Ciao Brando

Certe volte non c’è modo di vedere il bicchiere mezzo pieno. Adesso per esempio, adesso che è mattina presto e che fa già caldo, adesso che ho appena trovato il cane più grande e ingombrante in ogni senso che avessi mai avuto, addormentato in giardino di quel sonno dal quale non ci si sveglia più… adesso cerco l’aspetto più positivo o meno negativo della cosa senza trovarne uno.

Ci aveva già rovinato le porte e le finestre ormai, non c’era modo di insegnargli l’educazione e ci eravamo rassegnate, avevamo imparato a gestire i suoi slanci d’affetto e lui aveva accettato un nome che probabilmente non era il suo fin dal principio… a cosa potrei pensare ora per poter dire: almeno adesso questo o quello andrà meglio? Proprio niente.

 

Non c’è modo di vedere il bicchiere mezzo pieno perché Brando riempiva ogni spazio e aveva sotto controllo ogni minima situazione che riguardasse la casa e le persone che la vivevano. Brando riempiva ogni bicchiere mezzo vuoto, ci saltava dentro annullando le mancanze, azzerando ogni difetto con tutta l’esuberanza di cui non sapeva – forse – di essere dotato.

 

Dava l’impressione di non sapere, Brando, quanto fosse grande, pesante, puzzolente, prepotente e simpatico.

Dava l’impressione di credersi piccolo e agile al pari degli altri amici cani con cui viveva e lasciarglielo credere per noi era come una carezza…

 

L’avevo chiamato Brando perché assegnargli un nome che non fosse proprio di persona sarebbe risultato artificioso su un colosso come lui. Tanto più considerate le sue espressioni, quello strano modo di mugulare che somigliava tanto, troppo, a quello di qualcuno che si sforzava di parlare… con qualche successo in alcuni casi.

 

Stamattina tutto sembrava uguale agli altri giorni: i gatti ansiosi di mangiare, un orto da innaffiare, l’aria già densa di quel caldo che di sicuro arriverà quando il sole sarà più alto, l’erba umida dalla notte appena trascorsa, una predominanza di verde e di azzurro come in ogni campagna che si rispetti. Nel quadro però c’era una macchia bianca e nera quasi indistinta, laggiù, vicino al cancello chiuso.

 

E’ lì, al di là di quel cancello che 5 anni fa vidi Brando fare capolino per la prima volta: era magro ma già fiero e sapeva come conquistare un cuore. Il mio se lo prese subito.

 

Da allora l’ho amato e odiato con un’intensità che sarebbe impossibile descrivere dettagliatamente ma che andava in equilibrio tra la sua esuberanza e la capacità innata di farsi perdonare tutto.

 

Il bicchiere è mezzo vuoto perché lui l’ha lasciato così. Vuoto come il suo divano, come l’angolo fresco in cui si sdraiava, quello vicino al cavalletto per dipingere, vuoto come l’aria che oggi è vuota della sua voce maestosa.

 

Se ne è andato così come era venuto, all’improvviso, in maniera circolare, investendoci come un ciclone e poi lasciandoci lì, sul quel cancello, a pensare a lui.

 

Così come quando arrivò, l’unica cosa che posso dirgli ora è: “ciao… non avere paura”

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4 Risposte

  1. Oggi non si urla né si rivendica alcun primato.
    Silenzio…

    …E sentite condoglianze.

    Un abbraccio bau

  2. Un saluto a Brando da Miley, il primo cane che io abbia mai avuto…

  3. Leggo le tue parole e non posso fare a meno di commuovermi. Per te e per Brando e simultaneamente anche per quel dolore che giace dentro di me da quel giorno d’estate di vent’anni fa e che ogni tanto si risveglia.
    Un abbraccio
    Gallinavecchia

  4. Come e più di un amico con gambe e braccia. Tieni duro.

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