Archive for marzo 2009

senza cuciture
marzo 30, 2009

Hai presente quando potano le siepi?

… Potano le siepi. Essi potano le siepi. Noi potiamo le siepi perché a volte l’ho fatto anche io.

Hai presente quando potiamo le siepi, noi?

Cioè un po’ di miscela e una lama che va e in cinque minuti muore un mondo intero che la natura aveva tessuto con perizia giorno, dopo giorno, dopo giorno.

Però ok, non è quello che volevo dire.

La verità che dietro una siepe rimane custodito un mondo anche per anni.

Palloni sgonfi, preservativi usati, pezzi di plastica appartenuti chissà a cosa. Ci sarà un motivo per cui l’erba, le spine e persino i fiori si affezionano a questi relitti, a questi monumenti della bruttezza e li accarezzano e li cullano anche per sempre.

La natura non riconosce la bellezza? L’uomo è davvero l’unico essere al mondo a selezionare gli oggetti del proprio amore attraverso il senso estetico comune?

L’uomo è l’unico al mondo a rifiutare qualcuno o qualcosa non solo per la sua utilità, ma anche per il suo aspetto.

A questo punto prendiamone atto e pensiamo alla possibilità che sia un segno di civiltà, pensiamo alla possibilità che si tratti di un miracolo dell’evoluzione.

In questo senso la chirurgia estetica è un gioco di prestigio utile…

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Tokaido
marzo 28, 2009

In tanti fantasticano su un amore; proprio l’altro giorno una delle mie amiche mi diceva: “dai, lasciami sognare” , mentre io cercavo di rimetterla con i piedi per terra.

In tanti fantasticano su un amore e quanto più quell’amore è impossibile, tanto più ci si sforza di renderlo vero almeno con l’immaginazione.

Poi, che sia amore o solo passione fa poca differenza, almeno nei sogni.

I sogni sono il mio campo da sempre. A occhi chiusi ma soprattutto ad occhi aperti io so andare sempre oltre quella che è la soglia delle cose sensibili e perdermi fino all’estasi.

Di volta in volta rinnovo le mie capacità narrative, le mie formule immaginative che si snodano come algoritmi sinuosi nel calcolatore perfettibile della mente.

Oggi sono in giappone. I ciliegi sono in fiore ed io sola con una *mucilla sulle spalle alla quale troverò presto un nome giapponese.

Percorro i viali ombrosi del Tokaido e incontro piccoli templi rossi e ponticelli di legno su distese d’acqua e riso.

Rido.

Forse con qualcuno incontrato per strada e provo ad arrivare il più lontano possibile.

Fa caldo ma lontano posso vedere il profilo innevato di un monte altissimo.

“dai, lasciami sognare”

 

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*la mucilla  è lo zaino in spagnolo. Durante il cammino di Santiago tutti chiamavamo così i nostri zaini.

alzati e cammina
marzo 25, 2009

Non ho mai avuto tanta voglia di tornare a dormire e lasciar perdere tutto.

Di perso c’è solo il tempo e molta fatica sprecata.

Non sono una persona pessimista, non sono una persona pessimista, non sono una persona pessimista…

Sono solo una persona molto stanca e frustrata abbastanza da vedere nero un po’ ovunque.

con Odifreddi ma anche con Valzania
marzo 24, 2009

Sto per scriverti l’ennesimo post sul cammino… preparati.

Non ce la faccio a staccarmi, non voglio nemmeno.

Ogni giorno cerco segnali della presenza del cammino e così cammino anche quando potrei farne a meno, ma è lì che mi sento meglio, lì dove ci sono le cose superflue insieme all’inesplicabile e all’essenziale e bisogna fare attenzione a riconoscere  volta per volta sia l’uno che l’altro e prendere ogni cosa nella giusta misura a seconda delle esigenze.

Lì sto bene.

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Ho trovato un libro, ma forse è il libro che ha trovato me. Ho trovato un libro dicevo, scritto a quattro mani da Piergiorgio Odifreddi, famosissimo matematico dichiaratamente ateo e Sergio Valzania, giornalista e storico cattolico e osservante.

Il loro libro si intitola “la via lattea” così come il film di Bunuel e come il film di Bunuel è la conversazione tra due pellegrini che percorrono il cammino scambiandosi opinioni sui massimi sistemi.

Loro due hanno fatto il cammino solo un paio di mesi prima che partissi io.

Ebbene, sono arrivata a questo libro proprio attraverso il film.

Nelle prime pagine de “La via Lattea” Odifreddi racconta di aver sognato di intervistare il premio nobel per la letteratura Solzenicyn, il caso vuole che l’ultimo libro che io ho letto, prima di questo di Odifreddi-Valzania, è proprio “Una giornata di Ivan Denisovic” di Solzenicyn…

la Russia, i lager, un cammino lungo una giornata o una vita intera… Le stelle nel cielo.

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me. E poi la meraviglia di un mondo di caos e piccole coincidenze.

gattocomunista
marzo 22, 2009

 

bri 

Non c’è molto da aggiungere, che altro dire? Stella è stata fantastica!

GRAZIE!!!

del resto oggi-nonostante tutto- è primavera
marzo 21, 2009

Ciao blog,

oggi scriverti mi regala una sensazione insolita di disagio ed eccitazione perché ti avevo lasciato a prendere polvere e ora mi pare che ogni parola su questa pagina serva a tirare via un po’ di ragnatele inopportune.

Perché non scrivevo più? Dove ero finita?

Bene, ero in un posto che si chiama dubbio (o per lo meno io lo chiamo così) dal quale non sono ancora uscita ma da cui ti mando un messaggio doveroso poiché ti amo come si è capaci di amare solo sé stessi quando si è fortunati; cioè con indulgenza e tenera rassegnazione.

Niente di grave e nemmeno di così speciale, è che avevo in testa e ce li ho ancora, un paio di argomenti dei quali non volevo, non potevo e non dovevo parlare e, guarda un po’, erano gli unici dei quali avrei avuto interesse a scrivere.

Il primo argomento non riguarda me e non ne scrivevo per discrezione, il secondo  riguarda me e non ne scrivevo… per discrezione, anche in quel caso.

Ora però, almeno per ciò che riguarda me, non c’è più motivo di tacere perché ormai la decisione è presa ed è quasi pubblica.

Questa personcina che ti scrive e che tu conosci bene, ha deciso di candidarsi alle elezioni comunali.

Qui, come tu ben sai, sono abituata a parlarti in termini molto intimi e anche questa volta punterò all’eternità spiegandoti le mie motivazioni partendo dai sentimenti e fermandomi lì perché tanto, almeno in questa sede, è quello che conta.

Era da diverso tempo che quell’uomo, il capolista, mi parlava del suo progetto. Io tergiversavo perché come sai bene, non sono abituata a prendere decisioni in fretta.

Poi però ho pensato a me come se fossi in una stanza vuota, senza né troppo spazio né troppa luce; ero in piedi ed avevo la mia solita espressione e guardandomi ho realizzato che non c’era motivo di non farlo e che fino ad ora ho affrontato cose molto più grandi di questa e che se mi si era presentata questa opportunità, non doveva essere necessariamente per il mio male e nemmeno per quello degli altri.

Così ho detto si.

I sentimenti dicevo. Sono spaventata, intimidita, irrigidita perché la mia natura estroversa non è abbastanza forte da fronteggiare quella schiva e austera che prende il sopravvento quando le cose, in generale, si fanno serie.

Io però non mi aspetto che tiri sempre vento… del resto oggi – nonostante tutto – è primavera.

Così blog, ora sai per sommi capi.

Spero che tu possa capire e che tu sia felice per me, ammesso che si possa essere felici e fieri degli incubi altrui.

Però permettimi di dirti che senza questa tastiera e questo schermo, senza tutti quei contatti, le parole scritte in questi anni, senza lo sguardo silenzioso di tanti che anche ora ti stanno sfogliando, molto di ciò che mi è accaduto non sarebbe stato possibile.

Mi hai dato e continuerai sempre a darmi una consapevolezza speciale, una insicurezza meno traballante e mi hai regalato una serie di incertezze che valgono più di mille verità.

Primavera, dopo primavera, dopo primavera…

la benedizione
marzo 3, 2009

Non c’è niente di ordinario, tutto può cambiare all’ultimo secondo con il lampo di un’intuizione che al momento giusto ti fa tornare sui tuoi passi e ti salva dalla frana sotto i piedi.

“Tornare” senso circolare, bonario, rassicurante.

“Andare”, come tutto ciò che inizia con la “a” ha un chè di privativo. Partire è un po’ morire.

Faccio queste riflessioni mentre penso che tra poco verranno a benedire queste quattro mura, questo letto completamente disfatto, quel gatto addormentato sulla panca, le borse con le cerniere sempre aperte e tutto il loro contenuto esposto al mondo.

Microparticelle di acqua purissima, santissima, levissima si distribuiranno difformemente sulle mie cose, sulle cose vecchie, su quelle nuove, finiranno sui miei vestiti puliti, sulle mie scarpe, persino sotto le scarpe.

finiranno pure su quei dieci euro che mia madre ha destinato alla Chiesa per averci reso il servigio della benedizione pasquale. taccagna, chissà quanto danno i vicini di casa!

Mi tratterrò per non sussultare sotto il freddo delle gocce, mi tratterrò per nascondere il disappunto, lo scetticismo pervicace, la convinzione che sia tutto un po’ ridicolo e opportunista, ma ci sono abituata e ce la farò alla grande. 

Oppure chissà, li guarderò – il prete e chi lo accompagna – attaccarsi al citofono per mezz’ora e non li lascerò entrare… con un lampo di genio, un’intuizione dettata dal senso di sopravvivenza della dignità umana.

Ma anche no.

Non ce la farei a sopportare quel viso piegato dal dolore del rifiuto, dalla negazione del proprio compito, della propria missione.

Un sacrificio sarà necessario.