Archive for ottobre 2010

relativismo
ottobre 22, 2010

Sono tante le questioni sulle quali non ho un’opinione, sulle quali non so prendere una posizione netta, talmente tante che quando ci penso vacillano improvvisamente quasi tutte le convinzioni che ho nella presa d’atto che, sfortunatamente, la maggior parte delle cose che accadono si portano dentro il gene della soggettività.

E’un po’ quello che vale  per il profilo della gente: destra e sinistra non sono mai identiche e vengono lette in maniera diversa da ogni occhio che le guarda. Ecco… invece il mondo necessita sovente di una lettura univoca o quanto meno maggioritaria delle cose, ma io gradisco troppo i punti di vista contrastanti, mi affascinano e stimo sinceramente chi, in una conversazione ha l’ostinazione necessaria per portarli avanti.

Mi sono chiesta se non fosse a causa di mancanza di carattere, il che è possibile, ma poi ho ipotizzato una seconda spiegazione : Forse sono tollerante. E so che ciò che oggi è vero, domani potrebbe non esserlo più, questa è una delle rare verità incontrovertibili che riconosco come tale. In virtù di questo assioma, sono poche, davvero poche le cose per cui valga la pena tenere il punto.

L’amore poi è quanto di più labile esista, talmente privo di basi oggettive, talmente vacuo e monco di solidi appoggi, talmente vuoto di verità da essere forse, a questo punto, qualcosa per cui lottare a prescindere, nel puro interesse dei nostri bisogni imminenti… come la fame.

Di fame si muore e di amore, che che se ne dica… pure

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uno, due
ottobre 21, 2010

Io ogni tanto sorrido anche quando accade qualcosa di brutto, di tragico. Cioè, dopo un primo momento (il tempo di contare uno e poi due) io a volte sorrido… magari di sghembo. Un sorriso idiota, lo riconosco ma mi scappa.

Eh si, c’è del beffardo nella vita. Sempre. E una punta di cinica ironia in un lamento, nel pianto forsennato di qualcuno. Non parlo di quelle scivolate indolori sulle bucce di banana, della cui visione ormai siamo assuefatti grazie alla TV, parlo di tragedie vere, insieme alle quali arriva anche il ridicolo della scompostezza e del surreale e anche, perché no, dell’imprevisto.

Sorrido inopportunamente ma è una via di fuga della mente, è l’ostinazione di uno spirito pavido, a voler vedere qualcosa di diverso dalla bruttezza pura e semplice del dolore, degli altri o del proprio.

Sorridere, così, allontana la paura del presente e del futuro… almeno per un attimo, il tempo di contare uno e poi due

Sarah, non è la rai 2010
ottobre 20, 2010

Oltre al giallo, oltre alla storia intricata, oltre all’oscuro dei movimenti di chi l’ha uccisa, oltre al quando e al come che hanno la loro importanza c’è il “chi”. E’ il “chi” che conquista il pubblico.

I capelli biondi, il fisico esile e quell’età perfetta, 15 anni, l’hanno resa una star. Così come qualche anno fà guardavamo ballare le ragazze di “non è la rai” – tutti, sia uomini che donne – oggi guardiamo le foto di Sarah Sacazzi quando era viva e pronta a una vita stupenda, lei con i suoi capelli, gli occhi, la bocca ed il fisico esile.

Vittima della sua stessa bellezza, forse una bellezza non comune, quasi un errore delle probabilità genetiche eppure candida, abbagliante.

Vittima di un uomo che la voleva troppo, vittima della gelosia delle donne che la temevano… e ora bella per sempre, immutabile nei suoi sorrisi di celluloide.

Voleva essere famosa. Lo è.

una Brigi come tante
ottobre 19, 2010

E allora? Torno a casa e leggo i giornali online, do uno sguardo a facebook e scrivo una frase che mi rappresenta e che intimamente spero che piaccia a tanti. Ho appena buttato la borsa sulla sedia, dentro ci sono un paio di libri già letti, uno finito oggi l’altro forse da una settimana ormai. Mangio cioccolata aspettando una telefonata. Ah ecco, arrivata… altra cioccolata.

Ballarò in tv: Di Pietro contro Bondi e io tra di voi, se non parlo mai… è perchè sono stanca, confusa ed evidentemente molto lontana MOLTO.

Il treno ha fatto tardi, è sempre troppo tardi e ormai corro anche quando non ce n’è bisogno, a dispetto dei miei piedi che ignorano le mie ragioni e che mi si ribellano come impianti soggetti a crisi di rigetto.

Ma hanno ragione loro, coloro che sano sempre cosa fare, cosa mangiare votare-vestire-leggere-ascoltare-lavorare-scopare-bere-montare e smontare-scendere e salire perchè sono nati con la camicia, la camicia con le iniziali cucite sulle trippe, mica camicie così…

Tossisco – adesso – tosse da tabagista che però non fuma. Ho solo voglia di recuperare il tempo perso lavorando, viaggiando su scomodi tacchi e treni dimmerda.

Vorrei considerazione, rispetto e affetto, una casa di pietra e mattoni alla fine di un sentiero bianco e un caldobagno contro il freddo di questo mese di mezzo senza caminetti e termosifoni.

Confessalo adesso, la politica grida, i conduttori sorridono.

Perchè tu vali.

Ciao.

Abbassiamo lo studio… si ciao Floris

se potessi avere 1000 euro al mese
ottobre 18, 2010

Non devi essere speciale per campare, non devono chiederti l’impossibile in cambio di un po’ di dignità. Oggi leggevo un post su uno dei miei blog preferiti che diceva delle verità amare ma parziali.

E’ vero, in giro si sente parlare di talenti sprecati, di gente sorprendentemente in gamba senza lavoro e tu cominci a dubitare che questa gente non sia solo molto sfigata ma che forse non abbia poi tutte queste qualità. Magari è proprio così, magari ogni tanto, solo per il fatto di avere una laurea e un curriculum panciuto (che ci hai anche lasciato bei soldi nell’istruzione) uno si crede un po’ speciale e così speciali, poi alla fine non si è… ma è così grave e soprattutto è così bizzarro guardare alla propria vita e ritenersi soddisfatti di sé stessi? Dio… che darei io per provare questa sensazione almeno una volta! Dire, “apperò” che donnina che sono! Che vita quasi perfetta mi meriterei… ho fatto i compiti e se non è otto sarà almeno sette e mezzo.

Magari sarà grazie a loro, piccoli megalomani della domenica se prima o poi il lavoro sarà considerato un diritto vero e non solo un “tag” nella costituzione di questo Paese in via di risucchio.

Probabilmente sarà per merito di questi inguaribili vanitosi che le donne un giorno non dovranno più scegliere per forza tra famiglia e lavoro come ci ha da poco mostrato Iacona nel suo “presa diretta” di qualche settimana fa’ intitolato “senza donne”

Valutati di più, ci penseranno gli altri ad abbassare il prezzo” Questo diceva Anton Cechov. Ecco, quanto in basso è finito il nostro prezzo? Se è successo forse la responsabilità è anche di chi non si è saputo valutare abbastanza.

Rischi d’impazzire può scoppiarti il cuore
ottobre 17, 2010

Ci sono cose che per pudore non si dicono, parole e pensieri che per pudore non si pronunciano, quasi si allontanano. Non si tratta di sesso, si tratta di intimità, del guardarsi indietro, per esempio, e capire che 10 anni sono una vita intera e che anzi, in 10 anni sono accadute più cose che in una vita intera e arrossire davanti al tempo passato che ti si presenta alla porta, un giorno, come un ospite inatteso. Ecco, di quella sorpresa, di quell’ospite, nessuno vuol parlare davvero.

Si prova meno imbarazzo nel confessare le proprie fantasie intime, le proprie scelte sessuali, anche se non largamente condivise, che nel confessare lo sgomento davanti al bilancio della propria vita, quando non hai ancora il 30% di capelli bianchi in testa – il massimo perché funzionino le meches fatte in casa – ma una percentuale rilevabile già c’è.

Hai più di 30 anni, non ne hai ancora quaranta, e sei tra quelli – quasi tutti – che da piccoli i quarantenni li consideravano vecchi. Hai fatto delle cose in passato, non sai cosa farai in futuro, non sai cosa vuoi davvero anche se ti dicono da ogni direzione che bisogna saperlo a tutti i costi.

E arrossisci perchè saresti anche pronta – forse persino serena – ad essere considerata vecchia… se solo avessi un posto nel mondo dove esserlo in pace.

la guerra in testa
ottobre 16, 2010

penso a chi con un pugno ti ammazza per un biglietto della metro, a chi si ritrova a scegliere tra la cugina e il padre e va all’inferno prima di morire, a chi entra allo stadio con il volto coperto e le bombe in tasca e a chi manifesta per il lavoro scortato dalla polizia in assetto di guerra. La guerra, penso al peso della guerra nella nostra vita quotidiana

buon appetito
ottobre 15, 2010

Perchè? Si possono davvero avere dei dubbi? Il dubbio è un momento di incertezza, quell’attimo più o meno breve, o esteso o infinito tal volte in cui non si sa cosa fare o quale strada scegliere. Ma Saviano contro il Grande Fratello non è argomento di controversia, vero?

Roberto Saviano è una giovane celebrità che ha acquisito oneri e nonori attraverso la propria intelligenza, la cultura ed il lavoro, è un giovane uomo, poco più che trentenne che ha già messo la propria vita, e intendo proprio tutta, al servizio di una causa per la quale sono morti in molti, molti giusti, ma sempre pochi.

Dall’altra parte c’è un manipolo di bellimbusti, coetanei di Saviano, che sogna la gloria pura e semplice e che spera in una vita agiata ma che segretamente si accontenterebbe volentieri anche di un’ora sola sotto i riflettori per non pagare il caffè al bar sotto casa.

Eh già… ci dicono che possiamo scegliere tra queste due opzioni. Capito che fortuna? Grande!!!

Lo guarderò il grande fratello, per vedere quale tipo di fidanzatini d’Italia ci siamo trovati stavolta, per sapere chi bacerà chi e quando e di quanti preservativi usati la stampa ci renderà nota la presenza, ma non potrenno contare su di me se non come contatto sporadico e totalmente anaffettivo nei confronti del format più sputtanato e più demeritoriamente fortunato del mondo.

Starò con Saviano qualsiasi cosa farà, fino a quando non rinnegherà la sua storia, sperando che non lo faccia mai. Starò con Saviano perchè è migliore di me e se  sopravvivere significa stare insieme ai tuoi simili, vivere significa prendere esempio.

Ecco, noi odiamo ammettere di dover prendere esempio, è per questo che uccidiamo i nostri artisti, gli togliamo la parola, l’anima, le possibilità… preferiamo specchiarci che guardare, ecco perché premiamo gente uguale a noi, senza nulla da dirci se non quello che di sicuro sappiamo già.

Ecco dove finisce un mondo che si nutre di merda. Nel cesso.

Ci vuole un po’
ottobre 14, 2010

Sai cosa mi ha impedito di scrivere? L’idea che qualcuno leggesse… non è assurdo? Non è persino malvagio? Come si dice… perseverare è diabolico. Perchè avrei dovuto spazzare via ogni brutto pensiero alla radice a tornare a fare una di quelle poche cose che mi ha sempre dato serenità: scrivere.

Ne ho passate tante: Il mio fidanzato mi ha mandata al diavolo, poi tutto si è appianato, poi ho sofferto di incertezza, iniscurezza, ma proprio mentre mi fioriva una certa primavera dentro, lui mi ha mandata al diavolo di nuovo, per poi pentirsi, ma i fiori hanno perso tutti i petali e, forse, non sarà primavera mai più.

Al lavoro il contratto sta per scadere e ci domandiamo che fine faremo, che la fine che abbiamo fatto già almeno era qualcosa.

E il comune mi aveva tolto il sonno ma almeno mi sembrava di averci guadagnato qualche amicizia, qualche pacca sulla spalla in più, ma sbagliavo anche su quello.

Ora ci scrivo sopra, intorno, dentro… ma ci è voluto un po’. Ah (sospiro…)