La mia vita di uomo

Inoltre, è a te che devo la mia carriera letteraria. Durante una recente passeggiata pomeridiana cercavo di ricostruire come mi sono trovato a fare questo mestiere, e mi è tornato in mente un sabato sera, quando io avevo sei anni e tu undici, in cui stavamo aspettando in macchina che papà e mamma finissero di fare la spesa. Tu continuavi a usare una parola che a me sembrava la cosa più buffa che avessi mai sentito, e da quando ti eri resa conto quanto mi facesse ridere non la smettevi più, per quanto io ti supplicassi da sotto i sedili, dov’ ero raggomitolato in un grumo di pura ilarità. Mi pare che la parola fosse “capocchia”, usato come sinonimo di “testa”. Eri senza pietà, in qualche modo riuscivi a ficcarla in ogni frase che dicevi, finché io me la feci addosso dal ridere. Quando papà e mamma tornarono alla macchina, ero infuriato con te, e in lacrime. “E’ stata Joannie” gridai, e a quel punto papà mi comunicò che era umanamente impossibile che una persona pisciasse nei pantaloni di un’altra. FINO A TAL PUNTO IGNORAVA IL POTERE DELL’ARTE.
Philip Roth
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3 Risposte

  1. beh, in effetti capocchia fa ridere però 🙂

  2. Fantastico.

  3. Io amo Philip Roth!

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