Serena Mollicone 10 anni dopo

Sebbene dieci anni ci mettano oggettivamente dieci anni a passare, se ciò che è accaduto, dieci anni dopo si ricorda come se fosse passato un giorno solo e se, in fondo, non se ne sa molto più che se fosse passato solo un giorno, allora si può ben dire: “dieci anni e sembra ieri”.

Sono passati 10 anni da quando Serena Mollicone è morta, anzi, da quando è stata fatta sparire, uccisa, confezionata come un pacco e abbandonata in un boschetto. Una persona incriminata e poi lasciata libera, un paese intero sentito dalle forze dell’ordine, un padre messo in mezzo, un cellulare riapparso, un carabiniere morto, lettere anonime e un rinnovo totale dei vertici di tutte le istituzioni.

La storia di Serena, il suo ultimo atto, non si racconta in poco tempo ma se si vuol sapere il nome dell’assassino tanto vale non cercare tra le pagine del suo libro perché non è ancora stato scritto.

E’ una di quelle storie, quella di Serena, che affascina i criminologi, che fa grandi ascolti in TV. Lei era carina e giovane, viveva da sola con suo padre in una situazione di libertà estrema: brillante a scuola, piena di amici e con un fidanzato. Stava per diplomarsi, il che nell’immaginario collettivo significa che stava per spiccare il volo, che stava per prendere in mano la sua vita e farne ciò che desiderava.

Aveva una tesina nello zaino, aveva chissà cosa nella testa e un appuntamento col dentista e con la morte.

Io non le ero amica, ma la conoscevo così come conoscevo tante altre della sua età, più giovani di me e la vedevo e, forse l’ho già detto, un po’ le invidiavo quell’essere appena all’inizio di tutto.

La voce della sua scomparsa ha fatto il giro del paese in un soffio, poi le ricerche e, alla fine, la notizia del ritrovamento del cadavere.

Non ci potevo credere, ho avuto una reazione tanto stupida quanto tipica pensando che una cosa simile non potesse capitare qui, non a noi. invece si, capita quindi può capitare ovunque.

Oggi, a dieci anni dalla scomparsa di Serena, qui ad Arce si prepara una celebrazione in sua memoria. Sarà quel che sarà, ma questo paese ne ha bisogno, ne ha bisogno ogni giorno fino a quando non si sarà fatta giustizia e forse anche dopo.

Perché? Perché Serena è diventata un simbolo e un punto di rottura. La sua morte rappresenta tutto ciò che qui, in questo circolo di poche migliaia di anime non va ed è incredibile pensare a quanto male può annidiarsi in un posto così piccolo e così bello.

In qualità di assessore credo di dover fare in modo che l’attenzione e il ricordo si rinnovino il più spesso possibile, perché chi sa parli e perché chi sa, perché no, stia male il più possibile…

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