smottamenti

la pioggia picchia, sono giorni, mesi, anni che piove, un secolo di pioggia. Acqua a secchi, torrenti, fiumi.

Tutto è acqua, tutto è bagnato, umido, freddo, scivoloso, lucido, melmoso, smottato, franato, allagato. Tutto.

Tranne il focolare di casa mia che arde senza sosta incessantemente, sacrosantamente… se così è lecito dire.

Io appartengo al popolo dei rintanati, appartengo al popolo di quelli che oggi sono rimasti chiusi in casa più del solito e hanno un po’ goduto di quell’angolo secco, asciutto e caldo che si sono conservati per giorni come questi. 

L’albero è caduto, la strada non c’è più, la macchina galleggia tra le pozzanghere che lentamente sono diventate piscine, una piscina, una piscina olimpionica in cui nuotare o perdersi per sempre.

Lì prima o poi, strano a dirsi, ricresceranno le violette e lì, prima o poi, torneranno a volare le farfalle, ma quando? Ma quanto ancora?

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