Archive for ottobre 2008

fino all’una
ottobre 21, 2008

che mattinata silenziosa, tiepida, morbida. Io non dovevo lavorare oggi e così ho assaporato tutto il sonno, le prime luci, l’odore del caffè dalla cucina, i miei passi scalzi sul parquet e poi il sapore di biscotti al burro, friabili come la serenità, croccanti come il desiderio.

Passato il Rubicone sono andata a pagare le bollette.

Poi ho camminato fino a casa di Marco e poi ancora fino a casa mia, dove sono ora, seduta sul letto, con un gatto che mi ronfa fusa sulle ginocchia e una pentola che bolle qualcosa per pranzo e il sole che riscalda ancora, ancora sotto la felpa e la pelle e oltre.

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il filo del discorso
ottobre 21, 2008

un dopocena veloce, non è ancora mezzanotte e sono qua a scrivere. Domani sono in vacanza, è per questo che non dormo ancora, è per questo che sono uscita stasera.

Comunque la torta era buona, proprio buona, anche i rustici, le pizzette, il formaggio con le pere o con le mele… non s’è capito, però erano buoni, era buono il vino e tutto il resto. Elisa però non era al massimo,forse era solo una sensazione mia, ma del resto più passano gli anni, meno è piacevole festeggiare i compleanni e poi sarebbe stato meglio, ma molto meglio, se l’esame di stato fosse andato in modo diverso.

C’è nip/tuck in tv, c’è un casino sul mio letto e c’è fumo, fumo, fumo in ogni stanza, in ogni angolo di questa casa che evidentemente non è abbastanza enorme per scappare dagli odori sgradevoli e dalle voci altrui.

Adesso non so più cosa volevo dire, a questo punto no.

capita.

morsi e graffi
ottobre 19, 2008

Mi si rompe un’unghia e me la stacco a morsi, c’e’ una soluzione rapida per tutto o quasi: quasi sempre e’ quella meno indicata. 

Credo di conoscermi abbastanza da sapere che sono un’impulsiva, quindi quasi sempre trovo una soluzione ai miei problemi… che pero’ e’ quasi sempre la meno indicata.

Il succo della questione e’ che la questione e’ sempre aperta, mai davvero risolta.

L’unghia ora mi inciampa nei fili sottili della maglia, mi sfila le calze, mi graffia.

E siccome non imparo in fretta, non con la stessa fretta che mi spinge ad agire, corro a mordere ancora, prima o poi vincero’ io… si, almeno su un’unghia, prima o poi.

Ma va
ottobre 18, 2008

Sai che c’è? Stasera potevo stare a Roma, da qualche parte al centro, in un posto accogliente, caldo, a bere vino rosso e chiacchierare di cose sempre più stupide o sempre più drammatiche a seconda di come ci prendeva l’alcol. Tra qualche ora sarei tornata a casa a piedi, barcollando un po’ e ridendo dei miei passi incerti. 

Avrei infilato la chiave nella toppa, mi sarei chiusa la porta alle spalle non prima di aver fatto entrare quel buon umore che mi avrebbe seguito metro dopo metro, rinvigorendosi al fresco della notte.

Ma no.

Non è così che è andata e non è il caso nemmeno di pensarci.

venerdì 17
ottobre 17, 2008

Piove. Io guardo il resto del mondo dalla finestra. Dalle finestre, perché solo in questa stanza ne conto sette e poi c’è la rete e il telefono e la televisione. 

Uscirò, ma solo alle sette per andare un po’ in palestra e sgranchirmi, stancarmi fisicamente per riposare la testa finalmente. 

oggi poi sono umorale come non mai, non ci posso fare niente.

Ci sono le nuvole e mi scendono sulle palpebre e mi fanno quell’effetto spiacevole che gli altri chiamano cerchio alla testa. Ho un’aureola di nuvole, un cappello di nuvole che mi pesa sulla cervicale, sulle spalle e mi blocca il respiro.

La cattiva respirazione fa digerire male, influisce sulla pressione arteriosa, sulla qualità del riposo e del recupero fisico.

Forse non dovrei andare in palestra.

Forse dovrei spegnere il mac, la tv, chiudere le finestre e dimenticare che fuori ci sono le nuvole.

nel mezzo del cammin
ottobre 16, 2008

Pensavo che questi giorni di vacanza sarebbero volati e invece il tempo è stato buono, si è fatto assaporare minuto dopo minuto.

Ci sono anche stati momenti in cui ho pensato che sarebbe stato meglio andare a lavorare, essere lontanissima, dimenticarmi di tutto: per esempio quando Concetta gridava dal dolore e pensavo che non ce la poteva fare e le guardavo le mani e la testa e mi sembrava già uno scheletro.

Ora le cose sono cambiate in meglio, ma tanto meglio. La carne le è rifiorita sulle guance, le brilla l’azzurro degli occhi e le è tornata la voglia di caffè.

Mi rilassa almeno per ora. Poi si vedrà, è ancora tutto da capire.

Per il resto vorrei riposare, ma ho una lunghissima traduzione medica da fare e mi sta togliendo il sangue, anche perchè – santo cielo – di leucemia mieloide sono felice di non saperne nulla.

 

Sono anche tornata in palestra e sono tornata persino a correre, cosa che non facevo da un anno almeno.

Poi mi chiedo ancora se sia giusto pensare che facebook sta al blog come l’sms sta alla lettera.

Marco sostiene di no ma non fa testo.

Marco mi fa arrabbiare come al solito. E qui chiudo perché sennò non mi fermo più.

crisi
ottobre 15, 2008

L’Italia da ai numeri, poi se li gioca.

Gli italiani perdono e cercano di vincere sotto la spinta del medesimo tedio, della medesima disillusione. L’italia è in crisi e mentre il montepremi cresce, crescono anche i sogni.

Forse. 

L’antidoto alla disperazione ha lo spiacevole effetto collaterale di azzerare la capacità di sperare in piaceri concreti. 

Dentro ai bar le schedine, sulla strada le insegne “compro oro”.

Gli italiani vendono oro e comprano schedine da giocare.

un cent per i loro pensieri, anche due perché li esprimano in senso compiuto.

stare a guardare
ottobre 13, 2008

Oggi, giornata autunnale, ma di sole pieno  e caldo, quindi splendida ancor più di una qualsiasi splendida giornata primaverile, perché fuori tempo, sorprendente, a suo modo miracolosa.

E poi sto a casa, sul divano col telecomando e il mac e Cesare che fa le fusa sulle ginocchia e non ho fretta, non corro dietro a treni e persone e nessuno corre dietro a me.

Sarebbe tutto molto più bello se mia zia non soffrisse così, se potessimo tutti – soprattutto lei – essere sereni sulla sua sorte, ma non possiamo.

Lei, loro, la sua famiglia intendo, hanno fede. Una fede strana (che già pensare a una fede normale per me è impossibile) una fede ossessiva secondo il mio modo di vedere, ma forse li aiuta in questo momento e quindi ne ho rispetto.

Forse aiuta pensare che Dio, il tuo Dio, prima o poi ti aiuterà, magari dopo averti fatto un male cane, chissà perchè.

Forse aiuta pensare che, dopo tutto, c’è qualcuno che ti ama di un amore infinito e che tu capisci la sua lingua anche perché ti senti eletto, il preferito e tutti gli altri, beh siete in pochi in fondo.

So benissimo che non è il momento di essere critici, questo è tempo di stare a guardare, riflettere in silenzio e stare buoni buoni ad aspettare. Imparare magari, incassare con umiltà.

Giornata tiepida, le foglie cadono ma è come se fiorissero le rose.

I sentieri sono rosa di ciclamini e si fa fatica a non lasciarsi andare alla malinconia. Soprattutto per me.

troppo avanti
ottobre 12, 2008

Tutti intorno a un tavolo, i cani sul divano, i gatti pure e lei arriva e dice “Paola te la ricordi? Quella che aveva il brekenfast!”

Il brekenfast è il bed & breakfast nell’inglese delle meraviglie di mia madre.

Però ha una sua logica e – caspita – sta a vedere che questa mi inventa la lingua del futuro.

già mangiata
ottobre 11, 2008

Lui correva, io andavo in bicicletta.

poi a casa scrivevo nella penombra sullo schermo bianco del mac. Scrivevo che lui aveva corso e io ero andata in bicicletta.

Ancora prima avevo spiato i movimenti di lei, imbacuccata fino al naso, a cercare di fare delle cose mentre combatteva nausea, diarrea, dolori alla schiena.

Confermo in pieno l’evidenza: non ho coraggio e, in più, l’egoismo mi porta a pensare solo a me stessa, a cosa farei io se mi capitasse quello che è successo a lei… cosa farò quando mi capiterà.

Lui mi invita a cena,io dico che vado dopo, dico: vengo già mangiata, testuali parole. Questo si fa quando si sta insieme da tanto tempo e non ci si prova neanche più a spararsi le pose.