Archive for febbraio 2009

quando i cretini fanno Ohhh
febbraio 28, 2009

Povia era gay, anzi Luca era gay e adesso sta con lei. Magari lei è un transessuale… lesbico con pessimi gusti musicali.

Mentre i cretini fanno ohhh… che meraviglia, c’è chi se la piglia in quel posto.

ma non intendevo essere volgare, volevo solo parlar male delle brutture della vita scritte e cantate su motivetti orecchiabili per farle sembrare più vere, perché per dirla come la direi su facebook “Brigida pensa che ne ha visti un bel po’ di maschi con la mamma rompiballe e il padre assente e non le sembra che siano diventati gay in massa… quelli casomai sono i bamboccioni di Padoa-Schioppa”.

Tutto questo lo pensavo nel saliscendi delle scale mobili, nell’aprichiudi di mille porte, lo pensavo mentre mi dicevano che i miei capelli sembrano bava di lumaca, lo pensavo cinque minuti fà, lo penso adesso, lo penserò domani che sarà domani e che sicuramente avrò materiale in più per pensare altro.

menomale che non hai vinto Povia, perché sennò l’arcigay sarebbe diventato un’altra mamma rompiballe alle nostre costole e avremmo tutti rischiato di diventare gay… magari per osmosi, che non si sa mai e che non sia mai che tu ci scriva un’altra canzone.

quando fa male
febbraio 23, 2009

Ti hanno mai chiesto di spiegare il tuo dolore?

I sentimenti non si descrivono, magari si contagiano con gli occhi.

Magari sui sentimenti si dice di più tacendo.

Il dolore è sempre fisico.

Lo puoi avvertire su un braccio, sulla punta del dito o nella testa, lo puoi sentire prima e dopo uno schiaffo, lo puoi sentire come un cazzotto nella pancia, lo puoi sentire  alla base della gola quando le parole ci muoiono dentro, lo puoi sentire più o meno ma poi va a finire sempre dritto nelle viscere e te le stringe, a volte fino a farle piangere.

Il dolore non si descrive. Il dolore è acuto, regolare, localizzato, diffuso, ma ciò che conta è che fa male.

Ti possono chiedere dove ti fa male, ti possono chiedere “ecco, cosa succede se ti tocco qui?” ma non potranno mai chiederti di tradurre in parole ciò che senti.

Il dolore non ha codici, è fatto per essere compreso solo da chi lo prova. 

Il dolore lo bruci con l’ossigeno che respiri. Soffi sopra la ferita, espiri e inspiri per distendere lo stomaco contratto, per calmare il cuore che corre, per avere la certezza di essere ancora padrone del tuo corpo.

Poi passa, passa prima o poi.

In quel momento non hai peso, non hai lacci. Non hai nemmeno ricordi, le parole non le hai mai avute.

Maria può
febbraio 22, 2009

Stai ballando con un bicchiere di sangria in mano, sperando che la serata abbia una svolta… poco prima di cadere rovinosamente a causa del pogare indiscriminato di gente già evidentemente ubriaca.

Stai lì con la tua sangria in mano e qualcuno ti dice che a Sanremo ha vinto Marco Carta.

Non si sa come la notizia sia arrivata, non si conosce la fonte, io stessa la ascolto da qualcuno che la riporta dopo averla sentita da chissà chi e tutto diventa leggenda, quasi al pari dei coccodrilli nelle fogne di New York.

Marco Carta vince a Sanremo. E’ come dire che è vero, gli USA hanno preparato gli attacchi alle torri gemelle… è una legittimazione palese ad ogni possibile teoria del complotto.

La sangria va giù e io, che ancora non sono sicura di niente e che mi tengo larga sul margine di veridicità della notizia, ricostruisco gli eventi da dove li conosco per certi.

Maria è in mediaset (fininvest) dal 1993, il suo contratto con l’azienda è però in via di scadenza e la presentatrice lancia segnali di insofferenza.

Bonolis nel frattempo fa la spola tra contratti milionari in rai e contratti milionari in mediaset, portando da par suo, egregi risultati in ogni ambiente in cui si trovi.

In mediaset, nella sua trasmissione “il senso della vita”, ospita Maria De Filippi in una puntata che va in onda il 4 maggio del 2008. Tra i due scocca la scintilla della reciproca ammirazione umana e l’innamoramento mediatico ha il suo culmine quando Bonolis ottiene (un unicum nella sotria tra rai e mediaset) che Maria intervenga come ospite in una puntata (quella finale) del Sanremo di cui è direttore artistico e presentatore nel 2009.

Nel frattempo a Sanremo si preparano a gareggiare due talenti emersi dal programma “amici” della De Filippi; si tratta di Karima Ammar che gareggia nelle nuove proposte e di Marco Carta, vincitore di Amici 2008.

Non era la prima volta che degli ex di amici approdavano al palco dell’ariston e non era la prima volta che il nome della De Filippi si associava al festival, eppure questo è l’anno della convergenza astrologica tra il cielo di Amici e quello di Sanremo in cui la stella più grande del talent – show di mediaset, torna a brillare nell’olimpo della kermesse musicale più importante di Italia proprio mentre la conduttrice passa da un palco all’altro.

Il beneficiario è un ragazzino di ventiquattro anni, ex parrucchiere cagliaritano sulle cui origini sarde non possono esserci dubbi sentendolo parlare. bella voce, qualità canore non eccelse ma sufficienti, una storia familiare strappalacrime e un percorso accidentato nella scuola di “Amici” fino alla vittoria. Da lì una strada in ascesa fatta di fans di tutte le età e migliaia di dischi venduti e, a contorno, decine di imitazioni radiofoniche e televisive.

La vera vincitrice però, naturalmente è Maria che ha afferrato un bacio volante di Del Noce e un tassello importante per rinforzare il suo prossimo contratto, ovunque deciderà di andare.

 

Poi sono finita in mezzo alla pista, mi sono venute addosso due persone e sono finita a terra… vedi cosa succede a pensar male di Maria?

dietro la maschera
febbraio 21, 2009

Stasera c’è una festa.

Ho qui, tutto intorno a me, un senso di malinconica tristezza e di inquietudine che vorrei poter controllare e dimenticare. Credo dipenda dal fatto che attraverso periodi, di tanto in tanto,  in cui vorrei solo nascondermi da qualche parte e proprio in quei momenti mi capita di essere sovraesposta, data in pasto alle persone, alle folle, alle situazioni più difficili.

Credo dipenda da me e da tutto ciò che invece da me non può dipendere.

 

Alle feste c’è poca alternativa: ti diverti o no. Non importa quali intenzioni tu abbia, non importa che tu voglia o non voglia divertirti, alla fine non sei tu che comandi.

Puoi andarci controvoglia e ritrovarti all’improvviso il jolly della serata, puoi essere positivo finché vuoi invece e alla fine sorprenderti a desiderare il letto più di qualsiasi altra cosa.

Non c’è niente di più imprevedibile.

Mi ricordo di una festicciola, una decina di anni fà, c’erano quattro gatti e niente lasciava presagire qualcosa di buono… invece quella si rivelò una serata bellissima.

Invece ricordo serate piene di gente e un senso di solitudine ancestrale.

Luci psichedeliche e buio cosmico.

Vada come vada, il successo è essere andati, averci provato, essersi dati.

uomini VS donne
febbraio 20, 2009

Sto meditando un’ idea diabolica che potrebbe rovinarmi per sempre ma che almeno potrebbe divertirmi per i prossimi mesi.

Voglio scrivere un saggio impegnato, una fenomenologia, un compendio… un libro su ‘uomini e donne’.

Un viaggio introspettivo tra gli stereotipi maschili e femminili, la nomenclatura nazional popolare e la nascita del mito di Maria.

Comincio ad ordinare su IBS ogni cosa che mi ricordi vagamente l’argomento. E spero di cambiare idea presto.

un fantasma non muore
febbraio 19, 2009

Sul treno mi addormento per un pochino, giusto il tempo di passare un paio di fermate e dire: “bene, non manca poi così tanto alla fine di questo viaggio infinito”.

Insomma, mi addormento giusto un po’ e mi sveglio di soprassalto con una voce femminile che sostiene concitata: “niente, la castrazione chimica non c’entra niente, no, no, non va bene… QUESTI DEVONO MORI'”

non si è fermata qui, ma non riporto ogni parola, così, perché non ho voglia e perché quello che sto scrivendo è l’articolo di un blog e non quello di un giornale e poi è ininfluente, la situazione è già abbastanza chiara.

Per “questi” la signora intendeva gli stupratori, preferibilmente stranieri, verosimilmente romeni.

Nessuno nega la gravità del problema, ma non si possono negare neppure i “però” del caso.

Il punto è uno secondo me… ed è piuttosto semplice da individuare, lo faccio con una domanda a me stessa: Brigida, vorresti vivere in un paese dove vige la pena di morte? La risposta è no e non devo andare a scavare tra motivazioni troppo etiche per spiegare. Io non voglio vivere in un paese in cui esiste la pena di morte. In un paese in cui si applica la pena di morte non mi sentirei tutelata, garantita, salva.

i colpevoli muoiono, ma muoiono anche troppi innocenti. la pena di morte in un sistema giudiziario imperfetto, come necessariamente imperfetto è ogni sistema giudiziario, è qualcosa di semplicemente improponibile.

Ci sono anche altre ragioni per cui personalmente non approvo la pena di morte, ma questa è quella che più di ogni altra mi pare la prova del nove su un’operazione sbagliata.

Io non discuto l’impatto emotivo di un reato come quello della violenza su un minore, il più deprecabile crimine tra i crimini più deprecabili e senza dubbio applicherei pene severissime, le più severe, ma non la pena di morte.

Detto questo, mi sento di fare gli auguri a questo mondo bislacco che giorno per giorno fa i conti con i suoi fantasmi. I fantasmi sono sempre di più, giorno dopo giorno.

Ne ha tanto bisogno, noi ne abbiamo tanto bisogno.

Grazie Grazie
febbraio 18, 2009

Naturalmente non ha nevicato.

Ha nevicato ovunque tranne qui. Qui solo vento freddo e gelido… evidentemente è questo che ci meritiamo.

Non ha nevicato quindi, se non parole… le solite parole estemporanee del presidente del consiglio cadute a fiocchi come forfora sulle spalle scure e curve del mondo. Pure questo ci meritiamo.

Benigni ieri è stato strepitoso e se davvero è stato lui l’artefice dell’eliminazione di Iva Zanicchi, bisogna ringraziarlo due volte.

la bellezza americana della rivoluzione
febbraio 17, 2009

Revolutionary Road.

Come perdere ogni speranza nell’amore, come convincersi che non solo “niente è per sempre” ma anche che tutto ciò che un tempo era bello e promettente, domani diverrà poco più che spazzatura.

La strada della rivoluzione è lastricata di buoni propositi.

Tutto sembra essere didascalico, pieno di riferimenti profondi, di richiami talmente topici da sembrare scontati nelle parole di Yates quando delinea con perfida sapienza i caratteri piccoloborghesi di April e Frank.

Loro due contro il mondo, dentro il mondo, sopra il mondo, fuori, irrimediabilmente fuori dal mondo. Un mondo che negli anni sessanta fioriva di speranze con quel BOOM economico e sociale che fu una bomba vera e propria per gli americani e le americane di allora, la bomba che aprì la breccia alla rivoluzione sessuale e intellettuale degli anni settanta.

La lunga, borghese – americanamente lineare – revolutionary road.

Non posso dire di aver amato questo libro, che anzi ho odiato pagina per pagina perché mi terrorizza nella sua amarezza senza scampo, ma posso ben dire che ha lasciato una traccia profonda ora che l’ho letto fino alla fine.

E ancora vedo il grembiule da casalinga imperfetta di April lasciato in fretta sullo schienale di una sedia.

Vedo Frank in piedi, a fissare le sue due dita di burbon nel bicchiere, prima di mandarle giù insieme alle frustrazioni.

Vedo il vialetto che Frank cercava di portare a termine,vedo quella casetta deliziosa, lì a revolutionary road, simbolo della ridente provincia americana dove tutto può essere meraviglioso se si ha abbastanza fortuna e forza d’animo.

Vedo John, col suo berretto, da qualche parte laggiù… sorride amaro. Forse anche lui ha sentito il gusto acre della storia di cui fa parte.

Il film tratto dal libro, è stato diretto dal regista Sam Mendes e nutro grandi speranze.

Nel matrimonio di Frank e April si possono ritrovare tutti gli elementi del rapporto in crisi tra Lester e Carolyn in American Beauty, la stessa atmosfera fredda e disperata, le stesse grigie evasioni, gli andirivieni di provincia americana e le piccole follie, gli isterismi, le nevrosi delle persone alla strenua ricerca di un cambiamento, di una rivoluzione, a costo della morte.

Ovvio no?
febbraio 16, 2009

Che palle.

Sanremo, tutto attaccato come cocacola o acchiappafantasmi.

Insomma ci sarà una canzone di Povia… silenzio… ancora silenzio… bene ora facciamo “ohhhhhhhhh” 

ci sarà una canzone di Povia e tutti facciamo ohh tranne l’arcigay.

ok, ok, quello dell’omosessualità è un argomento delicato ma con tutta la buona volontà, che l’arcigay debba dare la sua approvazione ad ogni sacrosanto testo che ne parli, sinceramente “a me, m pare na strunzata” come diceva qualcuno.

Tra l’altro che l’arcigay si pronunci per parlare di stereotipi e ovvietà, mi pare na strunzata doppia.

Quante volte ascoltando una canzone d’amore abbiamo pensato che si trattasse di retorica allo stato puro, di stereotipi, di ovvietà?

Noi che professiamo l’amore etero non ce l’abbiamo un arci qualcosa che tuteli l’unicità, la magia, l’originalità artistica dei nostri sentimenti e pure se ci fosse… sarebbe na strunzata.

sveglia senza sveglia
febbraio 15, 2009

La mano, la testa, il braccio, i glutei e il collo.

Questo è l’elenco delle zone che mi fanno male più o meno intensamente da quando ho aperto gli occhi svegliandomi tutta storta e stretta nel letto che certe volte invece mi pare quello più grande del mondo.

Ero obliqua, la testa a destra i piedi a sinistra, attorcigliata come un lenzuolo strizzato e agitata come quando ti svegliano improvvisamente. Effettivamente.

Mentre qualcuno nel sogno mi diceva “mamma mia, sei sempre così di corsa!”, il cellulare cominciava a squillare.

La schiena, ho dimenticato la schiena, mi fa male anche quella.

Oggi è un giorno di sole, un giorno che ha già il sapore della cioccolata milka e la promessa di smaltire calorie in tante valide alternative.

nessuno mi toglierà questa gioia, questa piccola rivincita sulla mia debolezza alimentare.

Ci vado in montagna? Ce l’avrò un paio di scarpe capaci di assicurarmi piedi asciutti e di non scivolare?

Tanto scivolerei comunque.