolcezza del riposo in un letto candido, perfettamente morbido.

Poi il telefono ha squillato una, due, tre, quattro volte e io non l’ho sentito oppure ho finto, tanto che ha cominciato a squillare anche il cellulare e allora ho dovuto salutare frettolosamente i sogni e scontrarmi a muso duro con la mattina.

“Brando è qua, vienitelo a prendere”

Salto giù dal letto e maledico i cani, i gatti, ogni animale domestico che ho accolto sotto il mio tetto… compresa mia madre… che non ha mai rispettato il mio sonno.

Brando era lì, accucciato davanti alla vetrina del negozio e scodinzolava al traffico o ai pensieri dei passanti, chissà.

Mi ha seguita senza fare storie fino a casa, dove poi (beato lui) ha dormito per tutto il resto del tempo.

Io invece ho cominciato le mie attività.

-accompagnare marco a donare il sangue (dove ho scoperto con piacevole sorpresa che ci sono un sacco di giovani che donano il sangue)
– comprare il poncho che mi salverà dalla pioggia durante il cammino
– pagare la rata della macchina
– firmare per le tasse
– fare spesa

Ora sono tornata qui, al luogo di origine: il letto.

Tutto sembra calmo, una brezza leggera, il canto degli uccelli, un deltaplano che passa ronzando, il sonno che torna sinuoso.

Tanto vale non illudersi però, tra poco ricomincerà il trambusto:
-far mangiare gli animali
– preparare il pranzo
– apparecchiare
-mangiare
-sparecchiare
-lavare i piatti
-pulire a terra

e quasi quasi sarebbe stato meglio lavorare pure oggi.

Il giorno del leprecauno
luglio 18, 2008

In una casa due ragazzini salutano per l’ultima volta i genitori che partono per un viaggio, ma che muoiono in un incidente poco dopo la partenza.

Alla stazione dei treni una classe scolastica canta dolcemente, insieme al suo professore, con l’aiuto di una pianola e di un bastoncino di legno battuto a terra ritmicamente, una canzone chiamata The Day I Became Who I Am. Ad un certo punto tutta la stazione tace e qualcuno si mette  a cantare insieme a loro

Dall’altra parte della stazione una ragazza paga per intero il suo debito con qualcuno che la ricattava.

Mi sono svegliata alle 4.58 e ho scritto, sforzandomi di ricordare il più possibile quanto avevo sognato.

Avevo sognato anche il titolo del sogno “il giorno del leprecauno”, ma non so perché.

So solo che ogni storia del mio sogno, sottolinea una sorta di iniziazione, una svolta nella vita di qualcuno, il giorno in cui sono diventato quello che sono.

Qualsiasi esperienza può farti nascere per quello che sei, per quello che devi fare nella vita: una esperienza tragica come la perdita dei genitori, il pagamento di un debito, l’aver finalmente regolato un conto o chiuso una situazione spiacevole che si trascinava da troppo tempo oppure l’ascolto improvviso di un motivo dolce in un posto dove non te l’aspetti e che ti costringe, nonostante le valigie e la fretta, a fermarti e dire: questo è il giorno in cui sono diventato quello che sono.

Un altro
luglio 17, 2008

Oggi è il mio compleanno…
E mi sarebbe tanto piaciuto non dovermi alzare così presto, non dover andare a lavorare e ricevere triglioni di regali a domicilio senza neppure dover mettere un piedino fuori di qui.

Invece no.

Tra l’altro non credo che riceverò molti regali, ma gli auguri mi fanno piacere lo stesso, insomma, mi accontento.

La prima a farmeli è stata Simona con un messaggino a mezzanotte in punto. Ora lei si trova in Albania per un progetto di studio e sviluppo; l’ho vista partire con uno zainone sulle spalle e ho pensato: fra un mese anche io andrò da qualche parte trascinando uno zainone.

Mi sembrerà strano che molte delle persone che incontrerò oggi non sapranno che per me questo non è un giorno come tutti gli altri e mi parleranno o mi ignoreranno come se lo fosse, così io sarò tentata di dirlo a tutti: “mi faccia un sorriso, è il mio compleanno!”

Dirty Dancing / I’ve Had The Time of my life
luglio 16, 2008

Io frequentavo le scuole medie, dormivo in una cameretta un po’ angusta, dalla forma rettangolare che culminava in un balconcino dalla ringhiera arancione. Sul balconcino non c’erano piantine di nessun genere, solo panni stesi ad asciugare.

Il mobilio della mia stanza era blu ed ero circondata da una carta da parati a fiori che oggi ripensandoci non posso non giudicare orribile, ma che allora mi pareva tutto sommato l’unica nota vagamente femminile nell’ambiente.

Alle pareti qualche disegno e uno o due poster di madonna, nel registratore sul comodino facevo andare quasi sempre Michael Jackson e mi mettevo a dormire con in testa i pomeriggi passati con Stefania, giù in strada, piuttosto che le ore trascorse sui libri di narrativa.

I miei genitori non mi permisero di vedere Dirty Dancing in tv quando ci arrivò; non tanto perché fosse un film scandaloso (avevo già letto Christiane F. e non credo pensassero che una commediola romantica potesse turbarmi, a quel punto), ma perché avevamo un solo televisore e loro preferirono vedere altro.

Dirty Dancing, nonostante tutto, entrò in casa mia grazie ad un giornalino per adolescenti che pubblicò un piccolo libro fotografico con “i balli proibiti” del film. Io lo nascosi perché mi pareva la prova incontrovertibile della mia frivolezza, ma di sera lo sfogliavo e immaginavo come ci si potesse sentire tra le braccia di Patrick Swayze.

Da allora, anno dopo anno, preferibilmente d’estate, quando vengo a sepere che in TV c’è Dirty Dancing io lo vedo, nonostante lo conosca a memoria e – forse – non mi piaccia più così tanto.

la donna brutta
luglio 15, 2008

Stanca, gli occhi ancora chiusi, la mattina sfugge alle lancette dell’orologio e al ticchettio della sveglia qui vicino a me e io ho fretta, una fretta tremenda.

Cosa metterò oggi?

Si, ho deciso, e poi che importa?

Ieri ho finito l’ennesimo libro di questa parentesi (tonda, graffa… chissà), di questa luuuunga parentesi pendolare che mi sta toccando in sorte e mi è piaciuto (il libro).

L’avevo comprato per il titolo che è un titolo da esibire oppure da nascondere, a seconda del luogo in cui ci si trova: “la vita sessuale della donna brutta

In piscina ad esempio cercavo in tutti i modi di occultarlo perché c’erano bambini dappertutto, ma mi fossi trovata in un salotto di quelli buoni, invece che in quello rustico di casa mia, avrei fatto sfoggio della lettura originale e spregiudicata nella quale mi ero impelagata perché la donna brutta è trendy, la donna brutta è di moda, la donna brutta è divertente e ogni donna – intimamente – spera di non essere tanto brutta da sembrare la protagonista di un libro del genere.

La vita sessuale della donna brutta è un romanzo breve e divertente sulle disavventure di Ju, una brutta cicciona brasiliana e – tanto vale saperlo – non c’è nessun lieto fine dietro l’angolo. Niente principi azzurri, niente diete miracolose. La donna brutta è brutta e basta e nascendo brutta, resta brutta per tutta la vita.

L’insicurezza è la peggiore forma di solitudine, anzi, forse la peggiore forma di solitudine è la consapevolezza di non avere nessuna speranza di diventare meno insicure.

Questo può valere anche per le donne belle… assurdo no?

Leggo Leggo
luglio 14, 2008

quando arrivi a Roma di buon mattino ci sono almeno tre cose in cui ti imbatti senza volerlo davvero: la folla e quindi il traffico, l’odore pungente di cappuccino con schiuma e giornali gratuiti ad ogni angolo.

metro“, “city“, “24“, “leggo“, quest’ultimo in particolare (almeno mi sembra che sia lui), contiene quella pagina tutta speciale – che io adoro – di annunci e messaggi del tipo “Alla mora che stava alla stazione ostiense martedì, binario 11, sei stupenda, conosciamoci“.

L’altro giorno, su uno di questi giornalini mentre cercavo la pagina con il cruciverba, mi sono soffermata su una frase che chiudeva un’intervista a Gino Paoli in cui parlava della gatta con la quale viveva agli inizi della sua carriera:

quando pensi a qualcosa, c’è sempre un gatto che l’ha già fatta

eh si…

sorridendo
luglio 13, 2008