la libertà

Il post precedente l’ho scritto la notte scorsa verso le 4.00, complice l’insonnia e il grande giramento di scatole provocato da pensieri plurimi.

Nei tag dell’articolo avevo inserito una parola balsana: “sfogatoio”. Rendeva l’idea di ciò che stavo creando. Lo sfogatoio non si è limitato a quell’oretta di insonnia nera ma ha continuato il suo gioco durante la giornata quando, di fronte alla signora madre, ho dovuto scegliere tra il tacere e il parlare e naturalmente ho scelto di parlare.

In poche parole le ho detto che se la gente deve dire male di noi, il gesto più generoso, quello che finalmente le darà la  tanto agognata patente di santità sarà regalare alla gente una ragione per farlo.

Non è stata d’accordo, la santa.

Certo, più che la bontà in sé per sé di cui pure mia madre è dotata in dosi massicce, questo suo tendere a compiacere tutti proviene da quella caratura smaccatamente narcisistica che la caratterizza e che, devo dire, si palesa nel modo più sfigato per lei. In ogni caso credo di averla ereditata in grande percentuale, anche se riesco a tenerla a bada nella maggior parte delle occasioni.

Non nego che potermi manifestare incazzata e a ragione mi solletica abbastanza.

Ecco, andare fieri della propria sfrontatezza, render pan per focaccia, poter dire “stavolta sono io che chiudo con te perché ormai me le hai frantumate” non ha prezzo, è meraviglioso e appagante. E’ libertà.

 

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