Brigida mangiava mele, ma preferiva gelati

Anche oggi scrivo dal mio letto di dolore; un po’ Leopardi un po’ Alda Merini, un po’ topo gigio senza fili.

Ho la tosse, quel tanto che basta per farmi considerare che è forse l’ottava volta che mi ammalo in un mese.

Adesso chi legge penserà che sto per dare il via ad una serie di lamentele petulanti sul mio evidente quanto noioso stato di infelicità permanente, ma no, non voglio essere pedante.

E anche se i più non capiranno cosa voglio dire, parlerò di un timbro sul braccio che non vuole andare via nemmeno dopo due docce, di una delibera che ha fatto un giro al mercato e che stava per comprare un paio di meravigliosi orecchini, di una giovane donna dai capelli ricci che alle sei e venti si ricordava dell’inaugurazione di una mostra di pittura e usciva di corsa con la tuta sotto i jeans e ancora di quella giovane donna che scopriva con disappunto che agli sms inviati non sempre corrisponde un numero uguale di sms ricevuti, riaprendo la ferita non ancora rimarginata dei problemi comunicativi che lasciano incolmabili vuoti là dove invece si attendevano risposte.

Tutti muri da scavalcare, in cui aprire una breccia o a cui appoggiarsi aspettando un autobus, un passaggio o la forza di camminare.

A tutto c’è soluzione, a tutto.

A tutto tranne che ai miei titoli.

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Una Risposta

  1. a volte sui muri ci si può anche fare la pipì…

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