Archive for ottobre 2011

ore solari
ottobre 30, 2011

Ecco qua, le 17.30 ed è buio pesto, benvenuto inverno.

Comunque datemi un giorno senza lavoro e un film di Woody Hallen (uno qualsiasi) da guardare sul divano, in pace e quella per me è domenica.

Oggi ho visto “you will meet a tall dark stranger” (in Italia “Incontrerai l’uomo della tua vita”) e come in tutti i film di Allen c’ho rivisto  i drammi piccoli e quotidiani, tutti gli incubi e i dubbi della vita, anche della mia.

In ogni caso è stato piacevole a causa dell’ironia sempre presente, a causa della leggerezza e di quello sguardo ormai disilluso di chi ha capito bene come va il mondo e che, in fondo, si salva solo chi rinuncia al cinismo e si affida al sogno, qualunque esso sia.

Ora dovrei chiamare la mia amica. La mia amica sta passando un momento difficile e riesco a invidiarla persino ora. Ciò che si invidia alle persone non è quello che hanno, ma quello che sono.

La mia amica è un caterpillar scatenato. Io no.

Sono comunque convinta che a volte, di tanto in tanto, qualcuno abbia invidiato anche me.

 

 

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Simoncelli, storia di un dolore corale
ottobre 27, 2011

Oggi c’è stato quel famoso funerale… in diretta: lo sportivo che muore, la mitologia, il sogno, la Tv, il pettegolezzo. E’ tutto un mondo, piccolo, a più dimensioni, tutte troppo piccole.

Mentre il Paese stava su italia Uno a partecipare  a quel dolore mediatico, massmediologico ma comunque sincero io stavo sul solito treno e ci pensavo su.

Era successo con Lady Diana, anche con Michael Jackson e adesso per questo ragazzetto con i capelli buffi e la voce da cartone animato.

Qualcuno ha scritto “E’ passato di categoria dalla Moto GP al Mito GP” qualcun altro si chiede perché la gente non si commuova anche per i morti in Turchia, che sono mille e perché non pianga per i morti in Liguria, che sono andati via così, non in sella ad una moto, ad una passione, ma annegati dalla pioggia ed è meno accettabile capisci?

 

Però al di là di tutto, io credo che questo ragazzo buffo e vivace sia stato celebrato così e così tanto non per quello che faceva, ma per ciò che era.

Forse non era il più forte ma quella genuinità e quell’entusiasmo, quella verve che ha portato qualcuno a scrivere “E’ morto Marco Simoncelli e lui da qualche parte ci sta già scherzando sopra”, questo è quello che ha commosso davvero. Anche me.

E allora forse un funerale in diretta non è sciacallaggio, non è voyerismo, forse è solo partecipazione. In fondo un dolore pieno di pudore fa più male, meglio non viverlo da soli.

TUTTI FUORI
ottobre 26, 2011

Sono quelli che alla fine del governo Prodi portarono la mortadella in parlamento e se la mangiarono con le mani accompagnata da litri di ottimo e costoso champagne. Sono quelli che sbraitano dai loro grassi doppi menti mentre battono i pugni sugli scranni e ripetono sempre la stessa frase perché prima o poi qualcuno ci creda. Che poi è bello saper fingere di credere a quello che si dice, beati loro.

Oggi si picchiavano alla Camera e sappiamo che non è per passione politica che fanno queste cose, non è per un ideale, non è per l’onore. E’ per la pancia, è per ingordigia, è per paura.

Sai, è facile sfociare nel qualunquismo, soprattutto quando nella politica in qualche modo ci sei finita anche tu. E si, si comincia a credere che tutte queste differenze in effetti non ci siano e che una volta raggiunti certi privilegi, è inevitabile, si crei un gap incolmabile tra il mondo del popolo e quello del governo.

E allora tutti fuori, non ci servite più. Va bene, se ci tenete prendetevi le vostre sante pensioni ma toglietevi dalle scatole.

La prossima classe politica dovrà essere impegnata a fare con le proprie mani, farà volontariato e lavori socialmente utili per un tot di ore a settimana. Il politico di domani ci penserà bene prima di voler far carriera a tutti i costi.

E il politico di domani sarà giovane, entusiasta, sognatore, lo sceglieremo per i libri e per i film che gli piacciono. Non lo sceglieremo per l’orientamento sessuale né tanto meno per il look.

Naturalmente sarà incensurato. I suoi conti saranno pubblici, se compra o vende case lo sapremo, potrebbe volerci dire di più ma cercheremo di accontentarci.

I politici di domani non si picchieranno, avranno sacro rispetto delle istituzioni, della Costituzione, della Nazione e non gli verrà mai in mente di pulirsi il culo con la bandiera.

E mentre immagino, mentre ci fantastico su, sento il brulicare di giovani menti vecchie già pronte a mettere le mani su qualche bottino, chissà dove, chissà come.

GF 2011
ottobre 24, 2011

Si, sto vedendo il grande fratello, no, non mi piace. E infatti me ne vado a dormire.

E’ che la curiosità è quello che è.

Però il Grande Fratello non è quello che era: con Daria Bignardi e la “caaaasa” colorata ma semplice, arredata ikea, 100 giorni, una decina di ragazzi normali e un Pietro Taricone.

E questi ragazzi che vogliono partecipare in massa? Cosa pensare di loro che solo 5 su mille che ne sono passati hanno fatto un pochino di successo e gli altri sono costretti ad accoppiarsi a nastro sulle copertine dei giornaletti scandalistici?

Comunque la Marcuzzi è una gran figa e fa una rabbia senza pari perché sta donna ha appena partorito e non si sa quale squadra di massaggiatori e personal trainer abbia al seguito per essere così.

Signorini ha gli ormoni impazziti come al solito e fino ad ora i concorrenti sono da encefalogramma piatto, pare che li scelgono così apposta.

mo basta.

SIC e lo strano dolore
ottobre 23, 2011

Oggi è morto Marco Simoncelli, io a stento sapevo chi fosse, ricordavo la parlata buffa, così come la sua testa piena di ricci.

E’ morto questo ragazzino di 24 anni che correva forte in moto e nessuno saprà mai se quello che capita a uno poteva capitare a chiunque altro oppure no.

Io, come dicevo, non lo conoscevo, non lo seguivo e per me non contava nulla eppure è successo che, quando ho letto su facebook dell’incidente , mi sono messa a seguire febrilmente le notizie sperando in qualche cosa di buono e che poi, una volta arrivata la notizia ufficiale della sua morte ho cominciato a piangere come se questa persona, questo ragazzo, avesse fatto parte della mia vita prima di allora.

E ancora adesso sento dentro una fitta quando ci penso.

La cosa bella che ho notato scorrendo i post sui social network e allo stesso modo sui giornali è che di Simoncelli si parla soprattutto per il suo lato umano. E’ scomparso uno sportivo in gamba, uno dei migliori del mondo a quanto pare, ma soprattutto -a giudicare dai racconti di chi lo conosceva sotto ogni aspetto – una persona dalla genuinità fuori dal comune, una simpatia trascinate e poi all’improvviso quell’espressione che colpisce se la trovi scritta da qualche parte: “uno di noi”.

Uno che aveva i milioni e tutte le donne che voleva e viveva per l’adrenalina e girava il mondo, uno che non aveva nulla di ciò che ho io o che hai tu che leggi, ma che era, a quanto pare, uno di noi.

Allora ho cominciato a leggere la tristezza ovunque, tristezza soprattutto per una vita così breve, così spezzata, qualcuno diceva che Simoncelli (il SIC) meritava un jolly, una seconda possibilità e quello che mi è venuto da pensare quasi subito, tra quelle lacrime ingiustificabili è che… eppure

morire così, mentre si impazzisce di passione, non è un brutto morire.

Menandro e Leopardi pensavano che “chi muore giovane é caro agli Dei”. E’ una consolazione anche questa.

Il momento delle scelte
ottobre 21, 2011

E’ ogni giorno, da quando decidi di muovere il culo e andare a lavorare o chiudere gli occhi e dormire fino a ora di pranzo.

Ma certe volte di più, quando per esempio devi decidere se vendere l’appartamento in cui sei cresciuta o invece andare a vivere lì.

Ne stiamo parlando con mia madre, ogni giorno ne parliamo un po’, abbiamo tempo fino a primavera, diciamo… Quando l’attuale inquilino lascerà casa.

Vorrei che quella casa restasse mia. Non so pensare che diventi di qualcun altro perché lì dentro, nonostante non ci viva più da tanto tempo, ci sono ancora io che gioco sotto un tavolo e c’è mia nonna sulla sua sedia di vimini e mio nonno che si toglie gli stivali da lavoro.

Vorrei allo stesso modo andare avanti e creare qualcosa di nuovo con le basi che mi ha lasciato il mio passato.

Vorrei non avere questo problema e cominciare a pensarci come a una risorsa.

 

just reading past
ottobre 19, 2011

Dopo tanti anni passati a scrivere è bello trovarsi, sinceramente e ancora, interessanti.

Ogni tanto mi capita di rileggere qualcosa di mio e di vecchio, come se fosse uno di quegli oggetti di cui una sposa per scaramanzia non può fare a meno il giorno del matrimonio e mi crogiolo un po’ nel compiacimento, in quella sensazione sempre più rara di non vergognarsi di ciò che si è.

Grazie al cielo.

La maggior parte della gente pensa di non saper scrivere, di non essere interessante; io so che non è così. Conosco persone che sarebbero strepitose se solo non credessero di dover fare chissà che.

Ne conosco altre che con 5 euro di benzina poco alla volta sono arrivate in Danimarca. Anche questo è talento.

Io non ne ho, sennò sarei arrivata almeno a Milano, ma continuo a scrivere forse proprio per rileggermi prima o poi.

Intanto questa giornata non passa più…

This must be the place. Forse.
ottobre 16, 2011

Sono andata al cinema per vedere un bel film e l’ho visto. Ho visto un capolavoro? No. O meglio, un capolavoro per la fotografia di Luca Bigazzi, che ti rimane piantata negli occhi e per la colonna sonora di David Byrne al quale Sorrentino dedica il suo film, dal titolo al lungo cameo del musicista nel quale il protagonista, per la prima volta, rivela i propri spettri, il perché del lento crollare del suo mondo; un capolavoro per la tensione poetica che perdura dall’inizio alla fine e forse sarebbe già abbastanza…

Però sono andata via dalla sala con un senso di incompletezza emotiva, come se alla fine di un pasto non fossi ancora sazia e come se fossi, in fondo, insoddisfatta di ogni portata.

This must be the place è così, è una tavola imbandita di tanta roba, è promettente e non vedi l’ora di cominciare a mangiare ma poi nel piatto ti finiscono solo poche briciole e ti alzi con una smorfia di disappunto.

E’ importante dire che secondo me il doppiaggio (sebbene quello italiano sia meraviglioso) non rende giustizia all’interpretazione di Penn; Massimo Rossi, il suo doppiatore italiano, non poteva in nessun modo riprodurre fedelmente le sfumature di incertezza di un personaggio che Sean Penn ha prodotto su se stesso quasi in completa autonomia, con una voce in falsetto e una risata – appunto – inimitabile.

Però il problema fondamentale è che non si arriva mai davvero al punto e benché questa a volte possa risultare una caratteristica affascinante e vincente, non è questo il caso.

La forza del film sta tutta negli occhi bistrati di Cheyenne, nelle musiche che sembrano riflettere i grigi del cielo di Dublino e poi le distese di nuvole dell’America, così immensa, così piena di possibilità, la terra della rinascita.

La rinascita però avviene senza che lo spettatone ne partecipi davvero, senza che – dopotutto – ne senta la necessità. In questo film scorre un’anima ma si fa fatica a trovare una vena.

C’è troppo ed è tutto troppo approssimativo: un uomo incompiuto e pieno di sensi di colpa, la storia di un padre da recuperare e vendicare, un processo di crescita, l’espiazione, il senso dell’amore e anche se sai che è tutto collegato, sembra che tutto sia diviso in compartimenti stagni e di volta in volta ti dici: no, torna in dietro, approfondisci, dimmi qualcosa di più.

Vale però la pena di vederlo e io mi riprometto di vederlo una seconda volta, in lingua originale perché tra me e alcuni tra i film che oggi amo di più non è stato amore a prima vista.

Chiedimi se sono indignata
ottobre 11, 2011

Si avvicina il 15 ottobre, giorno della manifestazione nazionale, mondiale, globale contro questo governo, la finanziaria, la politica sull’istruzione, i tagli alla cultura, il puttanaio generale, le ingiustizie divine e il superenalotto che non lo vinciamo mai.

E scusami se sono irriverente e svogliata, ma anche se avrei voglia di manifestare e probabilmente lo farò, io non è che ci credo tanto… e mi pare ci creda sempre meno gente.

Comunque è assolutamente una gran bella cosa sentire al megafono qualcuno incazzato come te che parla facile ma bene tra una canzoncina da centro sociale e l’altra.

Sarà.

Sta di fatto che ormai non li capisco più quelli che hanno manifestato cento volte e ogni volta hanno litigato con i numeri delle questure che la gente era di sicuro di più, di più ogni volta e poi siamo andati a finire così, con le escort che ti dicono in faccia che sei un perdente, con i politici di tutti i colori che non sanno fare altro che rubare e con la libertà di stampa e di pensiero sotto le suole delle scarpe.

Non li capisco se non si chiedono che cazzo hanno manifestato a fare per 30 anni se poi è andato tutto a puttane in senso letterale.

Certo, piuttosto che schiattare in corpo meglio la piazza, ma che serva a qualcosa è meglio che me lo scordo.

comunque mi preparo…

senza parole
ottobre 10, 2011