io speriamo che stanotte nevica

1956, mi dicono sia venuta giù una neve pazzesca mentre mia madre gridava appena gettata fuori dalla pancia di mia nonna.

E’ così che pittorescamente l’ho sempre immaginato quel parto: la bambina che scivola via verso le mani di chissà chi, una levatrice anziana forse o di qualche parente, viscida di placenta e altre schifezze di provenienza fin troppo umana.

Fuori invece altri scivoloni, non meno vitali, sopra gli slittini d’arte povera di un’epoca povera davvero, in cui mangiare una mela in più al giorno era un lusso grande che non bastava di certo a togliere i medici di torno.

Me l’hanno detto loro, i miei genitori, quindi è vero anche se l’hanno inventato.

Lei nasceva e lui, quindicenne, stava fuori dalla sua porta a scivolare sulla discesa della sua strada e magari l’avrà anche sentita piangere. La prima di chissà quante altre volte.

Oggi ha nevicato e ogni volta che vedo la neve scendere io penso a quel giorno in cui non c’ero, in cui posso ben dire di non essere stata neppure ancora un’idea. Almeno non la loro.

Ogni fiocco di neve è per voi. Ogni fiocco di neve è per me. Ogni fiocco di neve è per noi. Noi ci siamo ancora tutti e tre, ve lo dico io… quindi è vero, anche se ogni tanto penso di averlo inventato.

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