Archive for settembre 2008

magari
settembre 30, 2008

Domani mi sveglio all’alba, metto il cappotto, prendo quel treno freddo, tremo un po’, leggo, penso, cerco di non pensare e leggo ancora.

Magari finisce che verso le 11 comincio a sentire caldo, tolgo il cappotto, poi la maglia, rimango a maniche corte.

Magari finisce che mi diverto, che vale la pena di svegliarmi così presto.

Magari finisce che nel pomeriggio, quando prendo di nuovo il treno – pieno- sono la persona più soddisfatta del mondo.

Magari.

Intanto cerco di non pensare e scrivo.

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Il libro sta piacendo a tutti, lo stanno comprando in tanti. Oggi un amico di papà mi ha fermata e mi ha fatto i complimenti con gli occhi lucidi e io, mentre ringraziavo pensavo: ecco, questo è quello che volevo, farlo restare vivo con la sua voce in mezzo a loro, esattamente quello che volevo.

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Che settimana… ce la farò? L’unico modo per sopravvivere ad un presente difficile è sognare un futuro radioso.

La mia paura però è di vivere senza avere una coscienza lucida di ciò che mi accade giorno per giorno, quindi non sarò mai capace di prevenire le mosse del futuro. 

per molti, pensare che certe cose non cambieranno mai rappresenta una condanna, ma per me, in fondo, può essere la salvezza… vedremo.

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Magari dormo anche stanotte!

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la tregua
settembre 29, 2008

Sono rimasta a casa, sono letteralmente rimasta nel letto. 

Soffro di stanchezza atavica, da un po’ di giorni vivo trascinandomi da su a giù, da destra a sinistra e viceversa perchè fin’ora sono sempre riuscita a tornare da dove ero partita, per fortuna.

Per esempio mi stanca moltissimo andare in ospedale dopo il lavoro. Non è che mi stanchi prendere un autobus in più, è la destinazione che mi stanca, anzi mi sfinisce e la situazione di incertezza e di continua simulazione di perfetta tranquillità. Come se niente fosse.

Però, poi di notte a volte non dormo. Non è assurdo? Incomprensibile? Terribile?

Stanotte ad esempio ho scaricato il catalogo ikea e ho cercato di rilassarmi sui divani ektorp e, nemmeno a dirlo, non ha funzionato.

Ho contato le pecore poi, ma ho cominciato a immaginare branchi di lupi dietro quelle povere pecore e… non ha funzionato.

Niente ha funzionato fino a stamattina.

fare senza
settembre 28, 2008

La vado a prendere o no? Poteva tornare prima. Doveva tornare prima. Avrebbe dovuto. Avrebbe potuto. Sarebbe stato meglio.

Insomma, è una battaglia persa contro la mia ansia, contro l’incapacità di accettare che le cose possano andare diversamente da come mi aspetto.

Dissimulo bene di tanto in tanto però poi piano piano scivolo in questo autismo sentimentale che non prevede altri schemi se non i miei e che mi blocca in labirinti che non so risolvere.

Non la vado a prendere, si arrangia.

Anche domani si arrangia.

Granbassi?
settembre 27, 2008

Chi era costei? Non seguo la scherma né il fioretto e le olimpiadi, non c’ero nemmeno mentre si disputavano le olimpiadi.

Ora tutta questa storia di chi tocca chi e cosa e di cosa tocca chi e come… insomma, l’ho capita ma non mi piace. Non mi piace per niente.

Non mi piace che non si spieghi perchè proprio lei ad annozero quando ci sono un mare di piccole giornaliste,carine anche, che sono cresciute a pane e Santoro tutta la vita e che hanno investito soldi, tempo e fatica a studiare per diventare brave e magari un giorno poter lavorare con lui.

Non mi piace che la Granbassi possa essere considerata, in qualche modo, la Carfagna di annozero, ma ancora meno mi piace che il senatore a vita Cossiga imbastisca una pretestuosa caccia alle streghe contro la marescialla, definendola scandalosa.

Interpellanza al presidente del consiglio dei ministri, al ministro della difesa e al ministro dell’interno, cioè niente popò di meno che Berlusconi, La Russa e Maroni… i quali magari raccoglieranno l’invito e coglieranno la palla al balzo per non tacere nemmeno stavolta, senza ritegno.

E certo che non ci importa niente del lodo Alfano, del salto indietro della scuola o del piano sanità, ma la Granbassi si che è un problema!

Ma l’Italia non si stanca mai di essere la repubblica delle banane?

in nessun posto
settembre 27, 2008

Oggi ho camminato tanto fin quando non è arrivata la pioggia forte.

A dire la verità non mi sarei fermata e non sarei andata a ripararmi; dopo il cammino bagnarmi sotto la pioggia non lo percepisco più come un problema, però (e mi è sembrato di fare un lungo passo indietro nella mia crescita personale) mi sono messa all’improvviso a considerare cosa avrebbe pensato di me chi mi avesse vista.

E non credo che mi avrebbero degnata di più di 30 secondi di attenzione, ma tutti e 30 sarebbero in ogni caso stati troppi. 30 secondi per qualcuno del quale non si sa nulla, ma che si crede di conoscere come le proprie tasche.

Ogni tanto mi sembra di guardare la vita non solo attraverso i miei occhi, ma anche attraverso quelli della comunità presso la quale sono cresciuta e che mi condiziona senza volerlo, o forse volendolo fortemente.

Questo sguardo smerigliato sul mondo non amplia il mio punto di vista, al contrario lo limita, lo relega a condizione secondaria, non sufficiente.

Invece, esattamente come accade agli adolescenti quando combattono genitori troppo presenti, io combatto costantemente a favore di una coscienza indipendente.

Si tratta quindi di bagnarmi sotto la pioggia se mi va e di avere un’opinione che non badi al consenso a tutti i costi.

A volte mi costa ogni metro che faccio in questo posto. In questo piccolo posto. Qui dove conosco o dovrei conoscere chiunque, dove chiunque sa chi sono o può farsene un’idea in due secondi. E non è detto che non voglia bene a tutta questa gente, io non l’ho detto, forse potrei dire il contrario.

Voglio bene a tutti loro come se fossero una famiglia dalla quale ho bisogno di andare via.

Tutte queste brave persone sono una famiglia di cui neppure io so nulla, ma della quale ho imparato ad anticipare le mosse, a prevenire i pensieri. Non so distinguere le parentele ma so come tutti insieme sanno muoversi e stringersi intorno, stritolare nel centro.

Io non sono mai stata una dei loro, forse di tanto in tanto l’avrei voluto ma non ne sono stata capace.

volere è potere
settembre 26, 2008

Mi hanno raccontato una storia strana, ma vera.

Un ragazzo era pronto a sposarsi con la sua fidanzata, ne era innamorato, la adorava, viveva solo per lei.

Faceva i suoi turni in fabbrica e correva da lei ogni giorno.

Poi, un capodanno di tanti anni fà, lei gli disse che non si sentiva bene, che le dispiaceva tanto ma non poteva proprio uscire. Gli disse “tu vai, non ti preoccupare tanto ci vediamo domani”.

Lui andò.

Il giorno dopo però qualcuno gli riferì che lei, la sua amata, non era affatto rimasta a casa ma aveva passato il capodanno con un altro, uno studente universitario della facoltà di medicina. 

Era stata incauta,maldestra o semplicemente sfortunata, in ogni caso il suo tradimento era stato scoperto.

Lui pianse, distrusse un armadio, una porta, una macchina.

Poi una mattina si svegliò e mollò il suo posto di lavoro, andò a segnarsi a medicina anche lui come l’altro e per anni non tolse la testa dai libri.

Divenne medico.

Il suo sogno rimase quello di sposarsi, lo voleva talmente tanto che andò a fare il corso prematrimoniale da solo. Tutto il mondo doveva sapere che era pronto, eventualmente anche Dio.

Non molto tempo dopo incontrò una donna, si sposarono e insieme ebbero un figlio.

Oggi, ieri, dopodomani
settembre 25, 2008

Ho buttato la borsa sul pavimento, poi anche io mi sono buttata in qualche posto:prima una sedia, poi il letto, persino nella doccia sono entrata come se mi ci buttassi, senza forze, solo per inerzia.

La fine delle mie giornate è sempre melodrammatica, divento teatrale verso sera e più l’energia mi evapora dalle vene, più recito la parte della vittima delle mie cattive scelte.

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Sto leggendo “Il bavaglio”, autografato… con dedica. Una dedica senza dedizione, ma non lamentiamoci troppo. Me l’ha regalato Giuliana.

A dire la verità volevo farmi autografare “Montanelli e il Cavaliere”, ma avevo ragione a pensare che ci sarebbe stata troppa confusione per farmi firmare tre libri.

C’era un sacco di gente alla libreria Ubik di Frosinone, tutti lì per ascoltare Marco Travaglio che è stato generoso e ha parlato per due ore. Io l’avrei ascoltato per altre due, ma l’ho già detto che tendo al melodrammatico nella vita.

Dov’era però l’amministrazione comunale di Frosinone? E le TV? I giornali? Arriva uno come Marco Travaglio e lo snobbano così? Come se in provincia eventi culturali di questo calibro avvenissero ogni giorno…

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Ho voglia di chiudermi in casa, prendere un telecomando e mandare avanti e sbirciare il finale di un paio di situazioni, riavvolgere il nastro a un po’ di tempo fà. Sono melodrammatica, ma non sono l’unica, lo so.

non lo dire a nessuno
settembre 24, 2008

Mi piace quando qualcuno mi confida un segreto; è un attestato di stima, di affetto, di fiducia, di rispetto.

Divento un contenitore di emozioni, speranze e paure altrui.

Io sono un foglio bianco sul quale scrivere due parole per sfogarsi.

Sono uno scrigno, sono la chiave dello scrigno.

Sono la spalla, sono il sorriso, sono il si o il no, sono quello che ci vuole.

E no che non lo dico a nessuno.

social2
settembre 23, 2008

Brigida is now friends with Debora. Veramente io e Debora ci conosciamo da quando avevamo 5 anni. Devo ancora chiedere al mio fidanzato di diventarmi amico; a dire la verità lui ha 13 amici, a dire la verità non sapevo che fosse su facebook. Bene… A dire la verità… insomma.

social
settembre 22, 2008

Non ho resistito, ce l’ho fatta solo per un po’, poi oggi mi sono messa a inserire una foto dopo l’altra ed ero finita su facebook anche io, come chiunque altro al mondo a quanto pare.

Era da un po’ che avevo un account: colpa di Sarah, credo, ma era una cosa a cui non badavo, a cui non davo nessuna importanza. Poi niente, ho ceduto oggi che non avevo molto da fare e che avevo un paio di inviti in sospeso e mi ha risucchiata.

Non so a cosa serva, non ho capito se mi piace e non vorrei che finisse come con myspace, che non so nemmeno come ci sono finita lì.