Archive for ottobre 2009

Brigida mangiava mele, ma preferiva gelati
ottobre 30, 2009

Anche oggi scrivo dal mio letto di dolore; un po’ Leopardi un po’ Alda Merini, un po’ topo gigio senza fili.

Ho la tosse, quel tanto che basta per farmi considerare che è forse l’ottava volta che mi ammalo in un mese.

Adesso chi legge penserà che sto per dare il via ad una serie di lamentele petulanti sul mio evidente quanto noioso stato di infelicità permanente, ma no, non voglio essere pedante.

E anche se i più non capiranno cosa voglio dire, parlerò di un timbro sul braccio che non vuole andare via nemmeno dopo due docce, di una delibera che ha fatto un giro al mercato e che stava per comprare un paio di meravigliosi orecchini, di una giovane donna dai capelli ricci che alle sei e venti si ricordava dell’inaugurazione di una mostra di pittura e usciva di corsa con la tuta sotto i jeans e ancora di quella giovane donna che scopriva con disappunto che agli sms inviati non sempre corrisponde un numero uguale di sms ricevuti, riaprendo la ferita non ancora rimarginata dei problemi comunicativi che lasciano incolmabili vuoti là dove invece si attendevano risposte.

Tutti muri da scavalcare, in cui aprire una breccia o a cui appoggiarsi aspettando un autobus, un passaggio o la forza di camminare.

A tutto c’è soluzione, a tutto.

A tutto tranne che ai miei titoli.

Annunci

E’ un problema mio
ottobre 30, 2009

Ma a chi la voglio raccontare? Io che vado a letto alle nove?

Io ci posso provare a dormire, posso fare tutte le cose che si fanno quando si vuole dormire, cominciando da quella più scontata che è chiudere gli occhi, ma quando hai un rubinetto nella testa che perde acqua e continui a sentire le gocce che cadono una dopo l’altra, dopo l’altra, dopo l’altra, come fai a dormire?

Ho un rubinetto che perde perché la guarnizione è vecchia come sono vecchie le mie paure ed è successo quello che succede quando sei abituato a chiudere i rubinetti troppo forte: alla fine la guarnizione ha ceduto.

Se la domanda è quella la risposta è si.

Si, la politica c’entra, si, c’entra la vita privata e c’entra il lavoro, la famiglia, il peso di tutte quelle responsabilità che di fatto non avevo mai avuto e che ho deciso di assumermi tutte insieme, all’improvviso.

Il risultato è disastroso ed il disastro più grande si manifesta quando qualcuno insiste che sia tutto frutto della sindrome premestruale, cose carine che accadono quando si frequentano ambienti maschili e un po’ maschilisti come si sa, sono gli ambienti della politica.

A scuola mi dicevano che i problemi veri cominciano quando inizi a capire le cose. Quando cominci a capire, inizi a porti delle domande.

A questo punto molti fanno l’errore di non chiedere, perché chiedere è faticoso, snervante e a volte ti fa sembrare stupido.

Ma quando non chiedi, di certo non ottieni risposte e a quel punto hai dimostrato di essere stupido davvero.

Il discorso è diverso quando tu chiedi e nessuno ti risponde, il discorso è diverso quando intorno ti si fa il vuoto.

Allora devi essere brava e insistere e non cedere al nervosismo, alle lacrime che pure ti salgono agli occhi ogni tanto e soprattutto alla rabbia verso chi non ti ascolta.

Ogni giorno mi ripeto che i miei sforzi daranno frutti un giorno. Sono quasi sicura che sarà un giorno lontano, ma quel giorno verrà.