uno, due

Io ogni tanto sorrido anche quando accade qualcosa di brutto, di tragico. Cioè, dopo un primo momento (il tempo di contare uno e poi due) io a volte sorrido… magari di sghembo. Un sorriso idiota, lo riconosco ma mi scappa.

Eh si, c’è del beffardo nella vita. Sempre. E una punta di cinica ironia in un lamento, nel pianto forsennato di qualcuno. Non parlo di quelle scivolate indolori sulle bucce di banana, della cui visione ormai siamo assuefatti grazie alla TV, parlo di tragedie vere, insieme alle quali arriva anche il ridicolo della scompostezza e del surreale e anche, perché no, dell’imprevisto.

Sorrido inopportunamente ma è una via di fuga della mente, è l’ostinazione di uno spirito pavido, a voler vedere qualcosa di diverso dalla bruttezza pura e semplice del dolore, degli altri o del proprio.

Sorridere, così, allontana la paura del presente e del futuro… almeno per un attimo, il tempo di contare uno e poi due

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