Do ut Des

Avrei tanto voluto scrivere di Fiorello come pare stiano facendo praticamente tutti ma non ho visto il suo show e anche se lo adoro, Fiorello, non e’ che mi manchi così’ tanto aver saltato questo appuntamento televisivo.

Boh, a volte ci si incarta, si aspetta più’ la critica che l’evento e siccome di critica ce n’e’ davvero tanta, alla fine, per quanti siano i contenuti, sembra sempre tutto troppo poco, mai all’altezza.

Sara’ il periodo. Adesso infatti mi sembra che ci si incarti su parecchie cose. Il lavoro e i soldi ad esempio.

Questo e’ il momento in cui fa un gran clamore la questione dei costi della politica, delle auto blu (che qualche volta sono addirittura Maserati), dei benefit, della mensa, dei barbieri, degli stipendi dei parlamentari e si, concordo: e’ tutto schifosamente esagerato e a fare qualche addizione ti viene da dire “e va bene, prenditi pure il sangue, visto che non ti sazi mai” a uno dei tanti vampiri della RES PUBLICA. Pero’ ora la situazione sta sfuggendo di mano e si rischia di passare ad un assolutismo più’ dannoso per i deboli che per i potenti.

Oggi leggevo su facebook lo status di una mia amica che dava addosso ai sindacalisti, rei di prendersi comunque lo stipendio. Allo stesso modo intorno a me respiro la velata accusa agli amministratori pubblici di prendere le indennità’ (la cosa non mi riguarda perché noi abbiamo rinunciato a inizio mandato) ma io invece credo e -guarda- ne sono fermamente convinta che chi lavora deve essere pagato.

Il gesto che ha fatto il gruppo nel quale sono stata eletta e’ stato un gesto plateale, doveva servire anche a fornire più servizi al cittadino anche se poi i servizi al cittadino non riescono mai a essere sufficienti, pero’ che ora, in contrapposizione allo sperpero di denaro pubblico dell’oligarchia, nasca un’idea assolutistica proporzionalmente contraria non mi sembra giusto.

Si deve lottare perche’ chi lavora guadagni, qualsiasi lavoro si faccia bisogna ricevere una giusta ricompensa e più’ si lavora e più’ si guadagna, e’ giusto così.

A questo proposito volevo segnalare il movimento no free jobs  creato dalla mia amica Cristina Simone al quale aderisco con entusiasmo.

Cristina nella sua pagina difende i diritti di quelli che quasi non sono riconosciuti come “lavoratori” che pero’ invece lavorano e portano avanti una attività’ intellettuale e di ricerca costante: i blogger, i free-lance, ma anche gli stagisti, i dottorandi senza borsa, i praticandi, tutta quella gente sfruttata con la scusa, ogni volta sempre uguale, che la ricompensa e’ il maturamento di un’esperienza.

Con “l’esperienza” non si mangia, non ci si studia, non ci si vive.

 

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