Archive for settembre 2009

entrando in One fifth
settembre 26, 2009

one fifth

C’è un libro piuttosto corpulento in libreria, ha la copertina bianca che ritrae la facciata di un palazzo. Si tratta di “one fifth avenue” e nei giorni scorsi mi ha letteralmente rapita. 

E’ l’ultimo best seller di Candace Bushnell, la mamma di “sex and the city”, ex modella che oltre alla bellezza possiede – evidentemente – una capacità di analisi e narrativa fuori dal comune.

Si tratta, naturalmente, di un romanzo leggero. Niente a che fare con l’acre, feroce, rampante letteratura americana dell’ultimo secolo, ma la Bushnell, pur nel suo stile patinato e  correndo su temi che potremmo definire frivoli, non risparmia graffi alla sua amata New York.

Già, New York… la sintesi perfetta della metropoli, la musa di ogni scrittore, musicista, artista tout court che abbia voluto fissare la modernità con i suoi vizi (di forma e non)

A questo proposito,  la città è uno degli elementi che mi hanno reso caro il libro della Bushnell:

Lei, New York, torna protagonista silenziosa: Lì, immobile e brulicante atrificio negli occhi. Muta come un deus ex machina che decide, quartiere per quartiere, le sorti dei protagonisti.

E poi il palazzo, che dai tempi de “la finestra sul cortile”crea l’ ambiente ideale per un dramma corale, colorato, bizzarro.

la febbre immobiliare… di cui da sempre sono affetta, oppure lo sarei se solo potessi permettermelo…

E quindi la ricchezza illimitata di alcuni dei personaggi che affollano le pagine della Bushnell, i nuovi ricchi di oggi che, proprio come ieri, si scontrano con la tradizione, ci si azzuffano un po’ e poi finiscono per sovrastarla… perché non c’è regola che denaro e astuzia insieme non possano infrangere.

Tutto ruota intorno ad un gigantesco immobile Newyorchese che ha fatto la storia della città e che ne è il simbolo. La borghesia bene di New York abita al numero uno della quinta strada, abitare altrove significa essere da meno, significa non far parte di quella elite benedetta dal cielo che alzandosi ogni mattina ha ben donde di dire “io ce l’ho fatta”.

Qualche lieto fine, qualche nota amara, un bel po’ di cinismo, uno stereotipo qua e là, ma ben sfruttato… tutto questo è “one fifth avenue” e se è vero che si può leggere di meglio, è anche vero che è meglio leggere di tutto.

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mai
settembre 25, 2009

Stasera non riuscivo a masticare la pasta di farro; quella stupida pasta di farro. Mio zio ripete che il farro rende gioiosi. Lo ripete come un disco rotto e invece a me si gonfiavano gli occhi di lacrime proprio lì, a tavola, davanti a tutti.

E allora stavo con la testa bassa, a cercare di prendere quella roba molliccia e ficcarmela in bocca il più velocemente possibile per andarmene finalmente da qualche parte al buio, un posto senza sonoro.

Ero zeppa di rabbia e dolore. In questa casa stiamo tutti male. Abbiamo tutti un conto aperto con il male.

Poi, alla fine, con mille e un rospo nella gola ho infilato la porta e il pigiama.

Adesso guardo un film horror con dei protagonisti dalla dentatura perfetta. Perfetta sia per sorridere che per urlare.

Non sono mai stata così, mai.

sole sopra
settembre 17, 2009

Oh Dio, la gente è ancora abbronzata e per gente intendo proprio la gente, ovvero quel fiume di uomini e donne, di magri e di grassi, sciatti ed eleganti, alti e bassi, biondi e mori, lisci e ricci, con o senza occhiali, con le borse, le valigie, le cuffiette dell’I pod, uno, due, dieci giornali sotto il braccio o il cane, la bici, la spesa… tutte quelle persone non meglio definite e identificate che non conosco e che nella maggior parte dei casi non conoscerò mai e che per me non contano nulla se non come e quanto granelli sulla spiaggia.

Insomma la gente ha ancora addosso quel colorito sano che la melanina e la vitamina B conferiscono all’uomo quando si espone al sole. L’abbronzatura è il marchio di fabbrica dell’estate più di quanto lo siano i girasoli in un vaso. L’abbronzatura è il segno visibile e tangibile che il sole si può prendere e trattenere a lungo dentro di sè.

Non è un caso quindi che la mia pelle quest’anno sia così chiara.

Solo qualche giorno e sembreremo tutti uguali… anche se non lo saremo mai!

tu no
settembre 14, 2009

Fuori piove. E’ una di quelle frasi che non sarebbe sbagliato definire quantomeno inesatte poiché, a pensarci bene, sarebbe assai strano piovesse dentro. Eppure quanto ci dicono le cose che diamo per scontate! Dire “fuori piove” equivale a dire “io invece sono qui e sono al riparo, qui è un altro posto, un altro ambiente, altri problemi ma non la pioggia”.

Ho paura dei fulmini e ho paura dei tuoni che poi sono la voce dei fulmini.

Ho paura di scivolare, ho paura del freddo e di ammalarmi, ho persino paura del grigio e di quello strano, sconfortante odore che insiste ad avere la terra bagnata.

L’autunno mi terrorizza, non mi da nessuna gioia. In autunno non sarei capace di innamorarmi… se non lo fossi già.

domenica pomeriggio
settembre 13, 2009

Sono deconcentrata e ho assunto una posiziona scomoda, il film va avanti, chiacchiero con Patrizia su facebook,  qualcuno ha appena commentato il mio stato, però questo è un momento sublime, sembra fatto apposta per pensare, con la luce giusta, il giusto clima, il silenzio perfetto della casa e abbastanza batteria nel portatile.

Una frase mi ha appena colpito da questo film francese che guardo distrattamente: “la libertà per me non è lasciarlo, è ritrovarlo”; come sorprendermi con un coltello tra le costole e più che dal dolore, restare attonita alla vista del sangue.

Succede con certe ferite, non bruciano subito eppure… eppure riempiono di angoscia appena il primo rivolo di sangue comincia a scendere lento sulla pelle chiara.

Che meravigliosa occasione per non tacere questa…

svegliati blog!
settembre 12, 2009

Questo blog sembra morto, sembra come una di quelle foglie  che presto l’autunno farà cadere e invece no.

E’ solo addormentato come una principessa delle favole, è addormentato come quella parte di me costretta a farsi da parte perché stanca, ferita e persa.

Ho ancora voglia di scrivere, ne ho talmente tanta che a volte la prospettiva di non poter scrivere più mi toglie il fiato. Ho talmente tanto bisogno di scrivere che a volte l’idea di poter scrivere è l’unica che mi tira su dal letto la mattina.

Quindi queste pagine non rimarranno bianche, questa tastiera tornerà ad ardere notte e giorno sotto il fuoco incrociato di pensieri e parole.

Dovrò solo trovare tempo e coraggio… 

P.S. Questo post lo dedico a Stefigno che ieri è venuto a trovarmi ricordandomi che forse sarò molte cose nella vita, ma che ho scelto di essere una blogger un po’ di tempo fa e voglio esserlo ancora.

Lost in PD
settembre 3, 2009

lost in pd

Consiglio un libro di Marco Damilano la cui lettura è scorrevole e divertente pur essendo un testo puntuale e talvolta impietoso sulla storia del PD.
Per i simpatizzanti ma anche per chi non ha il cuore che batte a sinistra:
LOST IN PD
edito da Sperlig&Kupfer
potete trovarlo a questo indirizzo  e in tutte le librerie