Archive for novembre 2008

sempre notte
novembre 30, 2008

Piove ancora, forse pioverà per sempre tanto le cose non sembrano voler cambiare. Piove più di ieri e forse meno di domani. Ancora ancora ancora cantava una canzone, una voce appassionata. Ancora ancora ancora gocce dopo gocce e notte sempre, mattina e sera.

Poi le persone ti salutano e se ne vanno o se ne vanno senza salutare, senza un abbraccio, uno sguardo, due parole che ti lascino un sorriso sulle labbra, quindi pioverà fin quando il sorriso non tornerà da solo, prima che torni chi ci ha lasciato, si spera.

Intanto piove ancora. Ancora ancora ancora.

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piovendo
novembre 28, 2008

Ha piovuto tutto il giorno e io tutto il giorno sono stata in ascolto della pioggia. Misuravo l’intensità con l’udito, percepivo il cambiamento della sua rabbia attraverso la luce che variava, il suono del vento, il fragore dei tuoni. ho avuto un sacco di tempo per riflettere e ne ho sprecato un sacco o forse l’ho impiegato in qualcos’altro.

Ora c’è una tregua ma in lontananza si sente un temporale, chissà dove, sembra un’ombra minacciosa alle spalle.

Ho appena mangiato, adesso una doccia e poi riprenderò la macchina fino a casa di Marco.

Quelle così, senza grandi scosse, sono le giornate migliori per me perché recupero energie e voglia di fare, anche se la tranquillità su di me ha l’effetto di una droga e più ne ho più ne voglio.

ieri la cena della palestra è andata bene, bene per tutti tranne che per Marco che si è ritrovato con macchie di vino rosso su ogni capo di vestiario indossasse.

Spero di viverne tante ancora di serate così… anche se durante il fine settimana è meglio che poi- come oggi – mi tocca prendermi un giorno di ferie causa sbornia.

ore 10
novembre 28, 2008

pensandoci bene, ieri arrivavo alla stazione ostiense e dopo tre minuti salivo sul treno, trafelata… diciamo pure incazzata.

Una ragazza andava in giro per tutta Roma setacciando negozi di scarpe cercando stivaletti come i miei… se solo me lo avesse chiesto prima (e non solo oggi) dove li avevo comprati le avrei risparmiato un sacco di tempo.

I ladri o il ladro si introduceva in casa mia costandomi 10 euro di riparazione alla finestra e un paio di orchidee inevitabilmente perse.

chi mi conosce (su facebook) lo sa
novembre 27, 2008

Perchè l’ho già scritto lì, però ecco, mi sono entrati i ladri in casa che – anche se fosse stato uno solo – viene sempre da parlare al plurale.

Non hanno preso niente, probabilmente perchè ha funzionato il cane. Brando.

Spero li abbia morsi o che come minimo li abbia spaventati al limite dell’infarto.

Dovrei dormire, sono pronta, però ho un po’ di angoscia addosso e ho la paura che possano tornare con le polpette avvelenate con un fucile, con la pompa dell’acqua, con una carezza; perchè in realtà il povero Brando è un pezzo di pane se lo sai comprare.

Buona notte…ma a chi? Solo Brando continua a dormire come se niente fosse accaduto

profumi
novembre 25, 2008

Mia madre sta guardando “raccontami”, ancora. Ma danno solo “raccontami” in televisione? Mi pare che lo veda sette giorni su sette.

Pensavo che la mia vena (la mia arteria per la precisione) malinconica l’avessi ereditata da mio padre che ne faceva sfoggio con la poesia, con la passione per i ricordi e i racconti e invece no… o almeno non solo.

Lei, la zarina, la donna che non deve chiedere mai è sempre lì a pendere dalle labbra di una voce narrante, da un motivetto retrò e su sky, oh… lei guarda un solo canale: sky cinema classics.

Mi sono resa conto che per me è molto più semplice parlare di cose tristi che di cose allegre, un po’ per scaramanzia e per sfogo, un po’ perchè le cose allegre, paradossalmente, le sento più private… talmente tanto da essere legate quasi sempre a doppio filo con la vita, i gesti, le parole di qualcun altro che andrebbero disegnate scrupolosamente per essere comprese fino in fondo.

Marco ad esempio, ma anche gli amici, i colleghi (che spesso sono sia colleghi che amici) e la famiglia.

Gente della quale non posso parlare senza pudore, senza rispetto per la loro privacy o per quel minimo che ne resta nell’era di internet. 

Le cose tristi possono invece essere prese alla larga, con la circospezione che esigono. Un sentimento di sofferenza, dolore, inadeguatezza, malessere, è quasi sempre comprensibile senza essere spiegato nel profondo. Il dolore lo si annusa nell’aria, ha un odore pungente.

La gioia ha un temperamento lieve, si dissolve con facilità, per renderla in idee ha bisogno di tratti decisi e colori brillanti e non si spiega se non con parole dirette, possibilmente semplici.

La felicità non è per me… che amo i pensieri contorti.

a occhio
novembre 24, 2008

Ho un occhio gonfio, mi ci sono svegliata sopra, ho cominciato a stropicciare e … peccato, era davvero grosso.

Tra l’altro ho sognato situazioni spiacevoli mentre dormivo (molto spesso sogno situazioni spiacevoli anche a occhi aperti), deve essere colpa dei dolci che ho mangiato o più semplicemente del caso, che regola ogni cosa senza esclusione per i miei sogni, i miei occhi, le mie sfighe giornaliere.

In compenso oggi mi faccio un giorno di vacanza messo giù così, calato come un asso in una mano traballante.

Vedrò beautiful pranzando.

invece sai di cosa avrei voglia? Di fare un giro a Piazza Navona, si si, proprio oggi che fa un freddo cane, ma io mi infilerei un cappottone pesante, i guanti, il cappello e la sciarpa e camminerei contenta tra i quadri dei pittori, davanti ai tavolini di quei bar dove un caffè ti costa un occhio… ma io non bevo caffè e in quanto all’occhio beh, oggi non ne vorrei parlare.

Ecco, basta che non ci vada per un giorno e Roma già mi manca… Chiara un giorno mi ha detto: “mi sembri Carrie con New York”; io l’ho presa come un complimento.

Comunque oggi è una di quelle giornate in cui potrebbe succedere di tutto, potrebbe nevicare o piovere o persino fare caldo se uscisse il sole. Non tutte le giornate regalano tanta speranza.

105
novembre 23, 2008

Mi sono svegliata da poco e questa è una soddisfazione grande. Grande anche la cena di ieri che mi ero meritata tutta, fino al dolce.

Sono ancora sfinita; credo infatti che resterò a letto almeno ancora per 1 ora, anche se mi ha chiamata Maria Loreta e mi ha detto di aver preso quel dolce di cui mi aveva parlato… quindi dovrò andare, ma sarà per una giusta causa.

Oggi voglio riposare, devo proprio riposare… mi aspetta una lunga settimana che a quanto pare sarà anche fredda.

Ieri ho corso da un lato all’altro di Roma: prima alla mostra Da Rembrandt a Vermeer su via del Corso e poi a Centocelle nella nuova casetta di Aza dove ho conosciuto la sua piccolina.

Per andare e venire da Centocelle si prende un autobus, il 105, che conosco bene; è lo stesso che prendevo per andare a casa di Debora a Giardinetti, quando lei ancora non era cittadina del mondo.

Il 105 è un autobus che mi ha sempre affascinato perchè quando ci sali potresti anche dimenticarti in quale città sei tante sono le lingue che senti parlare. Resti schiacciato tra un indiano e un magrebino, una moldava ti dice dove devi scendere, ma un cinese ti consiglia di scendere alla prossima che ti ritrovi proprio davanti al sottopassaggio.

Tutti a sforzarsi di vivere in un posto e restare se stessi, lo stesso sforzo che fa la città per abbracciarli tutti e restare Roma.

Abitano in periferia, come Aza, in una casetta di un quartiere popolare in cui passo dopo passo ti ritrovi a calpestare scritte d’amore e di odio “attento, ti ammazzo” o “piccolina ti amo”. Il bene vince sul male, l’amore trionfa, soprattutto lungo la strada che porta fino al numero 37, il posto dove sono stata ieri. C’è un ragazzino che deve essere perdutamente innamorato della sua “stella caduta dal cielo” e speriamo che lei abbia gradito tutta quella prorompente dimostrazione d’amore e che l’amore abbia trionfato, non solo a parole.

“Arriva l’autobus”, mi fa un tizio sudamericano alla fermata; “già” rispondo io, destandomi dai miei pensieri, consapevole di avere ormai perso il treno, mentre mi chiedo: “ma che ci faccio da sola qui?”

– “c’è pure posto” mi fa mentre saliamo

-“già” rispondo io per la seconda volta.

Non ero in fondo così sola, non più di tanta gente venuta a Roma per un motivo, il mio stesso motivo, forse.

Scrivo, ma non tutto
novembre 20, 2008

Sono sempre in giro, ogni giorno mi lamento delle stesse cose, prima di tutto mi cruccio di non avere mai tempo solo per me, poi invece mi scopro sola, sempre di più accompagnata chilometro dopo chilometro dai miei dubbi, dalle insicurezze, dalle piccole certezze che mi rendono debole.

Prendo decisioni che poi ritratto, mi arrampico sugli specchi e scivolo in maniera del tutto ordinaria, senza belle sorprese.

Ho recuperato la mia macchina fotografica, la stessa che negli ultimi giorni ha visto l’altra metà del mondo e facce e posti che io non conosco e che… forse, non conoscerò mai.

Domani è venerdì, sia ringraziato il cielo.

no
novembre 18, 2008

Sono giorni che non scrivo, mi manca tanto, ma ho imparato ad avere rispetto per le cose che scrivo abbastanza da capire quando è il momento e quando no.

Mi manca mettere tutto nero su bianco, rileggere, cambiare qualcosa, inorridire, sorprendermi, compiacermi e, infine, ma forse soprattutto, buttare fuori tutto tutto tutto, ma adesso no.

E’ già qualcosa stare qua con la tastiera sulle ginocchia, aver portato a casa la pelle e avere la possibilità di decidere cosa fare domani. Domani però, oggi no.

dolori diffusi
novembre 12, 2008

Oggi sono qui a scrivere solo perché muovere le dita sulla tastiera non mi costa troppo.

Le mani, forse, sono l’unica parte del corpo che non mi fa male, per il resto è un’ecatombe. Evidentemente il mio fisico sta soccombendo agli scompensi di anni passati a chiedersi cosa è giusto e cosa non lo è, con l’unica risposta possibile tradotta in fatalità, sopravvivenza quotidiana, buon viso a cattivo gioco.

I rospi ingoiati, perché non erano diventati principi, i capricci di una fantasia fervida appiattiti da una prudenza stupida, come faceva la spazzola con i miei capelli tanti anni fa.

I nodi, tutti, vengono al pettine ha detto qualcuno una volta e il mondo gli ha creduto, ci sono altre ovvietà da spiegare per diventare celebrità? 

Comunque non sto bene, ogni tanto credo di avere qualcosa di brutto, poi mi passa, poi mi torna.

Ogni tanto va bene, ogni tanto no e so che è così per tutti, ma…

Sono le otto, ho saltato la palestra, aspetto una e-mail di lavoro che sarebbe meglio non dover ricevere, penso che ho dato buca a Fausta, che mia madre non ci sta capendo niente con me, che forse nessuno ci capisce niente con me e che sono una delusione continua, ma faccio buon viso a cattivo gioco, sopravvivo quotidianamente, vivo la fatalità.

Aspetto che il gatto salga le scale di corsa, che salti sul letto, che venga a prendere qualche carezza e si abbandoni al sonno. Da lì comincia la notte. per me.