Archive for gennaio 2011

non c’è misura, c’è solo passione
gennaio 31, 2011

Questa è una bella sera. Fredda, schietta, rarefatta e luminosa. Limpida. Ha qualcosa di eccezionale e di inquietante però, qualcosa che non so descrivere ma che sento. Me ne sono accorta salendo le scale fino all’ultimo piano. Tutte queste scale aperte che danno su vetrate ampie che si affacciano tutte sullo stesso lato come un quadro a più pannelli.

Un quadro, ecco cos’è una finestra spalancata. E’ lui che aveva pensato così e poi lo aveva fatto realizzare. Arrivata all’ultimo piano, con il computer in mano, mi si è bloccato il respiro davanti allo scorcio collinare che vedo ogni giorno. Una fila di lampioni arancioni e la notte nera. Un tempo imprecisato… l’estate forse, perchè no? In certi momenti non c’è misura, c’è solo passione.

E in un attimo gli occhi gonfi di lacrime e la solita domanda: tu sei qui? Stai guardando anche tu, vero? Anzi, tu mi hai suggerito di fermarmi a guardare con te.

Il dolore non passa mai.

E come il profilo di una collina che a volte sfugge allo sguardo e altre lo cattura senza un vero perché.

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e giuro che non fumo marijuana
gennaio 30, 2011

E’ successo qualche giorno fa ed ho aspettato un po’ prima di scriverci su. Il fatto è che quando si guarda la morte in faccia non la si vede mai troppo bene – credo – fino a quando non è davvero ora di vederla.

Andavo a prendere il mohel della comunità ebraica romana, l’appuntamento era all’uscita del casello dell’autostrada ed ero quasi arrivata sana e salva quando, per colpa di una mia distrazione, ho rischiato che una macchina mi travolgesse in pieno.

Spesso sento dire che in pochi secondi si vede scorrere il film della propria vita, per me non è stato così, io ho visto… o forse immaginato, ma in maniera nitida e assolutamente realistica il futuro di chi sarebbe rimasto. Intanto la macchina, distrutta da parte a parte, sventrata proprio dal lato guidatore, con me finita chissà dove in quale prato e mia madre, con una figlia morta e… senza più nemmeno un’automobile sulla quale contare. Giuro, ho pensato anche a questo. Il funerale da “ordinare” i manifesti del comune e il mio corpo che non è ancora possessore di un loculo.

Si, lo so che è macabro e forse stupido eppure io ci ho pensato ed è successo tutto nel breve periodo che mi è servito per frenare bruscamente e all’altro per evitarmi… con un una o due bruttissime parole immagino. E dopo, tanto lo sgomento e la sorpresa di aver evitato l’inevitabile, ho cominciato a pensare di poter essere in realtà morta sul colpo e di aver continuato a credere di essere viva come in un limbo prima di capire o di trovarmi di fronte alla realtà. Troppi film forse, troppi libri… troppa paura.

Io ho paura della morte, ho paura dell’aereo, della macchina, del treno, delle malattie, ho paura delle parole, ho paura del dolore… Ho paura un po’ di tutto che non significa come succede spesso non aver quindi paura di niente, significa aver paura punto e basta e – appunto – farsi bastare qualche piccola certezza e quella aggiunta di coraggio che serve per uscire allo scoperto di tanto in tanto.

Ipocondria, codardia o pudore della vita che è una cosa grossa… Chiamalo come ti pare quello che ho, giudicami come vuoi.

Se quel giorno sono rimasta viva però, invece di levarmi dai piedi, forse qualche cosa vuol dire, forse un motivo c’è.

Ciò che succede, poi, serve perché la morale non è solo alla fine delle favole, ma anche in mezzo alle nostre storie.

La lezione che ho imparato esige attenzione e se dovesse succedere un’altra volta e andare male… spero solo di non pensare più a mia madre

La nausea
gennaio 9, 2011

Anche quella di Sartre, si, quello sgomento, quella vertigine molesta che si prova davanti alla vacuità della nostra esistenza quotidiana. E l’inconsistenza dell’agire proprio, certo, ma soprattutto altrui. Tutto dettato da regole estranee, precise ma estranee, dalle contingenze, dalle esigenze, dalle resistenze, dalle ambizioni.

Sono nauseata, dopo la discesa infinita dopo la salita affannosa, quando mi si raffredda addosso il sudore e sono sfinita.

Sono nauseata dalle teste piene di macchinazioni, dalla mancanza di sogni e di sorrisi e di amori sinceri.

Vorrei che tutti fossero felici, ma nel modo giusto, nel modo migliore.

Poi ascolto Vendola… e un po’ mi passa, un po’ mi dico che qualcosa c’è, di buono.

testa rossa – una postilla più che un post
gennaio 7, 2011

Comunicazione di servizio: Ho i capelli rossi e quasi tutto il mondo lo sa, tranne il mio blog, dovrò togliere questa foto di me sul divano oppure, siccome mi piace e rende eccezionalmente bene l’idea della mia vera indole, dovrò rifarla, nella stessa posa ma con i capelli nuovi. O forse no. La bellezza delle foto è nella spontaneità (almeno questo vale per noi che non siamo modelle).

L’altro giorno mi ha scritto una ragazza che fa il liceo per ringraziarmi degli spunti che le do, dice che più di una volta, per compiti a casa o in classe, ha usato le mie parole (se leggi cara Elisa ti saluto)…

Non nego di essere lusingata, ma anche un po’ intimorita, sorpresa, irrigidita. Quando fai qualcosa, non ti aspetti di poter essere d’ispirazione per qualcuno (almeno questo vale per noi che non siamo modelle 2).

Invece là fuori qualcuno ci guarda, sempre e applica persino alla vita più semplice quel principio tanto basilare quanto sottovalutato che è il principio di imitazione.

Li vedete i bambini? Lo fanno di continuo, vedono, copiano, riproducono. Noi che siamo adulti ci illudiamo che i meccanismi siano diversi da una certa età in poi ma non è così, c’è solo un po’ più d’ipocrisia, solo un po’ più di furbizia, un po’ più di tristezza, perché nella maggior parte dei casi non copiamo ciò che ci serve o che ci fa del bene, ma ciò che piace agli altri… perché l’approvazione altrui, per quanto ci affanniamo a negarne l’importanza, è il vero motore del mondo.

Perciò amici cari che leggete, sappiate che in giro c’è una rossa in più… non credo faccia la differenza (almeno questo vale per noi che non siamo modelle 3), comunque nella categoria dei biondi si è liberato un posto… io ci penserei

non so perchè
gennaio 3, 2011

Una parte della verità è che in testa ho un tarlo che rode sottecchi. Nel suo lavorio frenetico lascia piccoli spazi nei quali ritaglio soluzioni sommarie ma…..

Sono in vacanza e il torace si gonfia di attimi di eternità. Il primo giorno è quello più colmo di meraviglia, di sapori antichi, di entusiasmi infantili, poi si finisce per abituarsi: un divano a tre posti diventa stretto, una casa a tre piani diventa un buco, il petto si stringe e la schiena si incurva un po’ sotto la malinconica marcia del tempo.

Un lunedì che profuma finalmente! Una mattina che brilla, un giorno che canta!

E per un momento, non so perchè, sto tornando a Roma, vicino piazza Navona, con un cappotto nero e gli stivali, una sciarpa colorata e un cappello sulla testa, 12, 13 anni fa quando sapevo di ck1, quando a piedi andavo dappertutto e ricordare non era ancora necessario per sapere dove andare.

Il tarlo continua e mangia le mie piccole certezze. Ecco cos’è l’insicurezza, uno spazio vuoto.

Dovrò riempirlo con qualcosa di bello.