Archive for febbraio 2010

io speriamo che stanotte nevica
febbraio 12, 2010

1956, mi dicono sia venuta giù una neve pazzesca mentre mia madre gridava appena gettata fuori dalla pancia di mia nonna.

E’ così che pittorescamente l’ho sempre immaginato quel parto: la bambina che scivola via verso le mani di chissà chi, una levatrice anziana forse o di qualche parente, viscida di placenta e altre schifezze di provenienza fin troppo umana.

Fuori invece altri scivoloni, non meno vitali, sopra gli slittini d’arte povera di un’epoca povera davvero, in cui mangiare una mela in più al giorno era un lusso grande che non bastava di certo a togliere i medici di torno.

Me l’hanno detto loro, i miei genitori, quindi è vero anche se l’hanno inventato.

Lei nasceva e lui, quindicenne, stava fuori dalla sua porta a scivolare sulla discesa della sua strada e magari l’avrà anche sentita piangere. La prima di chissà quante altre volte.

Oggi ha nevicato e ogni volta che vedo la neve scendere io penso a quel giorno in cui non c’ero, in cui posso ben dire di non essere stata neppure ancora un’idea. Almeno non la loro.

Ogni fiocco di neve è per voi. Ogni fiocco di neve è per me. Ogni fiocco di neve è per noi. Noi ci siamo ancora tutti e tre, ve lo dico io… quindi è vero, anche se ogni tanto penso di averlo inventato.

Ciao mamma guarda come mi diverto
febbraio 11, 2010

Mi vedi? ho portato questi tacchi per tutto il giorno ed il rumore più amichevole che ho sentito è quello dei miei orecchini con le perline colorate che correndo da una parte all’altra del Lazio mi sussurravano: Dai, ce la puoi fare anche oggi. “frivolezza” la chiameresti tu.

Mi vedi? sono uscita qualche minuto prima di te e siamo tornate insieme alle 19.30, io avevo in mano le scartoffie del comune e tu tre o quattro buste che non riuscivo a collocare, di cui non riuscivo a stabilire la provenienza, il contenuto, il motivo.

“regali” -hai detto- “regali per me”

E la mia testolina girevole e stucchevole, ha preso a spremersi fino a quando non è arrivata all’ovvio risultato che oggi è il tuo compleanno.

E io non me ne sono ricordata.

E io non ho avuto un pensiero per te.

E io al posto tuo sarei così triste.

E io al posto mio lo sono.

Avatar secondo me
febbraio 11, 2010

La storia è quella solita tra buoni e cattivi, tra indiani e cowboy, dove ad un certo punto un cowboy un po’ più sveglio degli altri si innamora di una squaw, del suo mondo selvaggio, incontaminato, armonico e spirituale e comincia a provare pena per se stesso, limitato nel corpo e nella mente, imprigionato in un mondo materialista, imperialista, violento all’ennesima potenza.

I nuovi fucili dei cattivi sono armi micidiali, avanzate tanto nella tecnologia che nell’efferatezza di intenti. I buoni invece usano le frecce, proprio come gli indiani, guarda un po’ e fanno tenerezza per quanto sembrano indifesi, nudi e crudi davanti all’invasore.

Tra il male e il bene al cinema però la partita è truccata, si sa chi deve vincere per incassare al botteghino e con poco spargimento di sangue i buoni, anche stavolta, hanno la meglio. Tutti contenti.

Verrebbe da odiarlo questo film, sarebbe da boicottarlo a priori sapendo pure che è costato quanto il prodotto interno lordo di tutti gli stati africani messi insieme e che se non fosse esistita la computer grafica chi lo sa cosa sarebbe successo, tutti quei virgulti blu e quelle code fluorescenti, svaniti nel nulla immaginativo di registi, scenografi, truccatori e costumisti con le povere ali tarpate…

Eppure siamo talmente marci dentro, tanto vale dirlo, siamo talmente assuefatti agli zuccheri e ai grassi delle nostre sporche vite che non siamo capaci di resistere alla bellezza di questi enormi corpi, longilinei e perfetti, del popolo Navì.

Ricordano quegli africani fisicamente superiori che importavamo (e lo facciamo ancora) in occidente per fare i lavori più sporchi e duri  o che compriamo per fare bella figura alle olimpiadi o nei campi da calcio (salvo poi di riempirli di insulti dagli spalti). Sono i neri del futuro e Pandora è la mamma Africa prima del bianco predatore o la foresta amazzonica prima del disboscamento, le distese erbose della martoriata Colombia, Atlantide, le antiche terre di Re Salomone.

Pandora è lì dove non ci siamo noi ed è per questo che è bella.

Ci mettiamo quegli occhialini 3d e per 2 ore e 45 voliamo, saltiamo, prendiamo botte e ne diamo e alla fine siamo felici perché una speranza c’è, l’abbiamo trovata nel nostro cuore che, per una volta, stava dalla parte giusta.

Peccato che poi le luci si accendano, che ti ricordi di aver pagato nove euro e aver fatto un’ora di fila per sederti vicino a due mocciosi ululanti e che il vago odore di bistecca all’uscita ti ricorda che la maggior parte della gente si smarrisce senza un pieno serale di steroidi, abitudine che costa la vita a milioni di bambini nel terzo mondo e che l’America ha poco da fare la morale e che fine faranno i miei soldi adesso?

E ,dopo tutto, Avatar può essere una buona maschera per carnevale.

Zucca, Lasagna, Indolenza atavica, adipe, inerzia, depressione, pendolarismo compulsivo
febbraio 10, 2010

Sto rubando la connessione a mio zio, sperando di potergli restituire un giorno il favore nel caso servisse.

Intanto la dissipo insieme ai miei ultimi minuti di questo inutile martedì scrivendo di cose altrettanto inutili e noiose persino per me, figurarsi per gli altri.

Le parole chiave di questo post saranno Zucca, Lasagna, Indolenza atavica, adipe, inerzia, depressione, pendolarismo compulsivo.

Non vado in palestra, esco di casa con enorme fatica, odio l’idea di andare a quella festa sabato sera e tremo al pensiero di quella cena domani. Brigida, abbiamo un problema.

Mi mangio le mani (e mi pento di aver lavato le dita dopo averle affondate nel barattolo di nutella) per non aver comprato quel bel cappellino celeste in saldo oggi.

Avrebbe risaltato quell’aria innocente che la natura mi ha donato per proteggermi e fregare il nemico, così come ha dato la corazza alla tartaruga e alla lumaca, così come ha dato il veleno al serpente.

Così come ha tolto la mela dalle mani ad Adamo per darla a quella sempliciotta di Eva.

Così, ma come sarebbe stato tutto infinitamente più semplice con un’aria meno ingenua e una ventina di centimetri ancora tra gambe e collo.

Però basta lamentarsi… la vita è breve oltre che ingiusta e se ci sembra che l’unica cosa giusta sia protestare, ecco, anche a quel punto c’è qualcuno che ha detto che ci sbagliamo. Doppia fregatura come al solito.

E poi ho appena iniziato un libro ed è già finito… non si fa così, ricominciare ogni volta è come cercare di fidanzarsi con una persona nuova dopo essere stati lasciati.

cuor di locomotore
febbraio 9, 2010

Ne prendo di tutti i colori con prevalenza di blu, bianco, una punta di verde. Vanno piano in genere, comunque per quanto accelerino non arrivano mai puntuali. Io ci salgo a testa china scrollandomi di dosso un po’ di umido della mattina presto, butto giù lo sguardo degli altri passeggeri assonnati insieme a un sorso d’acqua minerale che sa di dentifricio e cerco di dimenticare  i sogni appena fatti sostituendoli con le parole sdolcinate di qualche canzone sentita alla radio guidando con un occhio alla temperatura esterna e l’altro allo specchietto in cui studio desolata la piega imprevista dei miei ricci anarchici.

E comunque dicevo, per quanto li detesti è con loro che passo le mie ore migliori. Su di loro mi lascio andare all’immaginazione, alle angosce, ai pensieri migliori. Mangio, bevo, leggo, telefono e scrivo.

Non hanno un buon odore i treni dei pendolari. Sanno di fretta, di dovere, rassegnazione e poca creatività. Zero margine di miglioramento, cattiva digestione di colazioni appena sbocconcellate, lasciate nel piatto per metà per paura di perdere, insieme al treno anche tutto il resto… per quanto tutto il resto – il più delle volte – sia un’incognita grigia.

Invece i tratti a lunga percorrenza con la tappezzeria hanno un odore diverso, sanno di avventura. Insieme a quella piccola certezza che sarà il ritardo, non sai di preciso cosa vedrai e che tempo troverai dove stai andando. E lì probabilmente non c’è una noiosa giornata di lavoro ad aspettarti, ma un piccolo tesoro di cui nessuno sa il nome e l’entità.

Non solo ferro e locomotore, chiacchiere e distintivo e chilometri di abbonamenti colorati da esibire di mese in mese come bambini diligenti; La vita è fuori dal finestrino, al di là delle rotaie… almeno per i più fortunati.