Il tè nel deserto

E’ la magia di quel titolo, quello del film di Berttolucci, che poi era stato di un libro prima di essere di un film, quella magia mi girava nella testa mentre volando in una Jeep mi facevo strada insieme a una numerosa famiglia friulana tra le rocce del deserto del Sinai. Il tè nel deserto ma anche il tè che i beduini offrono ai turisti che fanno le escursioni. Un tè dolcissimo, lo stesso che la famiglia della sposa offre a quella dello sposo per dire che il matrimonio si farà. Forse è stata la cosa migliore di questa vacanza, la cosa più suggestiva, la più sorprendente. Il tè bollente, sotto un sole che picchia a quaranta gradi centigradi sulle nostre povere pelli troppo bianche e all’improvviso e meravigliosamente la freschezza dell’aroma, la freschezza dell’Habbak.

Certe volte, sdraiato sotto al tuo ombrellone pensi che in fondo non c’è modo di conoscere la storia vera. Quando sei a scuola i libri la distorcono e mentre la vivi, comunque, tutti cercano di mentirti. Non so se la mia guida Hamed abbia raccontato la verità o solo delle storielle per noi turisti, Non so se a Sharm qualcuno avesse davvero voglia di parlare di Egitto o se volessero essere considerati, tutto sommato, solo una cittadina sicura e ospitale, creata ad uso e consumo dei turisti. Non so se questi egiziani avessero più l’esigenza di sentirsi orgogliosamente tali o remissivamente dei semplici ospiti gradevoli… perché alla fine stanno vivendo la loro rivoluzione, ma anche la loro autodistruzione… lo sanno bene cosa succede ad un paese come il loro che vive praticamente di solo turismo quando all’improvviso non c’è più stabilità politica.

Il turista è uno che se ne frega se c’è la dittatura o no, lui vuole soltanto che non gli volino bombe sulla testa (e come biasimarlo… almeno per quest’ultima parte del discorso) e se c’è la guerra il turista non arriva.

Eravamo pochi a Sharm, pochi Italiani e pochi in generale e anche se il mio volo di rientro ha fatto 3 ore di ritardo a causa del conflitto avvenuto la notte prima al Cairo, io sono felice di essere stata lì, in un paese pieno di orgoglio represso che pian piano sta cercando la propria strada con coraggio.

Sharm è una città che si autodefinisce “città della pace”, all’entrata del nostro resort a 5 stelle c’erano due cani antibomba e sicurezza armata ovunque in strada, nei mercati, davanti ai luoghi di culto. E’ questa la vera faccia della pace? Io non lo so.

Una città che appena ci arrivi ti sembra davvero una città dalle mille possibilità: tanti cantieri aperti, costruzioni imponenti, resort da mille e una notte e poi ti accorgi che i cantieri sono fermi, che le strutture alberghiere sono mezze vuote e che tira una brutta aria.

Franco e sua moglie nel 2009 avevano comprato casa a Sharm, sulla carta. La consegna dei lavori avrebbe dovuto esserci nel 2012 e invece tutto rimandato a chissà quando. Franco e sua moglie hanno rinunciato, riprenderanno i soldi indietro, pagheranno una penale e come loro chissà quanti.

In mezzo a una vacanza preconfezionata come quelle che si fanno a Sharm c’è spazio per affacciarsi con i propri occhi sulla storia e se la storia non si può capire fino in fondo o conoscere, la si può cercare scritta chiara negli occhi della gente che ti parla e che cerca di vivere meglio che può: una guida, un autista, un beduino, un agente di sicurezza, un cameriere svogliato, una receptionist con gli occhiali che tira su col naso mentre ti da la ricevuta del conto. E la trovi dentro te, è la tua storia, sempre con le lacrime agli occhi per un ricordo, lontano o recente, per un luogo in cui si è stati bene che si lascia, un luogo che è stato casa tua per un po’ e che ti ha dato da mangiare mentre lo nutrivi, che ti ha riempito di visioni e di colori mentre lo vivevi, che ti ha cullato mentre lo nuotavi.

Che ti ha rinfrescato mentre lo bevevi…


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