siesta

Ho imparato a dormire sul treno, ho imparato a fregarmene se mi si spalanca la bocca, se la testa va ciondoloni su e giù, ho imparato a fregarmene persino dell’eventualità che io possa russare o che mi scenda un po’ di bava… 

Mi lascio andare su quei seggiolini luridi, con tutto il peso della giornata passata e a corpo morto guido la mente fino ad un posto pieno di nebbia e poi c’è la pace assoluta per dieci minuti, un quarto d’ora.

Vale più di qualsiasi corso di recitazione in cui ti impongono di disinibirti e per portarti al risultato ottimale ti fanno urlare, scalciare, fare le smorfie.

Ma c’è un momento in cui un uomo è più vulnerabile? C’è un momento in cui un uomo è più nudo e indifeso di quello in cui dorme davanti a un mucchio di sconosciuti?

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