Archive for settembre 2011

vite parallele
settembre 16, 2011

Marco sta dormendo.

In America.

Almeno credo che stia dormendo, ma no, lì sono le undici di sera… potrebbe anche essere sveglio a fare.. cose. Cose americane. Non pensiamoci.

A dire la verità ci sto pensando.

Ci penso spesso.

Comunque è andato a San Francisco da Google, ancora, come ogni anno e tutti, in maniera squisitamente simpatica, ironizzano sulla possibilità che lì abbia una vita parallela.

Però a pensarci bene anche io ce l’ho una vita parallela a San Francisco. Mi basta chiudere gli occhi, ma ci riesco anche tenendoli aperti.

I saliscendi della città, un appartamento con una di quelle grandi finestre in soggiorno, una vecchia macchina color pastello parcheggiata in strada, una corsa fino al mare, pizza a portar via, un gelato da Girardelli’s, un gatto, un cane o due, fiori sul tavolo, il locale preferito, una gita nelle città del vino e poi mare e mare ancora.

Ah si… è bello avere una vita parallela a San Francisco. Avere una vita parallela in una di quelle città che secondo me sono le 3 città delle 3 “V”. Se New York è la città più viva, se Los Angeles è quella più VIP, San Francisco è di sicuro quella più vintage.

Si, ogni tanto la mente divaga su una possibilità del genere. Impacchettare tutto, prendere un biglietto, farsi coraggio e partire.

Vorrei una vita parallela in tutte e tre le città.

Se Marco ce l’ha davvero lo uccido.

Eh già…

Annunci

monnabrigi
settembre 15, 2011

gira il mondo gira
settembre 14, 2011

La mia stanza aveva la carta da parati tutt’intorno le pareti, era color bianco sporco e c’erano disegnati piccoli mazzetti di fiori rosa sistemati in maniera geometrica. Il letto di legno chiaro, l’armadio blu, disordine ovunque. Ma quella comunque non era la mia vera stanza, io lì ci dormivo e basta. La mia stanza era nell’appartamento contiguo, quello dei miei nonni, quello in cui passavo più tempo. La televisione accesa nella sala, i miei nonni, mia madre in cucina, mio padre che stava per tornare e io davanti a un armadio con un grosso specchio.

In quella stanza io disegnavo, scrivevo e… Giravo. Giravo, giravo su me stessa in cerca delle vertigini e ogni giorno riuscivo a girare più a lungo, ogni giorno meno vertigini, imparavo però un nuovo senso di vertigine: l’equilibrio. Non so perché lo facessi, sapevo solo che mi faceva stare bene.

Oggi, dopo essere stata in Egitto, scopro di essere stata una aspirante derviscia che si esprimeva, senza saperlo, in una danza roteante.

Questo tipo di danza è una pratica Sufi, una pratica religiosa che parte dal corpo e stimola l’equilibrio spirituale.

In Egitto io e Marco siamo rimasti colpiti da questi danzatori che per mezz’ora non hanno fatto che girare su se stessi con le loro vesti a ruota che giravano e giravano in maniera coreografica e stupefacente e mentre li guardavo dentro di me si risvegliavano i ricordi. Ero di nuovo piccola, davanti a quel grosso specchio vicino alla finestra, entrava una bella luce e… sorridevo.

Come è semplice, a volte, fare cose eccezionali.

nuovi libri, nuovi autori, nuove tecniche di pubblicità e, speriamo, nuovi lettori
settembre 14, 2011

Sto andando. Ogni mattina è sempre un po’ più notte, un po’ più fresco… un po’ più freddo. Ho un libro da leggere e mi fa piacere. E’ una cosa che mi manda avanti nella giornata, una delle poche. Tanto che inizio a leggere già alla stazione e mi accorgo che il treno è arrivato solo da quel suo sbuffo infernale.

Non sapevo che esistessero i booktrailer ma questo è quello del libro che sto leggendo

E’ un bel libro “Tu sei il Male”. Sono appena all’inizio però e pare si tratti di una trilogia… In ogni caso è un libro di cui si parla in giro un gran bene, uno di quei libri lanciatissimi che a dire la verità a me all’inizio fanno sempre un po’ antipatia, ma è una mia perversione mentale per la quale faccio ammenda.

L’autore, Roberto Costantini, è alla sua prima opera e nella storia del protagonista evidentemente inserisce dei particolari autobiografici che a me piacciono spesso.

Non so che pensare dei booktrailer, di questo tipo di pubblicità insomma, da una parte la trovo allettante e sicuramente efficace, dall’altra è una forzatura nell’immaginazione di un potenziale lettore che, nel caso del booktrailer che ho appena postato ad esempio, è portato a immaginare l’ispettore Balistreri o la bella Elisa così come li vede nel video. Certo, accade anche che uno legga un libro dopo averne visto la trasposizione cinematografica ma  non credo che questa dovrebbe essere la regola. Uno dovrebbe leggere per immaginare, da solo, personaggi e scenari… in fondo è quella la finalità della lettura, il sogno…

Certo, io parlo da lettrice appassionata mentre invece mi rendo conto che il mercato del libro è in calo constante e che ogni possibile spinta verso la ripresa di potenziali lettori è da accogliersi nel modo più positivo possibile.

Qui c’è il link IBS al libro.

Qui poi c’è tutto quello che c’è da sapere sui booktrailer… vado a leggere anche io prima di andare al lavoro.

Dio dovrebbe credere in se stesso
settembre 13, 2011

le macchine ci tradiscono, i fuochi divampano, i politici manovrano, le manovre imperversano, i ladri rubano, le vacanze finiscono, le giornate passano, le persone partono, le metro si riempiono, i treni ritardano, le persone lavorano, i piedi camminano, le stelle brillano, i sogni scendono, gli occhi si chiudono

E davvero, non mi andrebbe di scrivere di dolore, ma in una giornata così non si può fare altro.
settembre 12, 2011

Il dolore ci trova, avviene per contagio. Succede, ci succede, lo ereditiamo e lo viviamo per nascita. E’ liquido e si infiltra in ogni più caparbia fibra umana.

E’ tessuto che avvolge e soffoca, è voce che sussurra e che poi grida. E’ cibo che nutre, acqua che disseta.

E davvero, non mi andrebbe di scrivere di dolore, ma in una giornata così non si può fare altro.

Il dolore è un vento che sfiora o che taglia è un profumo che arriva da qualche punto imprecisato del cielo o della terra.

Ed è strano davvero ritrovarsi a piangere per qualcuno che non si conosce nemmeno, ma il dolore è un ospite che si accomoda dove più gli piace e dove gli si addice.

 

tutto un inverno davanti
settembre 12, 2011

Pensavo proprio che avrei dormito di più e invece da quando sono rientrata in italia, nel mio letto, apro gli occhi pronta per saltare giù già alle sei. Oggi ricomincio a lavorare.

L’estate è appena trascorsa e io avrei voluto fosse più proficua, avrei voluto che mi portasse qualche risposta e qualche speranza in più ma niente… E’ solo adata, senza lasciarmi nulla di abbastanza buono, tranne gli ultimi assolatissimi giorni e delle belle foto da andare a guardare se ho voglia di sorridere o voglia di malinconia.

Cosa resta? Il profumo del mare. Il mare egiziano l’ho sentito appena sbarcati dall’aereo e quello della mia Sperlonga, ogni sabato o domenica, con un telo da mare e un libro in mano. Il profumo del mare e poi il rumore delle onde… Tutto questo basta per cullarti l’anima se chiudi gli occhi.

Cosa resta? vestiti stropicciati.

Una scatola con dentro ciò che resta di Happy, il suo guinzaglio, i suoi giochi, il mio cuore.

E poi tante cose da fare e io ho un treno da prendere e sto facendo tardi e mi sono già rovinata il trucco.

 

Il tè nel deserto
settembre 11, 2011

E’ la magia di quel titolo, quello del film di Berttolucci, che poi era stato di un libro prima di essere di un film, quella magia mi girava nella testa mentre volando in una Jeep mi facevo strada insieme a una numerosa famiglia friulana tra le rocce del deserto del Sinai. Il tè nel deserto ma anche il tè che i beduini offrono ai turisti che fanno le escursioni. Un tè dolcissimo, lo stesso che la famiglia della sposa offre a quella dello sposo per dire che il matrimonio si farà. Forse è stata la cosa migliore di questa vacanza, la cosa più suggestiva, la più sorprendente. Il tè bollente, sotto un sole che picchia a quaranta gradi centigradi sulle nostre povere pelli troppo bianche e all’improvviso e meravigliosamente la freschezza dell’aroma, la freschezza dell’Habbak.

Certe volte, sdraiato sotto al tuo ombrellone pensi che in fondo non c’è modo di conoscere la storia vera. Quando sei a scuola i libri la distorcono e mentre la vivi, comunque, tutti cercano di mentirti. Non so se la mia guida Hamed abbia raccontato la verità o solo delle storielle per noi turisti, Non so se a Sharm qualcuno avesse davvero voglia di parlare di Egitto o se volessero essere considerati, tutto sommato, solo una cittadina sicura e ospitale, creata ad uso e consumo dei turisti. Non so se questi egiziani avessero più l’esigenza di sentirsi orgogliosamente tali o remissivamente dei semplici ospiti gradevoli… perché alla fine stanno vivendo la loro rivoluzione, ma anche la loro autodistruzione… lo sanno bene cosa succede ad un paese come il loro che vive praticamente di solo turismo quando all’improvviso non c’è più stabilità politica.

Il turista è uno che se ne frega se c’è la dittatura o no, lui vuole soltanto che non gli volino bombe sulla testa (e come biasimarlo… almeno per quest’ultima parte del discorso) e se c’è la guerra il turista non arriva.

Eravamo pochi a Sharm, pochi Italiani e pochi in generale e anche se il mio volo di rientro ha fatto 3 ore di ritardo a causa del conflitto avvenuto la notte prima al Cairo, io sono felice di essere stata lì, in un paese pieno di orgoglio represso che pian piano sta cercando la propria strada con coraggio.

Sharm è una città che si autodefinisce “città della pace”, all’entrata del nostro resort a 5 stelle c’erano due cani antibomba e sicurezza armata ovunque in strada, nei mercati, davanti ai luoghi di culto. E’ questa la vera faccia della pace? Io non lo so.

Una città che appena ci arrivi ti sembra davvero una città dalle mille possibilità: tanti cantieri aperti, costruzioni imponenti, resort da mille e una notte e poi ti accorgi che i cantieri sono fermi, che le strutture alberghiere sono mezze vuote e che tira una brutta aria.

Franco e sua moglie nel 2009 avevano comprato casa a Sharm, sulla carta. La consegna dei lavori avrebbe dovuto esserci nel 2012 e invece tutto rimandato a chissà quando. Franco e sua moglie hanno rinunciato, riprenderanno i soldi indietro, pagheranno una penale e come loro chissà quanti.

In mezzo a una vacanza preconfezionata come quelle che si fanno a Sharm c’è spazio per affacciarsi con i propri occhi sulla storia e se la storia non si può capire fino in fondo o conoscere, la si può cercare scritta chiara negli occhi della gente che ti parla e che cerca di vivere meglio che può: una guida, un autista, un beduino, un agente di sicurezza, un cameriere svogliato, una receptionist con gli occhiali che tira su col naso mentre ti da la ricevuta del conto. E la trovi dentro te, è la tua storia, sempre con le lacrime agli occhi per un ricordo, lontano o recente, per un luogo in cui si è stati bene che si lascia, un luogo che è stato casa tua per un po’ e che ti ha dato da mangiare mentre lo nutrivi, che ti ha riempito di visioni e di colori mentre lo vivevi, che ti ha cullato mentre lo nuotavi.

Che ti ha rinfrescato mentre lo bevevi…


momenti
settembre 3, 2011

Sto andando in vacanza, sto partendo e oltre alla paura di volare che non mi abbandona mai c’è anche la paura di lasciare tutte le situazioni malandate che ci sono qui. Le scartoffie, la burocrazia, i problemi che si accartocciano gli uni sugli altri all’improvviso, a tradimento. E poi c’è mia madre e la sua psicosi per i ladri ed è tutto un metti l’antifurto e togli l’antifurto e tutto un tornare a casa con aria circospetta lasciando, magari, il tempo all’intruso di scappare dal retro… E io parto, come se fosse tutto a posto, come se andasse tutto bene e invece no. Ma a volte bisogna prendersi un momento e bisogna farlo comunque. Peccato che sia, per assurdo, sempre il momento meno opportuno.

sette notti
settembre 2, 2011

Ultimo giorno in Italia, i prossimi sette li passerò in un magnifico resort a Sharm el Sheik dove verrò coccolata e riverita dal personale alberghiero, dall’ambiente ospitale e persino dai pesci nel mare. Bene!

Bene perché non ne potevo più di questo paese di merda (sto parafrasando, pensa un po’, il Presidente del Consiglio di questo paese di merda).

Questo paese in cui tra poco ci diranno che respiriamo troppo e in effetti già è così, vai al mare di domenica e poi dimmi se nei minuscoli spazi di spiaggia libera non ti manca l’aria…

Mi serviva un po’ di distacco da questo posto dove vivo da soldatino di piombo, dove, in fondo, a me non resta che il buon cibo. Io non ho bambini nei cui occhi scorgere l’immensità del futuro e la parte migliore di me stessa, guardo al di là dello schermo o della TV e vedo solo un grande abisso in cui persino i libri costeranno sempre di più fino a quando (e ci manca poco) non potrò più permettermeli.

Vivo la frustrazione costante, come amministratrice nel ramo culturale, di essere la prima a vedere, la prima a leggere quelle missive con su scritto “mi dispiace, ma non c’è speranza, siamo finiti nel buco nero” e di dover raccontare storie inverosimili perché ormai qualcuno crede che il buco nero sia io.

Si, mi serve una vacanza da tutto questo. Dall’ipocrisia di chi non vede più lontano del suo naso, del proprio dito che indica la luna, del suo orticello spelacchiato. Contenti loro.

Sette notti sono poche, ma tant’è.