la sacralità dell’addio

Chi è che non riconosce la sacralità della vita? La sacralità della vita è qualcosa sulla quale non vale nemmeno la pena di ragionare tra persone di buon senso. Che le si voglia attribuire un valore divino e infinito o che la si valuti solo nell’imminenza delle nostre piccole grandi storie, ognuno di noi guarda alla vita come alla più grande opportunità che possiamo immaginare. Guardiamo alla vita, nostra e altrui con sussiego e rispetto.

La sacralità della vita non si discute.

E’ lo stesso discorso che abbiamo dovuto fare quando con un referendum, in Italia abbiamo deciso che si, una legge sull’aborto era purtroppo necessaria. Nel caso della povera Eluana, viva senza essere viva, nessuno ha ragione, nessuno ha torto.

Probabilmente Eluana è meno viva di un feto.

Un feto è un uomo in potenza; Eluana è qualcosa di indefinibile in atto.

La definiscono vegetale, ma una pianta ha una vita autosufficiente e  utile a se stessa e probabilmente agli altri. Eluana no.

Nessuno di noi sa se pensa, se sogna, se spera e in virtù di questi dubbi ci convinciamo che no, non sarebbe giusto spegnerle l’anima.

Ma in virtù di ciò che vediamo, abbiamo pietà di una donna che non può più nulla di ciò che potrebbe se… se solo fosse viva davvero.

 

Perché vivere e questo è certo, non può essere solo sentire, pensare, sognare, ma senza dubbio anche fare, agire e costruire qualcosa.

 

Il Vaticano fa muro intorno a quella vita precaria e artificiale, con la stessa forza con cui fa muro intorno alla ricerca, all’innovazione scientifica, al progresso.

Se non fosse stato per quella scienza, per la ricerca, per tutta quella innovazione avversata per secoli, oggi Eluana sarebbe morta inequivocabilmente.

La mia idea è che ci vuole coraggio, una forza infinita a lasciar andare per sempre qualcuno che si ama, ci vuole coraggio a liberarlo, a separarsi da lui.

La mia idea è che ci vuole un rispetto profondissimo per chi decide di dire addio.

Lo affermo pensando a quei giorni in cui in ospedale, pur vedendolo soffrire, speravo che mio padre vivesse per sempre anche senza sentire, pensare, sperare, sognare.

La mia idea è che non esiste nessuno che possa permettersi di dire si o no se non quel padre e quella madre che forse – a questo punto – credono più di chiunque altro che la vita di Eluana, oltre questo mondo, può tornare ad essere vita vera .

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3 Risposte

  1. Io penso solamente a un padre che vive quotidianamente la paura di sbagliare…anche perchè sarà solo lui a vivere nel rimorso quotidiano da Noi generato Oggi…siamo Noi il Male quotidiano, siamo Noi i veri aguzzini inconsci di un caso umano fin troppo strumentalizzato…Notte Brigida, Salvatore.

  2. Condivido perola per parola.

    Saluti

  3. infatti vedrai che questa storia funzionerà da grimaldello per mettere mano alla 194

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