cultura tronista

Come ti dicevo blog, io sono una onnivora televisiva e si, a volte guardo anche “uomini e donne”. In realtà “guardare” è esattamente il vocabolo adatto, “seguire” o persino “vedere” sarebbe dire troppo. Non so quanto dura esattamente una puntata di quel programma, questo perché credo di non averne mai guardata una intera. Generalmente piombo a metà programma, trovo sempre gente che litiga, toni alti, qualche lacrima, un tacchettio sguaiato fuori dallo studio.

Oggi ero sintonizzata già da un po’ quando una ventiquattrenne sarda ha sentenziato stizzosa verso una single trentaquattrenne: “beh, io a trentaquattro anni spero di stare con mio marito e con i miei figli” sottintendendo che l’altra, la sua pur avvenente interlocutrice fosse una sfigata e non perché, come lei del resto, va in televisione a sbracare falsità e/o volgarità varie, ma perché non ha ancora un uomo alla sua età.

Questa dichiarazione, per inciso, è stata seguita da una vera e propria ovazione da parte delle strappone del pubblico, delle babbione, borghesuccie impanate fritte nelle loro tinte biondo fulmine. Tutte, dalla sora Cesira alla sora Assunta, daje de tacco e daje de punta si sono messe a battere le mani. Bella roba.

Possiamo parlare di arretratezza culturale? Quella ragazzina è lo specchio della nostra società attuale oppure le partecipanti a “uomini e donne” sono fuori target a priori, manifesti viventi del nulla e del peggio?

Beh… la seconda ipotesi non esclude la prima a dire il vero.

Avere più di trenta anni ed essere single è bello solo a New York per Carrie e le sue amiche di sex and the city? Qui, nel nostro paese dove il bunga bunga è una istituzione, si è legittimati a cercare amore e tutto il resto solo fino a vent’anni, fino a quando, insomma, il culo resta abbastanza sodo.

Torneremo all’oscurantismo? a ripristinare quella allegra perfidia (mai del tutto dissolta in realtà) rivolta a tutte quelle donne che non avranno al loro fianco un uomo?

Arretratezza culturale, si.

E anche, di nuovo, una grande, sconfinata incertezza nel futuro, per tutti e per le donne – come al solito – ancora di più.

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