Brigida e l’opera di Rossini

Ancora una volta mi tocca ringraziare Bruno, perchè nella sua complessità, nelle sue divertenti “originalità”, io ogni volta riesco a trovare una porta per la serenità, operazione che di solito mi è estremamente difficile.

Bruno mi vuole bene perché ne voleva a papà, questo lo so. Però mi basta.

Nonostante abbia ormai l’abitudine di presentarmi ai suoi amici come quella che durante una ripresa amatoriale dimenticò la telecamera accesa filmando per 1 h il pavimento (sebbene per anni io sia stata la zelante operatrice di tutti gli eventi organizzati da lui, per un totale di almeno 1000 ore di pellicola), io ricambio il suo affetto da burlone.

Ieri ha invitato Marco e me alla prima de Il barbiere di Siviglia, versione Gianluigi Gelmetti e sono felice di essere andata.

Gelmetti, che è anche regista della messa in scena, ha allestito un teatrino buffo sulle bizze degli attori, la minaccia dei tagli ai fondi, l’avanzata del concettualismo nelle scenografie e sulla magia del teatro, mescendo il tutto alla tradizione dell’opera di Rossini più conosciuta e rappresentata al mondo.

La novità avrà fatto storcere il naso a molti appassionati, che già ieri in teatro commentavano contrariati con un lapidario “ha esagerato”.

Lo stesso Bruno ci aveva introdotto all’opera avvertendoci che “per quello che hanno fatto sul piano filologico sono da arrestare”. lui sapeva, perché aveva assistito a tutte le prove e del resto ha intenzione di essere presente ad ogni spettacolo. Reo confesso, Bruno è dipendente dall’opera Rossiniana, malato per Mozart, drogato dalla musica classica.

Nonostante ciò gli applausi sono stati scroscianti non soltanto all’indirizzo dei meravigliosi cantanti, ma anche a quello delle gag che – interpretazione da non sottovalutare – possono essere utili ad acquisire nuovo pubblico e piccole innovazioni che, se coltivate nel giusto modo, potrebbero portare buoni frutti alla tradizione.

Marco e io ci siamo divertiti, personalmente ho apprezzato ogni cosa. 

Il posto in prima fila, l’allegria nervosa e contratta di Bruno (sulla quale non posso fare a meno di scherzare ogni volta), Il maestro Gelmetti, il corpo di ballo, l’allestimento sorprendente.

Poi mi è piaciuta la pizza alle zucchine al ristorante Strega, proprio di fronte al teatro, la passeggiata sui tacchi nella notte per le vie di Roma, quando mi sembrava più che mai di essere Carrie con la “sua” città, mi piaceva il mio vestito, il taglio che ho dato ai miei capelli e la voglia di fare ancora cose così… la voglia di altre notti così.

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