entrando in One fifth

one fifth

C’è un libro piuttosto corpulento in libreria, ha la copertina bianca che ritrae la facciata di un palazzo. Si tratta di “one fifth avenue” e nei giorni scorsi mi ha letteralmente rapita. 

E’ l’ultimo best seller di Candace Bushnell, la mamma di “sex and the city”, ex modella che oltre alla bellezza possiede – evidentemente – una capacità di analisi e narrativa fuori dal comune.

Si tratta, naturalmente, di un romanzo leggero. Niente a che fare con l’acre, feroce, rampante letteratura americana dell’ultimo secolo, ma la Bushnell, pur nel suo stile patinato e  correndo su temi che potremmo definire frivoli, non risparmia graffi alla sua amata New York.

Già, New York… la sintesi perfetta della metropoli, la musa di ogni scrittore, musicista, artista tout court che abbia voluto fissare la modernità con i suoi vizi (di forma e non)

A questo proposito,  la città è uno degli elementi che mi hanno reso caro il libro della Bushnell:

Lei, New York, torna protagonista silenziosa: Lì, immobile e brulicante atrificio negli occhi. Muta come un deus ex machina che decide, quartiere per quartiere, le sorti dei protagonisti.

E poi il palazzo, che dai tempi de “la finestra sul cortile”crea l’ ambiente ideale per un dramma corale, colorato, bizzarro.

la febbre immobiliare… di cui da sempre sono affetta, oppure lo sarei se solo potessi permettermelo…

E quindi la ricchezza illimitata di alcuni dei personaggi che affollano le pagine della Bushnell, i nuovi ricchi di oggi che, proprio come ieri, si scontrano con la tradizione, ci si azzuffano un po’ e poi finiscono per sovrastarla… perché non c’è regola che denaro e astuzia insieme non possano infrangere.

Tutto ruota intorno ad un gigantesco immobile Newyorchese che ha fatto la storia della città e che ne è il simbolo. La borghesia bene di New York abita al numero uno della quinta strada, abitare altrove significa essere da meno, significa non far parte di quella elite benedetta dal cielo che alzandosi ogni mattina ha ben donde di dire “io ce l’ho fatta”.

Qualche lieto fine, qualche nota amara, un bel po’ di cinismo, uno stereotipo qua e là, ma ben sfruttato… tutto questo è “one fifth avenue” e se è vero che si può leggere di meglio, è anche vero che è meglio leggere di tutto.

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