Archive for settembre 2011

alzarsi una mattina dopo un consiglio comunale e 18 ore passate fuori casa a lavorare corroderebbe i nervi a chiunque
settembre 29, 2011

Ho fatto un sogno interessante ma non lo ricordo, sono sicura che mentre sognavo, però, continuavo a pensare che tanto fra poco mi sarei dovuta alzare.

Va bene, va bene, mi alzo, prendo il treno, vado a Roma… ma posso almeno non andare al lavoro? Posso soltanto farmi cullare da un autobus, arrivare a Trastevere, girare su me stessa da piazza a piazza, da ponte a ponte, comprare colori, salutare una casa, mangiare un dolce grande come un atlante geografico e andare via?

No?

Mondo cane.

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How I met “How I Met Your Mother”
settembre 27, 2011

L’ho scoperto da poco in uno di quei rari e meravigliosi pomeriggi di ozio sul divano in cui speri di trovare un bel film e poi invece incappi in una sfilza di repliche di quelle serie televisive che però, è inutile, hanno sempre il loro fascino anche se hai visto tutti gli episodi almeno due volte.

How I Met Your Mother è una situation comedy, quindi uno show televisivo girato quasi totalmente in interno con un cast fisso più un tot di personaggi ricorrenti, andato in produzione dal 2005.

Nel 2030 due ragazzini siedono su un divano di fronte al padre, Ted Mosby, il quale comincia a raccontare la lunga storia di come ha incontrato la loro madre. I ricordi lo riportano a New York, al suo appartamento, al suo bar preferito e al suo gruppo di amici composto da Marshal, lily, Robin e Barney.

Gli equilibri sono perfetti, le dinamiche avvincenti, i personaggi tutti naif e ben strutturati. E benché il protagonista sia Ted e la sua lunga ricerca dell’amore vero, il vincitore morale è Barney Stinson, interpretato magistralmente da Neil Patrick Harris.

Barney è un play boy dall’inesauribile fantasia, disposto ad ogni sacrificio pur di primeggiare su se stesso e sulle proprie conquiste, talmente facili da dover diventare di volta in volta delle sfide alle quali aggiungere colore e follia.

Barney è uno sciupafemmine infaticabile e al contempo misterioso, di lui non si capisce mai che tipo di lavoro svolga davvero e quali e quante siano le sue vere risorse, l’unico punto imprescindibile è il suo chiodo fisso per le donne e per i completi in giacca e cravatta.

La curiosità, anche un po’ beffarda, è che Neal Patrick Harris è in realtà gay.

Ho voluto parlarne perché credo che How I Met Your Mother  meriti davvero, qualcuno sembra lo abbia definito l’erede di “Friends” ma io ci andrei piano con i paragoni.

So solo che Barney è uno dei personaggi più azzeccati e divertenti degli ultimi 15 anni di TV e non mi dispiacerebbe se il suo personaggio volasse ancora… magari con il cinema.

capito come?
settembre 27, 2011

Niente di semplice, mai niente. Niente che dici: “Già faaattooo??” come in quella pubblicità. Ogni giorno è una lotta, ogni mattina una gazzella sa che deve correre più del treno, più della metro, più dei colleghi, degli altri consiglieri comunali, più dei neutrini e delle strampalate trovate della Gelmini e alla fine la gazzella non vede l’ora di offrire il collo a qualche leone disposto a farla finita subito, senza tante storie.

E adesso ti lascio che devo correre…

mi è sembrato di vedere un lunedì
settembre 26, 2011

Che tristezza alzarsi stamattina, senza uno spiraglio di sole, senza una promessa di sole… E’ il primo vero giorno di autentico autunno e la cosa lascia un senso di ineffabile e inevitabile.

Metterò una felpa e, come al solito, come ogni lunedì che si rispetti da che mondo è mondo, da che quel qualcuno decise di riposarsi il settimo giorno, aspetterò impaziente che questo lunedì finisca.

Se solo quel qualcuno avesse avuto bisogno, come tutti, di riposarsi un giorno in più!

l’urlo di Brig
settembre 25, 2011

Ma allora che senso ha?
settembre 25, 2011

Mah, oggi è uno di quei giorni un po’ così, in cui sono, come dire, persa in mezzo a virgole e punti per prendere tempo e fiato e raccogliere le idee in maniera precisa e produttiva.

Questo mese così pieno di propositi e di imput a volte porta con se una lucidità inattesa, insperata e a volte inopportuna come, in fondo, tutte le cose che arrivano non richieste.

Oggi sono qui a riflettere in maniera amara su considerazioni che non avrei mai voluto fare, sulle differenze che ci sono ed è più che mai evidente, tra me e alcune tra le persone più importanti della mia vita.

Differenze che ci portano a non capirci, ad allontanarci e persino, si, a disprezzarci in alcuni casi.

E questo post resta così, incompiuto, come le idee che ora mi attraversano la mente rimbalzandomi sulle pareti vuote della testa.

Azuma e il vuoto
settembre 18, 2011

Guardate questo video 

Passeranno, credo, dei minuti di riflessione, di sconforto, un fastidioso prurito di rabbia. A me è capitato però qualcosa di strano di cui vorrei farvi partecipi.

Avevo appena provato le sensazioni di cui sopra e ci pensavo ancora quando ho acceso la TV e come spesso accade mi sono fermata a guardare Passepartout.

Philippe Daverio era con Kengiro Azuma, l’anziano scultore naturalizzato italiano di origine Giapponese. Azuma è un ometto piccolo e come tanti della sua provenienza etnica, sembra avere gli occhi che sorridono sempre.

Raccontava della sua formazione a Brera, allievo di Marino Marini, degli stenti della sua vita, della fatica nel liberarsi dell’influenza europea e di quel fortuito riappropriarsi improvviso delle origini della sua cultura grazie alle cassette di frutta lasciate dai commercianti negli spiazzi del mercato rionale.

Daverio e Azuma parlavano del genio: “Il genio” – ha detto Azuma- ” è un bicchiere vuoto, se è pieno come fai a riempirlo?” e continuava dicendo: “Il senso del bicchiere non sta nelle sue parti piene, ma nel suo spazio vuoto”

L’ometto avanzava nel caos del suo magazzino ridendo “disordine, disordine”!

Una scultura a forma di goccia, perché non ci è concesso se non per un tempo infinitamente piccolo di godere di questa forma perfetta. L’acqua si stacca dalla grondaia  e in un momento la goccia non c’è più, è una sfera e poi niente.

Azuma è un bicchiere vuoto, Azuma è un pezzo di legno di faggio lasciato sull’asfalto, Azuma è un gesto quotidiano e la farfalla che batte le ali.

Sono grata al destino per avermi messa di fronte a una dicotomia così violenta.

Ora mi viene in mente un episodio della mia triste vita politica che riporto qui, così, tanto per dire.

Dovevo organizzare un convegno per i 100 anni dal trasferimento della sede comunale nell’attuale municipio e stavo pensando di far recitare delle poesie futuriste ad una mia amica attrice. Il 1910 infatti, anno dei fatti che si stavano celebrando, era quello di Marinetti e del manifesto futurista. La sinistra del paese divenne una furia e mi si scagliò contro disconoscendomi.

Io non credevo a quello che vedevo e sentivo. Ancora oggi, dopo un anno ormai, non mi capacito dell’arretratezza e dell’ottusità che vivono in certi ambienti.

Non so, forse ci meritiamo un’Italia di troie.

Due libri da leggere
settembre 18, 2011

due libri da leggere   (podcast)

Tu sei il Male

L’uomo che odiava i martedì

podcast
settembre 18, 2011

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il mostro dentro
settembre 17, 2011

Ieri è tornato, era un po’ ormai che non si faceva vivo e invece ieri sera era lì, con mia madre accanto a me che guardava la tv e rideva per quelle battute che io ormai non ascoltavo più.

Arriva piano ma io lo riconosco al volo ormai… e poi cresce di intensità, fino a farmi sudare, fino a togliermi il fiato.

Mi sono alzata con calma e mi sono trascinata per le scale e poi mi sono rannicchiata a terra respirando a fondo. 1, 2, 3, mezzora di dolore e di respiri profondi.

Poi se ne va come è venuto e mi lascia un sollievo timido, sempre più definitivo.

Ero seduta sul pavimento e mi guardavo le gambe come quando avevo 12 anni, con le unghie tracciavo linee bianche sulla pelle secca e non pensavo a niente.

Poi in bagno a lavarmi via il sudore freddo.