acqua e sapone

Non pulisco casa, la punisco.

Il lunedì deve essere un giorno terribile per queste quattro mura. Quattro, otto, dodici, sedici.

Quando arrivo io con quel detersivo odor limone rancido e faccio tutto quel rumore di stracci che si inzuppano d’acqua e di mocio che sbatte sul secchio e quando scendo per le scale con la pesantezza di chi non sta rimuovendo un velo di polvere ma tutta la sporcizia del mondo io, come una allucinazione o un miraggio nel deserto, vedo casa mia che mi sbarra gli occhi addosso e che mi chiede “perchè?” Che mi prende per un braccio e che mi dice “non così”, non farlo come l’hai imparato da tua madre, da tua nonna… loro avevano un motivo per questa acrimonia, forse, per questa voglia di rivoluzione domestica o quello che è, ma tu no. Tu sei tu, Trova il tuo modo, trova il tuo ruolo nel mondo e su queste scale bianche, scivolose, che puzzano di limone rancido.

Trova il tuo modo.

intanto riprendo a strofinare  sul parquet mentre, come al solito, penso che voler tenere i cani in casa ha il suo peso quando tenti di rimuovere i peli bianchi dalle superfici scure.

E mi solleva scoprirmi a ragionare su Tommaso Moro, così, per caso, invece che sulla fragranza alla violetta del detersivo per il bagno.

Mentre sono con la testa sprofondata nel water penso che questo post lo scriverò assurdo come l’ho pensato e poi magari lo cancellerò come faccio con le macchie o con le tante cose che penso e che poi non dico, ma lo devo scrivere a testimonianza della follia lucida e  malinconica che ci grida nelle orecchie a noi, donne, mentre ripetiamo questi gesti inconsulti tramandatici di generazione in generazione.

Sarà l’odore di limone rancido, sarà l’aroma di violetta, sarà che lasciare la polvere dov’è proprio non si può, pare. Eppure sarebbe così bello, così morbido, così autentico.

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Una Risposta

  1. Carissima Brigida, è un pò che vengo a curiosare tra le tue pagine, sai com’è, un blog tira l’altro e navigando tra i link dei preferiti degli amici ti trovo. Ti leggo e me ne sto in silenzio, come sempre, con il timore di essere invadente o anche, perché no, di non voler dare troppa confidenza agli sconosciuti.
    Poi leggo questo post e non posso fare a meno di commentare per dirti in che modo meraviglioso lo hai scritto, come hai saputo sintetizzare sensazioni ataviche e mai sopite… me ne sto qui a leggere i tuoi ‘arretrati’, pensando che se fossimo amiche potremmo farci lunghe chiacchierate a proposito dei sogni. Ma non siamo amiche per ora, un giorno chissà. Intanto, mi presento e ora, quando tornerò, sarà più facile dire la mia opinione, sempre che ti faccia piacere 🙂

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