nel libro dei perché non c’è scritta la risposta, la trovi nel tuo senso dell’etica civica

Sai quando sei bambino e fai mille domande? la più importante di tutte è “Perchè?” Cercare il perché delle cose significa voler dare un senso, trovare una strada.

Oggi mi pare che ci sia un via vai incontrollabile a più corsie, un andirivieni insostenibile che dimostra che il perché delle cose è sempre più difficile da trovare o da accettare.

Io però mi ricordo delle domande che facevo da piccola, erano quasi tutte sulla gente e poche, pochissime sul sole o sull’arcobaleno, sul mare o sul caldo e il freddo, come se in fondo, avessi capito che ci sono cose che non possono cambiare, ma l’atteggiamento, il comportamento, le scelte delle persone potessero e dovessero sempre essere motivate.

Una di queste domande riguardò il referendum: “che cos’è?” e “perchè?” Lo chiesi a mio padre, che quando parlava di queste cose, così come mio nonno, si illuminava tutto.

Non ricordo in effetti la risposta in sé per sé, potrei inventarne una che sia in qualche modo simile ma non sarebbe onesto e non renderebbe giustizia alla risposta vera, posso però parlare di come e quanto quella risposta che oggi purtroppo non ricordo, mi diede la splendida certezza di vivere in un mondo pieno di diritti per la gente, in un mondo in cui, se si voleva, si poteva rimediare ad un errore, dicendo “Si”.

Oggi che sono passati tanti anni ho la sensazione che nessuno sia più così entusiasta dei propri diritti, che ogni tanto si preferisca lavarsi le mani un po’ di tutto, forse perché questo è il messaggio sottile che le nuove classi politiche ci hanno fatto assorbire negli anni: demandate a noi, voi andate al mare, compratevi un vestito, una casa, fate un bambino.

Invece mi ricordo, Dio se mi ricordo, la processione di persone di tutte le età che nel giorno del voto si recava alle urne. Io abitavo vicino ai seggi una volta e c’era più gente che alla festa del patrono.

Dov’è quella voglia di partecipare? Dove è andata a finire?

Propongo di abrogare il qualunquismo, il lassismo, il disinteresse e di riprenderci l’attivismo e la partecipazione che ci hanno fatto fare quei passi in avanti sui quali siamo rimasti in piedi nonostante tante tempeste. E’ ora di camminare ancora un po’ però sennò prima o poi cadiamo.

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Una Risposta

  1. Concordo. Ho nostalgia di quei tempi. Tempi di dignità e di indignazione. Non vedo nei giovani di oggi lo stesso fuoco. Forse sono i tempi che sono cambiati o forse siamo cambiati noi e probabilmente quei tempi non torneranno più. Io so soltanto che sono stanca. Di lottare per le stesse cose per cui lottavo più di trent’anni fa, di leggere libri di protesta che avrebbero potuto benissimo essere scritti quarant’anni fa. Per una volta, una sola, vorrei combattere per qualcosa di nuovo. Vorrebbe dire che il vecchio è stato risolto…

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