Diario di bordo 18/05/09

Quella di domenica è stata una giornata importante. Una domenica iniziata di sabato quando, seduti sulle sedie di plastica bianche di un bar vuoto, decidevamo per sommi capi cosa sarebbe successo.
Dunque avrei parlato alla piazza… io.
Il fiato si faceva all’improvviso sempre più corto. Cosa dire e come??
Guardare dritto infondo alla propria coscienza e buttare giù qualcosa, succeda quel che succeda.
In una giornata calda e assolata come poche, all’improvviso viene giù uno scroscio di grandine. Manca 1h al comizio e io sono sul mio letto a trascrivere furiosamente il mio discorso a mano, perchè la stampante ha deciso di abbandonarmi; I brutti segni non mancano.
Io però sono stranamente tranquilla, tutta immersa nelle parole che dovrò dire. Poi arriva l’ora di andare e mia madre mi saluta con l’aria di chi accompagna un condannato a morte per l’ultima volta prima di vederlo attraversare il miglio verde.
Ormai non piove più e al circolo ci sono già tutti. Nessuno di loro parla, ripassano concentrati ognuno con lo sguardo fisso sui propri fogli.
Quando vedo Roberto, anche lui piegato su una risma di carta scritta fitta fitta gli chiedo: “Roberto, oggi leggerai?”
La sua risposta è lapidaria: “Si, leggerò, oggi non si può steccare”.
Mi sale un nodo in gola “non si può steccare” Non si può correre il rischio di sbagliare e quindi nemmeno io devo sbagliare.
Intanto la piazza piano piano si riempie e io invidio quella gente che è arrivata soltanto per divertirsi mentre io invece friggo nelle mie scarpe col fiore rosa, mi tormento l’orecchino e i capelli impazziti.
Marco Marzilli prende la parola, chissà quante sigarette ha fumato oggi? La sua voce è calma ma accende la folla.
Poi mi annuncia e evidentemente tocca a me.
Faccio un paio di passi in avanti, guardo la testa arancione del microfono e le dico “eccomi”.
Mi trema la voce, mi tremano le gambe, voglio leggere i fogli che ho in mano ma non ci riesco, mi sfuggono e così inaspettatamente le parole arrivano da sole.
Guardo le facce della gente, quella stessa gente che mi vede camminare o fare la spesa ogni giorno. Guardo quelle facce e penso “è ora che sappiano qualcosa di me” Un po’ in disparte mia madre piange seduta su un muretto, forse anche lei sta imparando qualcosa di nuovo su di me.
Ora capisco cosa intendeva Roberto con “non si può steccare” Non si può non arrivare dritti all’anima delle persone… Bisogna che sappiano qualcosa di noi.

Arrivano gli applausi, le strette di mano e le congratulazioni degli altri candidati.
Parla Lucio Simonelli, poi Emanuele con i suoi modi spicci e quel suo snocciolare numeri, parlano Annalisa e Gianfranco in tandem e poi Roberto.

La gente ci investe, ci abbraccia, ci stringe forte forte.
Speriamo che non smetta mai.

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