Archive for giugno 2011

nel libro dei perché non c’è scritta la risposta, la trovi nel tuo senso dell’etica civica
giugno 10, 2011

Sai quando sei bambino e fai mille domande? la più importante di tutte è “Perchè?” Cercare il perché delle cose significa voler dare un senso, trovare una strada.

Oggi mi pare che ci sia un via vai incontrollabile a più corsie, un andirivieni insostenibile che dimostra che il perché delle cose è sempre più difficile da trovare o da accettare.

Io però mi ricordo delle domande che facevo da piccola, erano quasi tutte sulla gente e poche, pochissime sul sole o sull’arcobaleno, sul mare o sul caldo e il freddo, come se in fondo, avessi capito che ci sono cose che non possono cambiare, ma l’atteggiamento, il comportamento, le scelte delle persone potessero e dovessero sempre essere motivate.

Una di queste domande riguardò il referendum: “che cos’è?” e “perchè?” Lo chiesi a mio padre, che quando parlava di queste cose, così come mio nonno, si illuminava tutto.

Non ricordo in effetti la risposta in sé per sé, potrei inventarne una che sia in qualche modo simile ma non sarebbe onesto e non renderebbe giustizia alla risposta vera, posso però parlare di come e quanto quella risposta che oggi purtroppo non ricordo, mi diede la splendida certezza di vivere in un mondo pieno di diritti per la gente, in un mondo in cui, se si voleva, si poteva rimediare ad un errore, dicendo “Si”.

Oggi che sono passati tanti anni ho la sensazione che nessuno sia più così entusiasta dei propri diritti, che ogni tanto si preferisca lavarsi le mani un po’ di tutto, forse perché questo è il messaggio sottile che le nuove classi politiche ci hanno fatto assorbire negli anni: demandate a noi, voi andate al mare, compratevi un vestito, una casa, fate un bambino.

Invece mi ricordo, Dio se mi ricordo, la processione di persone di tutte le età che nel giorno del voto si recava alle urne. Io abitavo vicino ai seggi una volta e c’era più gente che alla festa del patrono.

Dov’è quella voglia di partecipare? Dove è andata a finire?

Propongo di abrogare il qualunquismo, il lassismo, il disinteresse e di riprenderci l’attivismo e la partecipazione che ci hanno fatto fare quei passi in avanti sui quali siamo rimasti in piedi nonostante tante tempeste. E’ ora di camminare ancora un po’ però sennò prima o poi cadiamo.

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così, solo per dire ciao…
giugno 7, 2011

“Se tuo padre fosse stato qui oggi sarebbe stato molto fiero di te”. E la mia risposta è stata “Si, credo di si”.

Questa è una novità, perché in genere intimamente ancora soffro molto il tuo giudizio papà e sono certa che le occasioni di essere fiero di me non siano così tante, eppure in questo caso, sai, so che lo saresti stato.

Non mi va di scrivere troppo, tu sai cosa penso. Lo sai che non credo al paradiso e all’inferno che non credo agli angeli, ai santi, all’uomo con la barba che con un dito ci avrebbe dato la vita, la gioia e il dolore, no.

Però allo stesso tempo sai che so che ci sei perché anche se niente è per sempre, allora è vero anche il contrario. Non so cosa sei e dove, ma so che continui a essere in qualche modo. Oggi di sicuro, per sempre…

a cosa stai pensando?
giugno 5, 2011

A chi non cambia mai, a chi non si chiede mai come cambiare, a chi non si taglia i capelli perché gli hanno detto che così sta bene, a chi non mangia i dolci per non ingrassare a chi non sorride per non mostrare i denti e dettagli dei propri pensieri intimi non perfettamente allineati.

A chi si stira l’uniforme, la smacchia, la tira a lucido e poi la rammenda per anni. A chi non canta se non è intonato, a chi non corre, a chi non salta, a chi non balla mai.

A chi non osa, a chi non va di sembrare quel che è, a chi studia da replicante, a chi si riveste di saccenza per dissimulare invidia.

A chi non gode mai per la bellezza, per la stranezza, per l’incoerenza, per la sorpresa, a chi non gode…

A chi non cammina se non in compagnia, a chi si fa la macchina potente e poi vive come se non avesse mai tolto le due rotelle alla bicicletta.

A chi si pavoneggia e si nasconde, a chi ti usa, a chi abusa, a chi ha rotto il cazzo con la solita scusa.

A chi mi ascolta e pensa ad altro, a chi non vuole cambiare perché crede di non poter essere migliore. A chi ci pensa e ci ripensa e poi ha paura.

Serena Mollicone 10 anni dopo
giugno 1, 2011

Sebbene dieci anni ci mettano oggettivamente dieci anni a passare, se ciò che è accaduto, dieci anni dopo si ricorda come se fosse passato un giorno solo e se, in fondo, non se ne sa molto più che se fosse passato solo un giorno, allora si può ben dire: “dieci anni e sembra ieri”.

Sono passati 10 anni da quando Serena Mollicone è morta, anzi, da quando è stata fatta sparire, uccisa, confezionata come un pacco e abbandonata in un boschetto. Una persona incriminata e poi lasciata libera, un paese intero sentito dalle forze dell’ordine, un padre messo in mezzo, un cellulare riapparso, un carabiniere morto, lettere anonime e un rinnovo totale dei vertici di tutte le istituzioni.

La storia di Serena, il suo ultimo atto, non si racconta in poco tempo ma se si vuol sapere il nome dell’assassino tanto vale non cercare tra le pagine del suo libro perché non è ancora stato scritto.

E’ una di quelle storie, quella di Serena, che affascina i criminologi, che fa grandi ascolti in TV. Lei era carina e giovane, viveva da sola con suo padre in una situazione di libertà estrema: brillante a scuola, piena di amici e con un fidanzato. Stava per diplomarsi, il che nell’immaginario collettivo significa che stava per spiccare il volo, che stava per prendere in mano la sua vita e farne ciò che desiderava.

Aveva una tesina nello zaino, aveva chissà cosa nella testa e un appuntamento col dentista e con la morte.

Io non le ero amica, ma la conoscevo così come conoscevo tante altre della sua età, più giovani di me e la vedevo e, forse l’ho già detto, un po’ le invidiavo quell’essere appena all’inizio di tutto.

La voce della sua scomparsa ha fatto il giro del paese in un soffio, poi le ricerche e, alla fine, la notizia del ritrovamento del cadavere.

Non ci potevo credere, ho avuto una reazione tanto stupida quanto tipica pensando che una cosa simile non potesse capitare qui, non a noi. invece si, capita quindi può capitare ovunque.

Oggi, a dieci anni dalla scomparsa di Serena, qui ad Arce si prepara una celebrazione in sua memoria. Sarà quel che sarà, ma questo paese ne ha bisogno, ne ha bisogno ogni giorno fino a quando non si sarà fatta giustizia e forse anche dopo.

Perché? Perché Serena è diventata un simbolo e un punto di rottura. La sua morte rappresenta tutto ciò che qui, in questo circolo di poche migliaia di anime non va ed è incredibile pensare a quanto male può annidiarsi in un posto così piccolo e così bello.

In qualità di assessore credo di dover fare in modo che l’attenzione e il ricordo si rinnovino il più spesso possibile, perché chi sa parli e perché chi sa, perché no, stia male il più possibile…