Lucci e Marrazzo, prove di ri-esistenza

Poco fa guardavo Le Iene. Lo faccio solo per Enrico Lucci. E va bene… anche un po’ per Argentero.

Volevo essere seria, l’argomento merita serietà, il momento storico esige serietà e anche sobrietà.

Lucci intervistava Marrazzo e ho notato qualcosa.

Premessa: I servizi più belli di Lucci sono stati quelli con Gianfranco Funari, suo padre adottivo televisivo, ideale.

Nei suoi servizi Lucci è sempre protagonista, finisce sempre per prevalere sull’intervistato che spiazzato dall’irriverenza e la follia delle domande o degli atteggiamenti dell’intervistatore, resta  un passo in dietro alla iena. Tranne che con Funari, appunto.

Detto questo, anche con Marrazzo, Lucci non ha prevaricato. Ha parlato più di lui ma non ha prevalso.

Marrazzo ha la voce incerta, ha preso una bella botta. Questo depone a suo favore.

Parla con lucidità della sua vicenda, ma lo fa solo perché deve, perché è costretto, perché gli viene richiesto dal suo ruolo dal quale non può e non vuole prescindere. “Non ci si può dimettere dalla vita” dice.

Nel racconto che fornisce a Lucci, del quale in fondo non si sa mai se ci si può fidare o no parlando a cuore aperto, c’è fastidio e di sicuro qualche omissione, qualche buio oltre la siepe, ma… cosa si vuole pretendere? E perché poi?

Nell’intervista-dialogo ci sono momenti belli e momenti eccessivamente sopra le righe rispetto alla linea sottile disegnata dalla soglia del dolore degli eventi che hanno spezzato cuori e carriere da troppo poco tempo.

Qualcosa Lucci la mette in chiaro, arrivano alcuni passaggi in cui dice dove stanno gli errori e dove no e in una manciata di secondi delinea il ritratto di un uomo al quale potremmo imputare colpe serie; quell’uomo non è Marrazzo ma Berlusconi.

Tutto questo e la famigerata legge bavaglio mi spingono a cercare oltre il buio dei tempi e l’incapacità di certe menti a scorgere le differenze.

Il buio dei tempi confonde la morale e il moralismo, il garantismo e l’impunità e ci chiude i siti di satira e quelli di cultura, chiude il sipario delle trasmissioni televisive più interessanti e poi arresta i giornalisti, minaccia i blog.

Dobbiamo saltare oltre la siepe. Qualsiasi posto è meglio di casa nostra. E non l’avrei mai detto.

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